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Gianni Rodari

Il 25 aprile è la festa di chi crede nella libertà

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Alcune date che hanno cambiato il corso degli eventi vanno stampate nel nostro dna. Una di queste, per l’Italia, per gli italiani è il 25 aprile 1945. Una data che segna il culmine della nostra primavera, che fu primavera di democrazia, spartiacque tra la tirannide, il regime nazifascista, e la conquista, che era avvenuta a caro prezzo, della libertà.

Il 25 aprile fu frutto di una scelta, la scelta di uomini e donne e anche bambini, civili e militari, che, mettendo in gioco la loro stessa vita, decisero di stare dall’altra parte, dalla parte di chi si opponeva alla dittatura con ogni mezzo.

Per questo no, il 25 aprile non è la festa di tutti. E’ la festa di chi  ebbe il coraggio, e ancora oggi ce l’ha, di schierarsi dalla parte giusta, in nome di ideali e valori che sono irrinunciabili. No, il 25 aprile, non è e non potrà mai essere la festa dei ragazzi e degli uomini di Salò, per i quali possiamo solo provare umana pietà. Il 25 aprile è la  festa di chi si sente, e lo è, erede fedele di quei principi di cui la Resistenza fu portatrice. E’ la festa di chi non è razzista, è la festa di chi crede nell’uguaglianza tra gli uomini, di chi impronta la sua vita alla solidarietà verso gli altri, di chi non invoca che si affondino i barconi con gli immigrati a bordo nel Mediterraneo. Non è ipocrisia rossa.

 

La storia

Ma come si arrivò a quel giorno e cosa accadde il 25 aprile di 70 anni fa? Erano le 8 di mattina a Milano, quando via radio, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, proclamò l’insurrezione in tutti i territori occupati dai nazifascisti, ordinando ai gruppi partigiani di attaccare i presidi nemici e di imporre la resa e assunse il potere in “nome del popolo italiano e quale delegato del governo italiano”, decretando la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti. Gli alleati erano in arrivo, ma non avevano ancora oltrepassato il Po. Il 21 aprile era stata liberata Bologna, il 3 aprile Genova. L’ultima sarà Venezia, che venne liberata il 28 aprile. Ma la fine della guerra, con la resa definitiva delle forze nazifasciste, ebbe luogo qualche giorno più tardi, il 3 maggio.

Benito Mussolini si trovava a Milano, dove era rientrato per un tentativo disperato di mediazione. Ma alle 17, mentre si stava recando a un incontro con l’arcivescovo Alfredo Ildefonso Schuster, nell’intento di una possibile finale trattativa sul destino della Repubblica di Salò, apprende che i tedeschi si sono già arresi. Infuriato se ne va, incrociando sulle scale, senza riconoscerlo, Sandro Pertini, che più volte ha rievocato questo episodio. Alle 19, 30 il duce lascia Milano alla volta di Como, con lui Rodolfo Graziani e Claretta Petacci. Il 27 aprile viene diffuso l’annuncio della sua cattura a Dongo. Mussolini e la Petacci vengono portati a Giulino di Mezzegra e giustiziati davanti a un cancello di un villino il 28 aprile 1945. Il 29 aprile i loro corpi insieme a quelli di altri esponenti della Repubblica Sociale vengono portati a Piazzale Loreto a Milano. La stessa piazza dove quindici partigiani erano stati fucilati dai fascisti. Il fascismo finiva proprio nel luogo dove aveva consumato una delle sue stragi più orrende.

Un cerchio che si chiude, dopo due anni di sanguinosa e atroce guerra civile e lunghi, lunghissimi anni di tetra dittatura.Su proposta del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il Principe Umberto, allora Luogotenente del Regno d’Italia, istituì , con il decreto legislativo luogotenenziale n. 185 del 22 aprile 1946 (“Disposizioni in materia di ricorrenze festive”), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia nr. 96 di mercoledì 24 aprile 1946 la prima festa del 25 aprile. L’articolo 1 recitava: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”. La ricorrenza venne poi celebrata anche negli anni successivi e dal 1949 è divenuta ufficialmente festa nazionale e in tutte le città italiane vengono organizzate manifestazioni in memoria dell’evento, in particolare nelle città decorate al valor militare per la guerra di liberazione o in quelle che hanno subito grandi perdite umane.

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