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Gianni Rodari

Ironia per sopravvivere / Le misteriose origini dell’università

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L’università è una forma di vita che origina da un pianeta sconosciuto. Secoli fa, alieni invasero il nostro pianeta. Cercarono di riprodursi tra loro, senza risultati. Allora ingegnarono nuovi tentativi per dare futuro alla loro specie. L’unico modo per farlo era entrare in possesso del meccanismo di fecondazione in uso presso gli umani, che però erano molto meno intelligenti. Lo carpirono e assunsero i loro corredi psico-fisici. Diedero così i frutti sperati al loro progetto. Gli esiti però non furono fausti, per due motivi: l’incrocio non fu promettente, e i figli della nuova specie si dispersero, sfuggendo così al controllo genetico.

La leggenda vuole che questa nuova schiatta, per sopravvivere, si riunì in un consesso vincolato da una comunità di intenti. Intrinsecamente difettosa, diede sbocco all’unica attività che poteva consentirle una sopravvivenza al riparo da pericolose interferenze: lo studio. Comunità di studi e di ricerca fiorirono, all’ombra della vita di tutti i giorni, al riparo dalle guerre che i popoli nativi ingaggiavano ogni giorno. Senza spreco di sangue né di energie, la comunità non crebbe troppo in numero e per questo si fortificò, come una repubblica senza centro, reticolare e impalpabile. Nelle generazioni successive, divenne un luogo di dominio dell’universo conosciuto e per questo assunse il nome di “università”.

Per evitare di entrare in contatto con individui troppo interessati ad altri obiettivi, i consociati non prestarono mai servizio militare. A cosa servisse questa comunità, i nativi del pianeta non riuscirono mai a capire. Ogni tanto a qualcuno dei nativi capitava di infiltrarsi, scomparendo però ben presto. La comunità provvedeva a disperderne le tracce.

Ai giorni nostri, la comunità ha subito attacchi più organizzati da parte dei gruppi di potere dei nativi. In particolare, i gruppi di potere dei nativi hanno tentato di entrare nel sistema delle informazioni della comunità e di eroderlo dall’interno, con risultati parzialmente positivi. Alcuni membri della comunità, infatti, temendo per la loro stessa vita, hanno ceduto a minacce e pressioni, divulgando ai nativi gli antichi segreti del sapere e – si dice – le stesse chiavi di accesso alla porta della sapienza.

Oggi la comunità è in sofferente pericolo e negozia la sua preziosa sopravvivenza con una maggiore esposizione, pagando il prezzo di un indebolimento strutturale e soprattutto di un’ibridazione incontrollata e feroce. Per eliminare questo rischio, i membri più resistenti stanno costruendo nel profondo del mare un enorme edificio sferico entro il quale possono riunirsi indisturbati nella ricerca del sapere. Dove la costruzione si trovi, se sia incompleta o meno, a dire il vero nessuno lo sa, e alcuni furbi nativi sono già all’opera per scovarla. I più scaltri tra questi, mentre da un lato spingono in profondità il loro fiuto da segugi, dall’altro tengono a dire che è tutta una favola, e che nessuna costruzione è in atto.

Le forze organizzate dei nativi tendono, si sa, a gonfiare le notizie per creare allarmismi utili a seminare diffidenza e ostilità. Sta di fatto che nelle notti più silenziose, ogni tanto qualche nativo viene svegliato di soprassalto da rumori sordi e inferi. Sempre più spesso si sente dire di gruppi di nativi che scompaiono nel nulla. E ancora adesso, mentre scrivo, sento che le mie dita compongono combinazioni di lettere che non controllo, e l’unico modo che ho di difendermi è quello di fermarle.

L'Autore

Fabrizio Sciacca lavora a Catania da inizio millennio, dove è professore ordinario di Filosofia politica all’Università. Scientificamente si è formato a Pisa, Tübingen, Saarbrücken e Kiel. Come si faceva una volta nelle buone famiglie, ha ricevuto un’educazione classica che gli ha instillato l’amore per i musei, la musica e l’arte – passioni che cerca di mantenere, specie quando riesce a prendere un aereo.

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