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Alan Kay

Brexit, tutti i nodi. Una lunga strada in salita

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Il Governo Britannico ha fatto richiesta formale di uscita del proprio Paese dall’UE richiedendo l’attivazione dell’art. 50 del Trattato dell’Unione Europea. Le linee guida per il negoziato della Brexit sono state approvate a Bruxelles dai ventisette membri dell’Unione. La procedura di uscita dall’UE è stata impostata anche se il negoziato con Londra inizierà l’8 giugno, dopo le elezioni in Gran Bretagna. Dopo una cena con la Premier britannica Theresa May, il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, si è detto molto pessimista su una soluzione positiva dei negoziati.

Le linee guida prevedono che i negoziati per ora siano limitati alla sola questione dell’uscita di Londra con riferimento a tre punti: soluzione delle questioni finanziarie, circolazione delle persone e delle imprese, questione Irlanda. Ma successivamente l’accordo dovrà definire tutte le aree di separazione. La libera circolazione delle persone, merci, servizi e capitali sono le libertà che l’Unione Europea chiederà al Regno Unito di rispettare fino alla conclusione dei negoziati. Il punto centrale dei negoziati è relativo al futuro delle relazioni commerciali, se applicare dei dazi sulle merci in entrata nell’Ue e viceversa ma non sono in secondo piano il futuro delle relazioni che riguardano la difesa dal terrorismo, la tutela dell’ambiente (come ad esempio l’accordo sul clima di Parigi), la ricerca e l’istruzione.

Chi lascia l’Ue, hanno ribadito i deputati europei riuniti, non può godere degli stessi diritti degli aderenti ma si deve comunque conformare al rispetto di tutti gli obblighi coperti dai Trattati UE fino a quando non lascia definitivamente, inclusi gli impegni finanziari a lungo termine dell’attuale bilancio UE. “Una uscita ordinata e responsabile è la condizione necessaria per poter affrontare una qualsiasi futura partnership tra UE e Regno Unito” ha detto il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani. Il negoziato con Londra si prospetta difficile, ha detto il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker al termine del summit straordinario sulla Brexit, perché quando tratteremo delle questioni di bilancio ci saranno quelli che non vogliono pagare e quelli che non vogliono perdere un centesimo. In relazione ai trattati europei, per Bruxelles, il Regno Unito deve corrispondere agli altri Paesi dell’UE tra i 60 e i 65miliardi di euro ma il Regno Unito non li riconosce. Il conto è salato e in una cena di lavoro con il primo ministro britannico Theresa May a Downing Street, il Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker si è detto scettico sulla riuscita delle trattative, “ci sono gravi problemi di comunicazione”, “la Brexit non può essere un successo, l’Ue non è un club di golf dove i membri possono lasciare senza pagare”, “ il Regno Unito non farà parte neanche dell’unione doganale, come per esempio la Turchia” ha detto Juncker. La probabilità di un fallimento dei negoziati viene data al 50% e si intravede un possibile collasso delle trattative. Il portavoce della May ha riportato una versione diversa dell’incontro e ha chiarito che la riunione è stata una riunione costruttiva prima che i negoziati comincino formalmente. Queste diverse versioni sul clima dell’incontro lasciano intravedere venti di discordia. La Brexit porrà anche il problema del futuro di Gibilterra. Theresa May ha fatto sapere al Ministro degli esteri spagnolo Alfonso Dastis, che prima di tutto è necessario il “dialogo”, ma l’ex conservatore Michael Howard aveva già affermato che Theresa May sarebbe disposta a scatenare una guerra pur di conservare la sovranità britannica su Gibilterra, così come fece Margaret Thatcher per le Isole Falkland. Ma Theresa May smentisce e ribadisce “quello che stiamo facendo con tutti i Pesi europei nell’UE è sederci e parlare: dialogo e non guerra”. Altra grana è la richiesta del referendum scozzese e ancora la questione Irlanda che potrebbe far scatenare serie tensioni con gli inglesi perché se l’Irlanda del nord si riunisse all’Irlanda sarebbe automaticamente nell’Ue.

I deputati del Parlamento Europeo hanno discusso e hanno votato le loro priorità per il negoziato. Importante è ora capire cosa accadrà ai cittadini britannici che vivono nell’Ue e ai cittadini comunitari che vivono nel Regno Unito. La risoluzione votata dal Parlamento Europeo esprime la necessità di garantire un trattamento equo che rispecchi gli interessi dei cittadini secondo i principi di reciprocità, equità e non discriminazione, nonché la soluzione delle questioni finanziarie create dall’uscita del Regno Unito, ovvero i costi della Brexit e la questione dell’Irlanda per le frontiere.

Non sarà una uscita facile. Ci auguriamo che chi resta nell’Ue sia in grado di creare una comune identità europea senza divisioni perché le lotte all’interno dell’Europa possono creare un danno per tutti.

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