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Gianni Rodari

UNA FRAGILE EUROPA E L’ITALIA IN MEZZO AI GIOCHI DEI GRANDI BLOCCHI

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La guerra in atto per il predominio dell’economia mondiale potrebbe annientarci. L’Europa è fragile, ma fondamentale nella partita di politica economica mondiale. L’Italia  rischia di ritrovarsi ad essere il fulcro della contesa fra i principali blocchi geopolitici per la tenuta dell’unione monetaria. Questi  giochi economici e geopolitici minano la nostra stabilità.

Da una parte l’Europa discute il Transatlantic Trade and Investment Partnership, “TTIP” che tratta la revisione generale delle regole di commercializzazione tra USA( la prima economia mondiale ), Giappone ed UE e che il Presidente Obama vorrebbe fosse approvato prima della fine del suo mandato presidenziale del 2016 . Questo trattato è considerato la nuova tappa di liberalizzazioni per smantellare i protezionismi occulti, le barriere tariffarie, i dazi doganali. Se il progetto andrà in porto, sarà creata la più grande area di libero scambio esistente, poiché UE e USA rappresentano circa la metà del Pil mondiale e un terzo del commercio mondiale (Nelle Mani dei Mercati- Zoratti- De Sisto). Renderebbe possibile la libera circolazione delle merci, faciliterebbe il flusso degli investimenti e l’accesso ai rispettivi mercati dei servizi e degli appalti pubblici, un aumento delle esportazioni e anche dell’occupazione, un maggiore accesso al mercato , una migliore compatibilità normativa e porrebbe le basi per norme globali. Coinvolge i 50 stati USA e le 28 nazioni dell’UE, per un totale di 820 milioni di cittadini (dati FMI 2013) che insieme rappresentano il 45% del Pil mondiale. Sembrerebbe una conquista,  ma dove si nasconde il problema? Secondo quanto spiega Lori Wallach, direttore di Public Citizen di Washington, in un articolo apparso alcuni mesi fa su Le Monde Diplomatique, la questione principale sarebbe legata all’armonizzazione delle norme fatta al ribasso, cioè a vantaggio delle grandi aziende e non dei consumatori e in maniera tale da minacciare i diritti fondamentali dei lavoratori con la localizzazione della produzione in base ai costi sociali.

Intanto la Cina non è indifferente alle nuove regole di mercato.

Dall’altra parte, la Cina, che in attesa del riconoscimento ufficiale dello status di economia di mercato che dovrebbe esserle accordato entro il 2016 dall’UE, compra tutto in Europa, in Italia e nel mondo. Il commercio e gli investimenti tra la Cina e l’Europa, da 15 anni a questa parte sono in crescita, l’interscambio viaggia su un miliardo di euro al giorno. L’Europa è il primo partner della Cina, viceversa la Cina è il secondo dopo gli Stati Uniti. Tre milioni di posti di lavoro nell’Unione vivono di export verso il mercato cinese ma sono il doppio quelli che dipendono dal flusso delle vendite nell’UE, con un notevole disavanzo commerciale. Nel 2016 con un investimento di 43 miliardi di dollari la ChemChina ha comprato Syngenta (società svizzera con sede a Basilea) aggiudicandosi la mappa di tutti i semi del mondo e arrivando a controllare buona parte dell’ agricoltura mondiale. Syngenta è una della quattro società leader mondiali di prodotti geneticamente modificati e ha il brevetto di quasi settemila varietà di semi, risulta essere il terzo rivenditore al mondo di semi e prodotti biotecnologici, dietro alla Monsanto e alla DuPont Pioneer.

Monsanto, DuPont Pioneer Syngenta i colossi degli OGM

 L’acquisizione da parte cinese della Syngenta comporta l’acquisizione del mercato delle sementi, degli agrofarmaci e delle attività commerciali prati e giardini estesa in più di 90 Paesi con un organico di oltre 28mila persone, con un giro di affari di circa 15 miliardi di dollari nel 2015. In Italia la presenza di questa azienda conta sulla collaborazione di circa 400 dipendenti distribuiti tra Milano , il sito produttivo di Casalmorano (CR) e la stazione sperimentale di Foggia, con un giro di affari di 265 milioni di euro. L’acquisto della Syngenta ( inclusa Syngenta Italia ) è considerato l’affare più importante della storia della Cina.  Questa acquisizione permette alla ChemChina di essere inserita nel settore dell’agrobusiness, perfezionare e potenziare la tecnologia per incrementare i raccolti in un Paese con 1.4miliardi di abitanti con uno spazio insufficiente di campagne arabili.

“Allora, dove si annida il problema?

Se venisse dato il via alle produzioni OGM l’agricoltura europea che si basa su piccole aziende entrerebbe in crisi e sarebbe assorbita dalle grandi multinazionali. E a cosa andrebbero incontro quegli Stati ( tra i quali l’Italia ) che non accettano la produzione di OGM? Le piccole e medie imprese (fenomeno particolarmente diffuso in Europa ed in Italia) non potrebbero reggere la concorrenza con i colossi industriali e rischierebbero la scomparsa.

Per l’Italia aprire nuovi mercati e avere nuovi sbocchi commerciali nel settore agroalimentare in un Paese grande come la Cina potrebbe essere di grande interesse ed anche una opportunità per l’economia agricola italiana in crisi, ma quanto della nostra agricoltura orientata a culture tradizionali, contraria all’uso degli OGM, saremo in grado di salvaguardare, se i produttori, per esportare saranno obbligati a produrre grano, soia, girasole e derivati come da indicazioni della nuova politica agricola europea? Ci auguriamo di poter continuare a fornire prodotti di qualità  sicuri , di poter salvaguardare quella unicità che ci rende speciali senza dover subire conversioni agricole e di  continuare a produrre una alimentazione sana, sicura e sufficiente per la nostra gente.

Le M&A (Mergers and Acquisitions) cinesi non si  fermano qui, per la Cina il mondo intero è il palcoscenico per investire

La campagna di acquisti da parte della Cina non si ferma. Tra il 1990 e il 2014 la Cina ha fatto acquisizioni nel campo energetico e risorse minerarie, nel 2015 il 75% degli investimenti è stato nei gruppi tecnologici e marchi. Nei primi 50 giorni del 2016 le acquisizioni industriali cinesi hanno superato gli 81 miliardi di dollari. China Cosco Holding ha acquistato il Porto del Pireo per 368 milioni di dollari, strategico snodo per la nuova “Via della Seta”, Zhou Hongyi è in trattativa con la norvegese Opera Software per l’acquisto del gruppo con una offerta di 1.2miliardi di dollari,  il 6 gennaio la Beijing Enterprises ha pagato 1.6 miliardi per la tedesca EEW, Energy from Waste, che raccoglie rifiuti trasformandoli in energia, scelta per migliorare la tecnologia in campo ambientale. Per la Cina il mondo intero è il palcoscenico per investire e le acquisizioni e fusioni non si limitano all’Europa anche gli USA ne sono stati toccati. Il 12 gennaio Dalian Wanda ha rilevato la casa di produzione cinematografica di Hollywood Legendary Entertainment per 3.5 miliardi di dollari. Questa settimana la Hna Group di Hainan (compagnia aerea, immobiliare, turismo e finanza) ha offerto 6miliardi di dollari per la statunitense Ingram Micro. Il 15 gennaio la Haier, specializzata in televisori, frigoriferi e lavatrici, ha comperato per 5.4 miliardi di dollari la divisione elettrodomestici della americana General Electric.

Nel palcoscenico mondiale l’Italia come si colloca?

L’Italia negli ultimi anni è stato considerato il Paese europeo con i maggiori investimenti stranieri, non ha venduto i suoi pacchetti azionari o le sue eccellenze solo alla Cina. I capitani d’industria Italiani hanno accettato investimenti esteri da ogni parte del mondo. Di seguito qualche esempio: la Ansaldo Energia ha ceduto il 40% delle sue quote azionarie alla Shanghau Electric  per 550 milioni di dollari, la Shandong Heavy Iindustry ha acquistato il 75% della Ferretti, la People’s Bank of China ha acquistato quote del 2/3% di Eni e Enel, la Pirelli ha venduto il 100% del proprio pacchetto azionario alla ChemChina per 8 miliardi di euro, la ChemChina ha acquistato una quota consistente di Poste Italiane, ed ha acquisito altre 345 aziende in vari settori. Dal vino alla moda sono centinaia i marchi italiani passati in mano straniera. Valentino ha venduto al Quatar, Krizia è andata alla Shenzhen Marisfrolg Fashion per il mercato asiatico del pret- a- porter, la Poltrona Frau agli americani, Loro Piana al gruppo francese LVMH per 2 miliardi di euro, Bulgari è nel portafoglio di Lvmh di Arnault che è anche proprietario di Fendi, il marchio Star è passato agli spagnoli, Alitalia a Etihad, Wind alla russa VimpelCom, Telecom ai francesi. Altri marchi italiani celebri ? Gancia ai russi, Eridania ai francesi, la Fiorucci agli spagnoli, Buitoni, Perugina, San Pellegrino, Antica gelateria del Corso, Gucci, Bottega Veneta, Emilio Pucci, Acqua di Parma, e qui, mi fermo, altrimenti come dice il titolo del film di Roberto Benigni e Massimo Troisi“ Non ci resta che Piangere!” .

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