Compili il suo pronostico, ci penserà il futuro!

Gianni Rodari

Teatro, al via la stagione dei festival, ma al sud è crisi profonda

0

festivalEpoca di festival. Si apre la stagione estiva dove sopravvivono (è il termine adatto visto le crescenti difficoltà economiche) appuntamenti ormai consolidati ma che sempre più denotano una spaccatura del paese tra Nord e Sud. Un divario già evidente nei mesi scorsi alla nomina dei Teatri nazionali da parte del Ministero dei Beni culturali: Associazione Teatro di Roma; Associazione Teatro Stabile della Città di Napoli; Fondazione Emilia Romagna Teatro; Fondazione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; Fondazione Teatro Stabile di Torino; Teatro della Toscana; Teatro Stabile del Veneto – Carlo Goldoni. Su sette solo uno si trova in meridione. Con un recupero in extremis grazie al riconoscimento di teatri di interesse culturale del Teatro Biondo di Palermo e dell’Ente Teatro di Sicilia – Stabile della Città di Catania. Ma non è lo stesso. In sostanza le regioni meridionali appaiono, rispetto al centro Nord, più sfornite di festival di livello. E qui per festival si intende una rassegna che attraversi gli spazi della città, presenti nomi di livello europeo e dia spazio alle nuove proposte (nonché, nei migliori dei casi, alla formazione).

Senza voler escludere nessuno poiché i piccoli centri ospitano spesso festival di grande valore artistico, citiamo qui quelli che oggi appaiono come i più vitali. Dalla Biennale di Venezia, al festival di Santarcangelo – cui è stato aumentato il contributo del ministero e che gode anche del forte riconoscimento da parte dei programmi di finanziamento europei. A quello di Volterra diretto da Armando Punzo -partendo dalla sua compagnia della Fortezza formata nel carcere di massima sicurezza della città – che ha fatto “del carcere e della città un solo grandissimo palcoscenico naturale”. Per non dire di Spoleto, pur presentando nomi di prestigio in cartellone e rimanendo punto di riferimento della stagione estiva, ha perso quel carattere di festival che inondava di giovani strade e piazze ai tempi d’oro. Mentre vivo più che mai è il Festival delle Colline torinesi. O il più piccolo Kilowatt a Sansepolcro e ancora le Vie Festival di Modena o Inequilibrio a Castiglioncello, la centrale Fies a Drò.

E il Sud? La tradizione delle tragedie di Siracusa, affidate all’Inda, che quest’anno vede in scena “Ifigenia in Aulide” festivaldi Euripide con la regia di Federico Tiezzi,  “Le Supplici” di Eschilo con la regia di Moni Ovadia e “Medea” di Seneca con la regia di Paolo Magelli rappresenta una storia a parte. Resta un appuntamento importante per la scena contemporanea Primavera dei Teatri a Castrovillari, in Calabria, “tra le regioni più disagiate del territorio nazionale”, come recita la presentazione del Festival, che conferma comunque la “volontà di sfidare la propria condizioni di arretratezza culturale, contribuendo al processo di rinnovamento del linguaggio scenico in Italia”. Oltre a Castel dei Mondi di Andria, in Puglia. Solo nel 2008 quella che è stata considerata la capitale del Teatro, almeno alle origini, vale a dire quella fucina di artisti che è Napoli, è riuscita finalmente a darsi un festival. Tra mille vicissitudini il Napoli Teatro Festival, la cui edizione 2015 si apre proprio in questi giorni,  sopravvive e molto bene con nomi come Alfredo Arias, Claudio Tolcachir, Giancarlo Sepe, Davide Iodice. E questo nonostante si ritrovi senza direttore da quando Luca de Fusco – dopo quattro anni di critiche di chi gli contestava il ruolo di superdirettore, del Mercadante e del Festival, ha lasciato una volta incassata la qualifica di Teatro Nazionale per lo Stabile.

Si può parlare di una questione meridionale del teatro? Forse sì, forse essa è dovuta al divario Nord-Sud dei finanziamenti e alla condizione di solitudine dei talenti nell’esser privi di riferimenti normativi che da tale solitudine li tiri fuori, sottolineata anche da Oliviero Ponte di Pino e Mimma Gallina nel loro “Le Buone pratiche del teatro”. E soprattutto dalla mancanza di consapevolezza che la crescita culturale è parte fondamentale dello sviluppo economico del territorio.

Laura Landolfi

L'Autore

Lascia un commento