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Viaggio nell’Italia avariata. A.A.A ‘Real Food’ cercasi

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A.A.A ‘Real Food’ cercasi. Cosa sta succedendo all’enogastronomia italiana? Si sente spesso parlare di Slow Food e Fast Food ma alla base di tutto ci deve essere la qualità, da sempre la regina indiscussa del ‘made in Italy’. L’Italia del buon cibo, delle carni, dei formaggi e dei vini sta subendo però una battuta d’arresto. Sempre più spesso controlli dei Nas, sequestri o chiusure di esercizi commerciali e ristoranti riempono le pagine dei giornali; parole d’ordine: contraffazione e cibi avariati. Il best del ‘Made in Italy’ che diventa ‘worst’ pone interrogativi e dubbi molto seri nei confronti dei consumatori. Quando e dove si può comprare con tranquillità? Dove è finita la qualità e il rispetto verso i nostri stessi prodotti?

Viaggio intorno all’Italia avariata

NAS_panettoniIl viaggio intorno all’Italia avariata, che rappresenta ovviamente solo una parte della nostra economia alimentare, tocca senza esclusione di colpi nord e sud. Tra le ultime notizie in ordine cronologico troviamo i 350 quintali di alimenti irregolari sequestrati dai Nas in tutto il Paese. Prodotti di varia natura, ortofrutticoli, lattiero-caseari, ittici, conservati in pessime condizioni nei vari ristoranti che sono stati oggetto delle perquisizioni. Tramite una sua fonte FUTURO QUOTIDIANO ha appreso che il fenomeno dell”Italia avariata’muta da regione a regione in base ai prodotti che vengono immessi nel mercato e al periodo dell’anno. Pensando ad esempio alla mozzarella, i controlli si intensificano ovviamente nel territorio campano. In questo momento invece c’è molta attenzione intorno agli alimenti che si consumeranno nei giorni natalizi. Lente d’ingrandimento quindi sulle aziende, prevalentemente situate al nord, che producono pandori, panettoni, torroni e ogni altra prelibatezza tipica della fine dell’anno.

Forte aumento della domanda e abbattimento dei costi, l’origine del fenomeno

Ma cosa ha portato all’aumento della contraffazione e alla mala gestione dei prodotti del nostro territorio? Il forte aumento di domanda e l’abbattimento dei costi sono sicuramente i fattori che hanno inciso più degli altri, determinando spesso una produzione di minore qualità. Non bastano più le materie prime e questo porta al fatto che vengano sempre più spesso acquisite all’estero. Ma guardare al di fuori del nostro Paese, come sottolinea la fonte a FUTURO QUOTIDIANO, non sempre fa rima con minore qualità. Chi fa questo mestiere, visti anche i tempi di crisi che stiamo attraversando, deve fare un inevitabile confronto tra più fornitori e rivolgersi oltre i confini riduce spesso, e paradossalmente, anche i tempi di produzione. L’importante è acquistare, a prescindere dal luogo, un prodotto controllato e di qualità.

La rarità del 100% ‘made in Italy’

NAS CONTROLLIA quanto pare il ‘made in Italy’ al 100% è diventato una vera rarità. Di frequente infatti un bene che viene spacciato per italiano è il frutto in realtà di vari passaggi, e non tutti avvengono nel nostro Paese oppure è diventato un lusso che non tutti possono più permettersi. Come fare allora per riconoscere un prodotto sano e home made? Le etichette sono lo strumento migliore a nostra disposizione. Grazie a normative sempre più stringenti sono diventate un elemento prezioso, il più prezioso, per i consumatori che vogliono venire a conoscenza di tutto l’iter produttivo dei beni che vengono acquistati e consumati. Il problema principale si riscontra poi nel fatto che oggi le esigenze commerciali hanno acquisito un’importanza prioritaria su tutti gli altri fattori. Tutti vogliono poter mangiare tutto e bene ma questo, anche a fronte della crisi economica dell’ultimo periodo, porta a dei compromessi, che sono quelli prima esaminati. Una maggiore domanda, la carenza di materie prime e l’abbattimento dei costi, che ovviamente si riversa poi nella qualità del prodotto finale.

Il pericolo del cibo spazzatura

Ma dove si cela il maggior pericolo del cibo spazzatura? Grandi e piccole aziende, nessuno è esente. Diciamo che le società con maggiori dimensioni dovrebbero essere soggette a un livello qualitativo superiore avendo la possibilità di rivolgere più controlli nelle varie fasi produttive e avendo a disposizione un numero superiore di personale personale. Il problema però è sempre lo stesso. Queste multinazionali si impongono sul mercato con la loro elevata e variegata produzione a fronte di prezzi ridotti. E proprio questi bassi prezzi spesso portano a una limitazione qualitativa. Discorso quasi contrario per le piccole e medie imprese che spesso, anche se non sempre, si immettono nel mercato con beni più cari ma rispettando maggiormente il vero ‘made in Italy’. Piccole realtà che spesso però perdono nella lotta con i big dell’industria alimentare.

Anita Zeipi

L'Autore

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