Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

DOPO LA “PRIMAVERA” LA TUNISIA VERSO UNA VERA REPUBBLICA

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tunisia elezioni

Sono gli ultimi giorni della campagna elettorale nel ballottaggio per le presidenziali tunisine. Si tratta di una battaglia decisiva tra l’attuale presidente di transizione, Moncef Marzouki, e il candidato indipendente Bajy Kaied Sibsy, leader della formazione politica che ha raccolto la maggioranza nelle elezioni legislative del novembre scorso, per il partito de L’appello di Tunisia. Nel corso del primo turno Marzouki ha ottenuto il 33.43%, mentre Sibsy il 39.46%. Questo risultato è dovuto al fatto che il partito del risveglio islamico Annahda non aveva un suo candidato e questo ha causato il piccolo divario fra i due candidati attualmente in corsa.

Tunisia: ultimi giorni della campagna elettorale

Severe le misure di sicurezza in tutta la Tunisia, che conta circa 5,5 milioni di abitanti, per paura del terrorismo, vista la tensione incandescente in tutto il Mediterraneo e il Medio Oriente: saranno impiegati più di sessantamila poliziotti e soldati, mentre l’Algeria ha mandato migliaia di suoi soldati al confine con il Paese vicino per impedire infiltrazioni terroristiche nei due sensi del confine. Il presidente in carica Al Marzouki è sicuro di farcela anche se lo dividono sei punti dal rivale. Egli continua ad attaccare il leader dell’appello di Tunisi accusandolo di aver imbrogliato nel primo turno, ma senza specificare come. Marzouki attacca sempre Sibsy per il suo “passato sabotatore” e per tutto ciò che ha fatto di negativo durante questi anni di transizione. La sinistra tunisina rappresentata dal fronte popolare continua a fare appelli alla popolazione per impedire il ritorno di Marzouki al Palazzo presidenziale e lo accusa dichiaratamente di essere il candidato di fatto del movimento islamista Annadha e di tutti i suoi satelliti. Il fronte popolare lo accusa, ancora più gravemente, di aver chiuso gli occhi davanti gli atti di terrorismo contro le forze di sicurezza e gli assassini politici fra gli esponenti della classe operaia tunisina.

Quali sono i timori

Non solo la sinistra ma anche le altre forze laiche e di tutte le formazioni al di fuori dell’orbita religiosa temono oltre al terrorismo la perenne corruzione e la possibilità di stipulare alleanze per interessi economici che possono mandare all’aria le aspirazioni nate dalla rivoluzione dei gelsomini, che ha promosso la libertà, la democrazia e la giustizia sociale. Per loro non solo Marzouki potrebbe lasciarsi coinvolgere in queste “sospette” alleanze, ma anche le altre forze di piccolo e medio calibro, che cercano di trovare un “posto al sole”, potrebbero entrare in questi giochi di potere che la nascente democrazia permette. La critica più severa è rivolta all’anziano Sibsy che è stato un esponente dell’ex regime dittatoriale di Ben Aly e che ha fatto di tutto durante gli anni di transizione, per alleggerire le conseguenze della rivoluzione dei gelsomini sul partito che era al potere e sui tanti esponenti corrotti dal regime del dittatore. Fortunatamente non c’è stata una vendetta di nessun tipo e tutto è rimasto nel quadro di un civile confronto politico, espresso poi in tutte le tornate elettorali dalla rivolta popolare chiamata primavera araba fino ai giorni nostri. È vero che Sibsy è un uomo del vecchio regime, ma è vero anche che ha mantenuto una provata equidistanza da determinati interessi e alleanze, usando la sua grande esperienza per costruire il suo partito: L’appello di Tunisia. Egli è così riuscito, in poco tempo, lo scorso novembre, a vincere la battaglia delle prime elezioni legislative democratiche e trasparenti nella storia della Tunisia, portando il suo partito a ottenere ottantotto seggi nel Parlamento e sconfiggendo amaramente il partito islamista. In queste due settimane si è scatenato il gioco delle alleanze, le altre formazioni democratiche tunisine cercano di indirizzare l’opinione pubblica a favore di uno dei due candidati. La sinistra, ad esempio, è contro Marzouki, non ama Sibsy e vuole farsi sentire, ma alla fine non nega il voto a Sibsy. Il partito di centro: Unione libero democratica ha deciso di votare Sibsy. Tuttavia, calcolando il peso reale di tutte queste formazioni di sinistra e di centro, restiamo perplessi. La forza politica che ha un vero e proprio spessore è il partito islamista Annahda.

Qual è l’atteggiamento di Annahda nella battaglia decisiva di domenica 21 ?

Fin ora questo partito non si è pronunciato, continuando a essere un’incognita. Esso nega di aver qualsiasi intenzione di istruire il proprio elettorato per indicare il candidato. Molti vedono in questa tattica un modo di influenzare l’opinione pubblica, dal momento che il partito non ha un suo proprio candidato. Annahda forse lascerà il proprio elettorato a una scelta libera? Non proprio. Tutti sappiamo dalle precedenti esperienze in Medio Oriente che i militanti dei partiti religiosi sono i primi ad arrivare ai seggi, sapendo bene a chi dare il proprio voto. Il solo elemento che può tranquillizzare tutti in Medio Oriente, nel Mediterraneo e in Occidente è il fatto che il popolo tunisino sia politicamente molto maturo, la coscienza democratica molto viva e la società civile assai attiva, quindi capace al momento del voto, di salvaguardare i propri interessi e difendere la sua libertà e dignità, che sono le due parole “magiche” della primavera araba, iniziata proprio dalla Tunisia.

Samir Al Qaryouti

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