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Gianni Rodari

Sono dalla parte di Vespa: giornalismo è anche intervistare il figlio di Riina

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015b911ab25bd0297c66bec2299dfb19-8766-kNWD-U1070934870819pY-1024x576@LaStampa.itLa verità è una: personalmente non conosco giornalisti che non avrebbero intervistato il figlio di Riina, come ha fatto ieri sera Vespa a Porta a porta. Perché il giornalismo è anche questo: impastare le mani lì dove pochi vorrebbero metterle. Il resto è un dibattito puramente strumentale o fintamente etico, perché altrimenti il giudizio di chiunque si oppone a interviste del genere andrebbe confrontato con altri fenomeni, tra cui quello del pentitismo, grazie al quale si è riusciti a cominciare a scalfire la criminalità organizzata, oltre ad essere stato fortemente voluto dal giudice Giovanni Falcone. E l’azienda innanzitutto dovrebbe difendere il suo giornalista. Almeno è quello che vorrei se fossi un giornalista Rai.

Ho fatto inchieste, articoli e approfondimenti. In alcuni di questi ho intervistato brigatisti che trasportavano missili e bombe nel periodo della lotta armata in Italia; ho intervistato gente che ha ucciso barbaramente; ho intervistato politici che poi sarebbero stati riconosciuti dalla magistratura colpevoli, o prescritti, di aver caldeggiato o mistificato la realtà su fatti criminali. Ma così come la loro “parte” era quella di fare quello che hanno creduto opportuno di fare malauguratamente, la mia è quella di essere un giornalista, cioè di fare domande. A tutti, anzi, ancor di più a chi può dare elementi maggiori per capire fenomeni controversi. Tanti grandi giornalisti italiani oggi ricordati nell’olimpo della professione, hanno raccolto le confessioni di personaggi assai controversi, ma l’hanno fatto com’era giusto che fosse. E non mi sembra che l’opinione pubblica si sia mai rivoltata.

Diverso appare quando a compierlo è Vespa, giornalista ad alcuni inviso, più o meno giustamente. Allora mi viene da pensare che il giudizio di molti non è sull’intervista in sé ma sull’intervistatore, è questa è tutt’altra storia. Ieri sera l’intervista del figlio di Riina non credo abbia poi svelato chissà cosa a livello giornalistico, ma rivendico fino in fondo il diritto e ancor di più il dovere del giornalista Vespa di intervistarlo. Anche se era lì per promuovere il suo libro: perché non bisogna farsi ingannare, ormai gran parte delle interviste ai grandi personaggi avvengono soltanto quando hanno qualcosa da promuovere, altrimenti dalla sedia di casa loro neanche si alzano. Piuttosto trovo aberrante la risposta che il giovane Riina ha dato alla domanda del conduttore su cosa fosse la Mafia: “Oggi la mafia può essere tutto e nulla”. Lì forse non avrei saputo mantenere la calma. Ma per motivi personali, e probabilmente non sarebbe stato giusto. Mentre giusto è mettere la sedia di fronte a chiunque abbia qualcosa da dire, e farsele dire queste cose. Perché il mestiere del giornalista è questo: raccontare e farsi raccontare.

Giampiero Marrazzo

L'Autore

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