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Vassilis Primikiris a FQ: ” Nessuno può cacciarci dall’euro e se ce ne andremo, sarà di nostra volontà”

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primikiris tsiprasDa qualche settimana è praticamente un tormentone: Grexit o non Grexit? Ovvero, Tsipras, novello Davide, riuscirà a convincere i Golia della Ue a addivenire a più miti consigli, accettando un accordo meno vessatorio per la Grecia ed evitando così in zona Cesarini il default? Oppure, fallendo la rinegoziazione del debito e troppo vessatorie le altre misure di spending review durissima su cui potrebbe intestardirsi l’Eurogruppo, il giovane premier greco potrebbe decidere di uscire dall’euro? Un bel busillis, rispetto al quale Futuro Quotidiano ha chiesto una testimonianza eccellente, quella di Vassilis Primikiris, componente del Comitato Centrale di Syriza, il Partito vincitore delle elezioni di gennaio, che esprime il premier Alexis Tsipras. Primikiris fa parte anche della Direzione nazionale di Syriza.

Quale è il vostro indebitamento complessivo?

Confrontato ai 2mila e passa miliardi di euro del deficit italiano, una quisquilia: 320 miliardi di euro. Naturalmente, siamo più piccoli e la popolazione è assai minore, ma abbiamo studiato iniziative tali da riuscire a risalire la china. Del nostro indebitamento, il 30% è delle banche e il restante 70% dei cittadini. L’accordo sottoposto a Berlino non parla del nodo del debito. Ciò che proponiamo è persino moderato, altro che da rivoluzionari comunisti! Il differenziale fra le proposte dell’Eurozona e e della Grecia è di circa 10 mld di euro.

Ad Atene c’è aria di tempesta? Noi dall’esterno abbiamo alcuni elementi preoccupanti, che testimoniano una certa evoluzione negativa, come due miliardi di euro ritirati dalle banche, la manifestazione dei giorni scorsi e il presidio permanente in piazza Syntagma… Cosa ci dice al riguardo?

Non nego che ci sia una particolare mobilitazione. Siamo in attesa di una risposta chiara e univoca da parte della Cancelliera Angela Merkel, sperando di poter scrivere la parola fine alla vicenda. Il nostro auspicio è che vengano accolte tutte le proposte che abbiamo fatto.

Rispetto alle proposte inizialmente presentate all’Eurogruppo, il Governo greco si è reso più possibilista, prevedendo alcuni tagli inizialmente non contemplati. Nel caso l’Eurogruppo s’intigni sul rigore, accettere questa richiesta di ulteriore severità delle misure da parte dell’Europa?Vassilis Primikiris

Non accetteremo ulteriori tagli: abbiamo chiarito che le nostre posizioni non sono ulteriormente negoziabili. Non arretreremo rispetto a pensioni e stipendi. Comunque, una decisione di tal genere non è affidata individualmente ad Alexis Tsipras o a singoli componenti del Governo. Una revisione della nostra proposta di accordo dovrà comunque passare per il nostro Comitato centrale, perché politicamente, è questo il meccanismo che governa democraticamente il nostro Partito; inoltre, dovranno essere d’accordo anche il Parlamento ed il nostro Governo. Il che richiede un altro slittamento…

Su quali capitoli non vi sono margini di trattativa?

Ripeto, non vi sono possibilità di trattativa se ci chiederanno di colpire pensioni e stipendi. Non affameremo il nostro popolo. Poi, prenderemo in considerazione le proposte dell’Eurogruppo qualora vi sarà maggiore elasticità in tema di debito; se ci sarà consentito di trovare meccanismi che taglino il costo del lavoro, elemento, questo, fondamentale affinché la Grecia possa essere competitiva sui mercati internazionali. Infine, riterremo inaccettabili anche richieste inerenti la flessibilità, perché sarebbe come una cancellazione di ogni garanzia sui contratti di lavoro. Un precariato generalizzato… Qualche previsione di ulteriore limatura potrebbe riguardare i baby pensionati, ma non arretreremo rispetto all’età pensionabile, perché non si possono frustrare le aspettative di un giusto pensionamento a 58 anni per un lavoratore che per anni ha svolto un lavoro usurante. Non arretreremo di un millimetro anche nel settore delle privatizzazioni. Porti e aeroporti privati? Una follia, giacché il turismo è uno dei settori più fiorenti, la vera industria trainante della Grecia. E poi si va a colpire la sicurezza nazionale. La stessa questione che, in Italia, è stata avanzata per la vendita della maggioranza del capitale azionario di Raiway. In ogni Paese, chi ha il controllo degli aeroporti o delle torri di diffusione tv è colui che detiene il vero potere.

Date l’impressione di essere soli contro tutti: è vero o è solo una suggestione giornalistica? State davvero lottando come i 300 delle Termopili?

Sì, siamo davvero soli contro tutti. Non ci siamo trovati per alleato nessun Governo europeo. Men che meno l’Italia che, non s’illuda, presto o tardi si troverà a fare i conti con i nostri stessi problemi. Non voglio apparire seminatore di sventure, ma i numeri parlano chiari: il fallimento della Grecia potrà avere un effetto domino, dove la prossima tessera a cadere sarà quella italiana. Il memorandum è stato recapitato anche all’Italia, solo che, al momento, le attenzioni sono catalizzate sulla Grecia e noi funzioniamo come ‘coperchio’ di un vaso di Pandora. Non si tratta di un duello fra Grecia e Germania: si tratta di una questione che colpisce tutti i Paesi del Sud Europa. Il vero problema, a mio avviso, è che in questo momento, in Europa, siamo l’unico Paese guidato da un Governo quasi interamente di sinistra. Una specie di discoli che danno il cattivo esempio. Pare quasi che, stringendo sull’austerità, vogliano metterci in castigo. Un’austerità che, lo sanno tutti, in un periodo di recessione, rappresenta una vera assurdità, visto che il suo superamento può attuarsi solo realizzando misure contenenti incentivi all’economia.

Come si esprime il popolo greco rispetto al pericolo di default?

I Greci sono con noi. Certo, la piccola e media borghesia, che pure ci hanno votato e continuano a credere in Syriza e in Tsipras, ha avuto una reazione ‘normale’, ritirando i propri risparmi dalle banche. Sono dalla nostra parte. Secondo gli ultimi sondaggi siamo ancora al 50% e non c’è mica stata un’epidemia di comunismo, in Grecia!Lça gente, col voto, ha voluto esprimere il proprio malcontento rispetto ai passi intrapresi contro di noi da parte dell’Europa. Il nostro cimento è quello di far diventare ciò che era un voto di protesta in una radicata prospettiva politica.

Esiste davvero il rischio Grexit?

Dovrebbe essere una nostra scelta ponderata e consapevole, giacché non si prevede, nei Trattati europei, che uno Stato posso essere buttato fuori. Lo possono fare subdolamente, distruggendo il nostro tessuto economico, ma non c’è scritto da nessuna parte che si possa essere espulsi dall’euro, come se avessimo ‘meritato’ un cartellino rosso. Non la Grecia, né nessun altro Stato. Il Grexit è pura fantascienza.

E se la Grecia, con una decisione ponderata e consapevole, come dice lei, volesse uscire dall’euro, cos’accadrebbe, a suo avviso?

Vassilis PrimikirisNessun tono apocalittico: tutto si risolverebbe con un paio di mesi difficili, anche tre, a voler esagerare. Non sarebbe la fine del mondo. Affronteremo un paio di mesi difficili, forse tre. La Grecia può stare sulle proprie gambe. Anzi, ritengo che ne acquisterebbe forza e competitività a stare fuori dalla zona euro, piuttosto che dentro. Il nostro Partito non è anti zona euro per principio, ma non intende ulteriormente inpoverire la Grecia accettando un ulteriore accordo capestro, con tagli con la scure alla P.A., alla scuola, alla santià; insomma, allo Stato sociale, vera conquista del Novecento.

Mettiamo che l’Europa, alla fine, accetti le vostre richieste. Cos’accadrebbe?

Che avremmo ossigeno per ripartire. Esamineremmo i contenuti dell’accordo propostoci e decideremmo di conseguenza. Valuteremo le proposte dell’Europa e prenderemo le nostre decisioni. Come disse uno dei grandi europeisti, il francese Valery Giscard d’Estaing: “L’Europa senza la Grecia è come un bambino senza certificato di nascita.”

Maria Pia Donati

L'Autore

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