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Gianni Rodari

Giuseppe Zanni: “Vi racconto del mio antenato, il Mozart desaparecido”

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Tutto inizia da uno spartito perduto. È una storia particolare quella di Rodolfo Zanni, un artista, svanito nel nulla insieme a tutta la sua musica. Il suo discendente, Giuseppe Zanni, avvocato internazionale, ha inseguito con tenacia le tracce flebili di quest’esistenza cancellata. Di un talento musicale paragonato addirittura a Mozart, e di cui nonostante questo non si hanno notizie. Nel suo libro “Desaparecido in do maggiore”, edito da Zecchini Editore, riannoda, insieme a Elio Forcella, il racconto di questa difficile ricerca volta a restituire alla storia, al posto che merita, il musicista, compositore, pianista e direttore d’orchestra, Rodolfo Zanni. Oggi l’autore Giuseppe Zanni, che il 30 ottobre sarà all’Auditorium di Roma per presentare il libro e la sua storia, lo racconta a FUTURO QUOTIDIANO.

Ci vuole parlare del suo “Desaparecido in do maggiore”?

Un romanzo che evoca un personaggio misconosciuto, nato e vissuto dal 1901 al 1927 a Buenos Aires. Un musicista, compositore, direttore d’orchestra, pianista, e figlio di genitori emigrati provenienti da una provincia dell’Abruzzo. Questo è Rodolfo Zanni, un bambino prodigio il cui talento si dimostra subito, già a 9 anni, le sue prime romanze, chiamate “gli affetti di una madre”, sono registrate all’archivio nazionale argentino. A 14 anni si diploma al conservatorio e a 16 anni si diploma direttore d’orchestra con Adelina Agostinelli, già grande direttrice d’orchestra.

Dai 16 anni inizia le tournée in Cile e in Perù.

A 21 anni viene trovato dal direttore d’orchestra Felix Weingartner, uno degli allievi prediletti di Liszt, e arriva al riconoscimento internazionale: presenta in concerto le sue composizioni con un’orchestra di 120 elementi e con 100 coristi. Felix Weingartner gli affida la difficilissima Tetralogia di Wagner. E poi l’apoteosi. Rodolfo dirige questa grande serata al Teatro Colón di Buenos Aires, davanti al presidente della Repubblica Argentina, Marcelo Torquato de Alvear, e avrà un successo strepitoso.

E dopo di questo più nulla. Esatto?

Dopo di questo non si sa più nulla. Non escono più articoli di alcun tipo. Questa grande serata sembrerebbe l’inizio di una carriera folgorante. È come se un direttore fosse arrivato al Teatro alla Scala e poi dopo tutto si interrompesse bruscamente. Qualcosa deve essere successo e noi cerchiamo di spiegare cosa. La sua produzione è monumentale, quasi 100 opere, tra ouverture, poemi sinfonici, balletti ed altro, e però di tutta questa musica non è arrivato niente a noi. Si ignora dove siano finiti gli spartiti. Con Rodolfo c’è stata una deliberata volontà di annullarne la musica, la sua stessa vita. Quando è morto, in circostanze molto misteriose, è stato sepolto in un luogo sconsacrato e dopo qualche anno, riesumato non si sa da chi e per quale motivo, da allora è del tutto scomparso. Ci si trova di fronte all’annullamento del nome, del corpo e delle opere di un artista che veniva considerato oltretutto un Mozart, ma che è stato espulso dal circuito della musica classica. Ma non è stato solo un grande musicista. Nel 1920, si è dato anche agli adattamenti della musica nei film muti, Don Giovanni, Notre Dame de Paris, ad esempio. Non semplice accompagnamento al piano, ma proprio musica; si portava 20 professori d’orchestra nei teatri muti e verrà molto apprezzato. Noi abbiamo la prova che lo andavano a vedere oltre 3000 persone, gente che lo osannava.

È stato un precursore quindi.

Sì. Anche alla radio, che è nata nel ‘23-‘24, lui già faceva delle rappresentazioni; in tutte e tre le reti nazionali argentine, lui aveva delle ore dedicate in cui suonava il pianoforte e le sue opere. Aveva capito prima di tutti l’importanza del cinema, della radio e aveva espresso dei giudizi molto positivi a favore del tango, “l’anima del popolo”. Quindi era anche critico musicale. Scrive infatti: “Il Tango cos’è?… è la comunione più perfetta tra la musica e l’amore del popolo; altre ce ne saranno che siano in grado di interpretarlo, ma nessuno così sull’orlo della passione”.

Quando e perché ha deciso di mettersi sulle tracce di questo suo antenato? 

In effetti sono partito da una notizia raccontata in famiglia. Mio padre diceva che avevamo un parente che era morto giovanissimo, Rodolfo Zanni, nato a Buenos Aires, direttore del Teatro Colón, pianista e compositore, e nient’altro. Queste erano le uniche informazioni, soltanto alcune frasi spezzettate. E da questo è iniziata la ricerca. Sono stato presidente nel 1964 del Mondiale della gioventù dove ho approfittato della situazione per chiedere se c’erano informazioni e invece nessuno sapeva niente. Così mi ero messo l’anima in pace. Quando nel 2010, andando sul tablet trovo sul Google argentino Rodolfo Zanni; lo commemoravano come un grande della musica e, attraverso questo, arrivo a un articolo di grande elogio, ne parlavano come un Mozart argentino di cui però si erano perse le tracce. Da quel momento in avanti abbiamo raccolto tutta una serie di indizi e prove che riportano a una persecuzione del personaggio, e nel libro ci sono varie ipotesi che sono corroborate di studi ulteriori. In più ora sto scrivendo una biografia.

Rodolfo appare come una persona piena di talento ma fragile, colpito da un passato difficile. Lei lo paragona a una farfalla.

Il suo passato è stato difficile perché intanto lui già alla nascita viene riconosciuto solo dal padre, è una cosa un po’ anomala, solitamente la madre è la prima a riconoscere suo figlio. E pensare che invece la madre lo farà solo dopo tre anni e mezzo. La prima romanza è intitolata non a caso “gli affetti di una madre”, è stata una conseguenza di questa situazione, sicuramente Rodolfo ne ha risentito.

Cosa c’è di lei in questi personaggi?

Noi siamo due autori: il mio collega Elio Forcella, lui sarebbe il sessantottino, io invece sarei il maturo avvocato internazionale, con diverse caratteristiche dell’uno e dell’altro.

Che cosa ha significato per lei scrivere questo libro?

Una grande soddisfazione. Mio padre aveva letto queste notizie solo da me, il resto della famiglia non ne sapeva nulla, per cui ha un certo punto, quando non ho trovato riscontri precisi, mi ero detto: “forse mio padre si è sbagliato”, non avevo più quella certezza iniziale, perché le indicazioni e ricerche non avevano dato risultato e non erano approdate a nulla. Poi abbiamo avuto notizie di un collegamento con l’Abruzzo.

E da questo collegamento sono partite ricerche più approfondite.

Sono state moltissime le ricerche per trovare il collegamento territoriale e quello con la mia famiglia. Quest’ultimo è emerso quasi per coincidenza. Mentre il libro era in uscita, e di questo parlerò anche nella futura biografia, ho chiesto ai miei ricercatori argentini di vedere se negli atti notarili ci fosse qualcosa, se Rodolfo avesse comprato, ad esempio, qualche immobili invece non c’era nulla. Allora ho provato a cercare qualche contenzioso e abbiamo trovato una traccia al tribunale di Buenos Aires. Un certo Louis Aprea faceva causa per una successione ab intestato a Zanni. Inizialmente pensavamo fosse un’omonimia, perciò inutile, invece ho insistito e ci siamo resi conto che questo atto rinviava a un verbale di polizia di un commissariato di Avellaneda, un sobborgo di Buenos Aires. Lì mi sono presentato come parente e ho potuto indagare. Così siamo entrati in una stanzetta dove erano raccolti i verbali del 1942 e lì abbiamo trovato questo dossier intestato a Nicola Zanni, che era il nome del padre, e Aprea, un vicino di Nicola. Un giorno Nicola si era sentito male e il suo vicino di casa l’aveva portato a una clinica privata. Questo poteva essere tutto. Ma per fortuna Louis Aprea era un tipo molto scrupoloso, avrà pensato “e se qualcuno si appropria dei beni di Nicola? Forse poi potrebbero accusarmi”, così ha fatto denuncia affermando di aver portato Nicola Zanni all’ospedale. In questo modo abbiamo trovato il collegamento. Ma penso ci sia qualcosa in più, noi siamo stati guidati. Un giorno stavamo andando via da una biblioteca dove avevamo effettuato una grandissima ricerca, purtroppo non andata a buon fine, ma uscendo dalla porta, di fronte a degli scaffali, mi sono sentito allungare il braccio e ho preso un piccolissimo libretto, simile a un bignami, l’ho aperto proprio alla pagina dove c’erano notizie di Rodolfo Zanni. Mi sono convinto che c’era anche la sua presenza, che lui voleva che arrivassimo a una conclusione. Ci ha guidato.

Quali sono state le iniziative legate al libro?

Sono usciti articoli e recensioni su numerose testate e riviste; sull’Osservatorio Romano con la firma del capo dei servizi culturali del Vaticano, sono state scritte delle belle recensioni dallo scrittore e saggista, Cesare Milanese, e da un professore di lingua e letteratura di Oxford. Ma l’iniziativa più importante è stata quella che abbiamo attuato il 17 agosto ad Atri, la città natale del padre di Rodolfo, Nicola Zanni. Una grandissima manifestazione dove l’Assessore alla Cultura insieme all’Ambasciatore della Repubblica Argentina, Torcuato di Tella, hanno non soltanto assistito alla presentazione, ma anche commemorato il personaggio, come se fosse stata scoperta una tomba. È stato rievocato il personaggio, c’è stato un riconoscimento da parte della cittadina e le autorità hanno espresso l’intenzione di dedicargli anche una strada. C’è stata una riappropriazione.

Questo mese sarà anche all’Auditorium Parco della Musica.

Sì, il 30 ottobre 2014, alle 17:30, insieme a Elio Forcella, al prof. Giuseppe Pennisi, critico musicale, alla prof.ssa Anna Fadda, docente di lingua e letteratura e al prof. Luigi Luciano Pellicani, emerito all’Università Luiss. In più gran ospite sarà il tenore Fabio Armiliato. L’11 novembre invece saremo al Bookshop del Teatro alla Scala. Questo libro comunque, ci tengo a dirlo, è disponibile in tutte le librerie, in tutte le Feltrinelli d’Italia.

E ora una domanda spensierata per concludere. Cos’ha sul comodino pronto da leggere?

A dire il vero sono libri che si susseguono e che cambiano, uscite ultime o normalmente i classici che leggevo da giovane. Orazio, che è uno dei poeti latini che prediligo, i cori greci. Queste opere ti fanno vivere la musica che era nei cori greci e questo mi esalta nel ricordo. Ho bisogno di rinverdire queste emozioni. Poi, volta a volta, anche un po’ di libri di filosofia. Ma il discorso sarebbe forse troppo lungo.

Ilaria Pasqua

L'Autore

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