Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

Gianni Rodari

Alba Gonzales, la donna dell’armonia: scultura e non solo

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Non riesci a spiegartelo come fa, lei così minuta e apparentemente fragile, delicata, elegante a ‘partorire’ opere d’arte monumentali che intrecciano miti e fantasia; stimolano l’introspezione su grandi temi come la Giustizia e la tragedia del femminicidio; la dolce Madonna che ‘sotto il suo manto’ protegge madre e bambino e la cocotte ammiccante che simboleggia quest’epoca di escort.alba gonzales
Alba Gonzales, scultrice di fama internazionale e figlia di una mescolanza romana e siciliana, rappresenta il prototipo (difficilmente eguagliabile) di una donna ‘illuminata’ dall’aura della creatività.
La incontriamo in Piazzale di Fregene, nel Comune di Fiumicino, dove sta sovrintendendo – senza timore di dare anche lei una mano alle persone che se ne stanno occupando – alla messa in posa sul piedistallo approntato dal Comune di Fiumicino, della scultura monumentale ‘Chira, Centaura di Enea’ che verrà inaugurata dal sindaco on. Esterino Montino sabato 18 aprile 2015, alle ore 11,30.
Un’opera densa di significati, che guarda al passato – ovvero ad un animale antropomorfo, allieva del sapiente Chirone, esperto nelle arti, nelle scienze e nella medicina: da lui Chira ha mutuato il sapere e l’amore per la musica e la danza -, ma anche al futuro, ovvero alla stagione delle donne davvero alla guida della società.
La storia di Alba è altrettanto interessante quanto le sue opere, impregnata di bellezza, con danza, musica e, infine scultura (ed anche un po’ pittura).
E’ rimasta negli annali, l’anno scorso, la splendida mostra che ne ha celebrato una antologica, a Ravello, negli spazi magici di Villa Rufolo e dello spazio antistante l’avveniristico Auditorium progettato da Oscar Niemeyer.

– Come ti sei scoperta artista?

Mi pare che ogni tipo di arte abbia da sempre fatto parte di me. Ho cominciato a coltivare la musica e, in fondo, ogni tipo di arte ha in sé insita la sua buona dose di armonia. Nei miei ricordi più remoti, mi rivedo piccolissima, nella casa di famiglia in viale Giulio Cesare: ero ipnotizzata dall’apparecchio radio che riempiva la stanza di pezzi di musica classica.
E fra i miei familiari non ero la sola a mangiare pane e musica: mia madre ed uno dei miei fratelli maggiori, di ben tre lustri più anziano di me, erano ottimi violinisti. Ce lo portavamo nel Dna quest’amore per la musica. Il nonno materno era direttore d’orchestra. Si chiamava Sebastiano Infantino ed era di Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, città densa di storia sin dai tempi più antichi. Ho avuto un’infanzia povera, ma piena di musica.
La Seconda guerra mondiale, insieme all’abbandono da parte di mio padre, costrinsero mia madre a stringere la cinghia per andare avanti con noi quattro figli.
Giunta in età scolare, per seguire il mio amore per la musica, dovetti scegliere fra l’Accademia di Santa Cecilia – che era a pagamento, salvo casi rarissimi – e l’Accademia di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, che non prevedeva rette di frequenza. Questa passione assolutaper le sette note mi condusse a usare il corpo come interprete di armonia.

– Ma ti ritroviamo scultrice, non ballerina.

Per dieci anni ho studiato danza classica con la mitica etoile Attilia Radice; dopo il diploma, per quattro anni sono stata solista e, in alcuni casi, durante le tournée in Italia e all’estero, anche prima ballerina.
La musica mi affascinava in tutte le sue declinazioni, cosicché, dopo il diploma in danza, mi cimentai nello studio del canto lirico, che studiai privatamente per tre anni e mezzo. Vinsi così il concorso ENAL, cantando una romanza molto complessa, ‘O vago suol della Turenna’ dagli Ugonotti di Meyerbeer e ‘Caro nome’, il simbolo della Gilda del ‘Rigoletto’.
Quel concorso, però, cambiò la mia vita anche per un’altra ragione.

– Fu in quell’occasione che incontrasti l’amore della tua vita. Raccontaci come avvenne.

Col tenore vincitore del concorso, Giuseppe Pietrantonio scoccò un fatidico ‘colpo di fulmine’. La nostra storia d’amore fino al matrimonio, è stata scandita dalle tre prove in cui constava il concorso: le prime due a Roma e l’ultima a Trieste, che decretò la nostra vittoria ma anche i nostri progetti matrimoniali.

– Un esordio romanticissimo. Continuasti a danzare?

alba gonzalesIn realtà, già ancor prima di sposarmi avevo dato addio alla danza. Mio marito non imboccò la scelta musicale, ma seguì la carriera per cui, lui, studente povero della provincia de’ L’Aquila, aveva affrontato tanti sacrifici per giungere al traguardo della laurea.
Quando ci conoscemmo, era già laureato in Economia e Commercio e stava per affrontare l’esame di Stato per l’iscrizione all’Albo di Dottore Commercialista.
Conservò sempre una grande passione per il canto lirico, ma s’incamminò, con successo, su un altro itinerario.
Poi, per dieci anni, mi dedicai alla famiglia ed alle mie due figlie, Marzia e Silvia. Quest’ultima ha ereditato i talenti musicali di entrambi ed è una bravissima compositrice.
Solo per caso, tanti anni dopo, scoprii che la mia passione per l’armonia aveva preso un’altra forma, quella della scultura.

– Come avvenne tale scoperta?

Un amico funzionario della Sovrintendenza delle Belle Arti vide per caso alcune figurine di creta, rappresentanti corpi in movimento, che avevo modellato da bambina. Mi avevano seguito in ogni spostamento della mia vita, come porte bonheur. Incoraggiata dall’esperto, decisi di tentare l’espressione nella scultura. Inizialmente, mio marito la prese come un gioco: poi, quando, frequentando la fonderia Anselmi di Roma, creai alcune opere che lo colpirono, si arrese all’evidenza, spronandomi anche lui a continuare.

– Quale fu la tua opera di esordio?

La mia prima Mostra personale al Cavalieri Hilton di Roma, nel 1975, si componeva di alcune figure danzanti ed ebbe un lusinghiero successo. La successiva evoluzione del mio stile venne da una sfida propostami dal critico Giorgio di Genova, che mi spinse ad abbandonare quei modelli ispiratori, da lui definiti ottocenteschi, ed a rifarmi di più all’arte contemporanea, cioè a Henry Moore, Jean Arp, Constantin Brancusi.
Fu una provocazione salutare, sotto il profilo della creatività, tanto che, nel 1978, la mia scultura ‘Tettonica organica’ fu esposta nella Piazza del Duomo di Pietrasanta, che rappresenta un palcoscenico importante in Italia e nel mondo, proprio accanto a quei grandi scultori a cui si era riferito Di Genova, quando aveva voluto indicarmi le nuove tendenze dell’arte contemporanea a cui ispirarmi.

– Poi ti sei ulteriormente evoluta, inventandoti uno stile che mescola figure antropomorfiche e simbologie molto fantasiose. Raccontaci di quest’ulteriore tappa della tua arte.                                                                                                                                                                alba gonzales

Il primo passo verso l’odierna espressività mi ha condotta ad ispirarmi agli Etruschi. Lo straordinario ‘Sarcofago degli sposi’ mi affascinò e mi toccò nel profondo: è stato il soggetto che ho riprodotto spesso, aggiungendovi espliciti

rimandi ai sentimenti amorevoli che vi leggevo metaforicamente. Forse, era un omaggio presago al grande amore, oltre la vita, che mi ha legato e ancora mi lega a mio marito, prematuramente strappatomi da un male incurabile.
Ho realizzato tante mostre; talmente tante che è difficile enumerarle; quelle collettive saranno almeno 200. Innanzitutto a Roma, la mia Roma: al coperto, due volte a Palazzo Venezia, la prima con una ‘personale’, nell’85 – 86, l’altra nel 2010, per la Biennale dell’Unità d’Italia curata da Vittorio Sgarbi; ma ce ne sono state anche en plein air, esponendo nelle più belle strade: lungo gli anni, in via Veneto, in Piazza san Lorenzo in Lucina, in via del Babuino fino a Piazza del Popolo; nel 2012, 5 miei opere sono state collocate dentro e fuori l’Oratorio del Gonfalone, nei pressi di via Giulia.
Le mie Creature Mitiche, poi, sono state accolte per due anni di seguito, nel 2013 e nel 2014 nella manifestazione ‘Lungo il Tevere …Roma’

– E questo vale per Roma. Ma fuori?

Fra Italia ed estero posso contare 63 personali, da San Francisco a Losanna, da Parigi a Belgrado, Spalato, Maastricht, Burgas e Sofia. Ora sta per essere inaugurata una collettiva a Positano. Amo la Costiera Amalfitana: dopo il successo di Ravello dell’anno scorso, c’è questo nuovo appuntamento che mi lega alla ‘Divina Costiera’, nella nuova Galleria molto trendy che Maria Mucciolo inaugura quest’anno.
Chi volesse vedere le mie opere, oltre che a Piazza Statuto di Pietrasanta, dov’è collocata ‘Sfingi e Colombe’, potrebbe recarsi alla Fondazione Ragghianti di Lucca; o a via Ben Gurion di Tel Aviv, dove non può sbagliarsi: la mia scultura è alta due metri! Oppure visitare, al Lungomare di Ponente di Fregene il mio Museo, al Centro Internazionale ‘Pianeta Azzurro; o ancora, a Pietrasanta, in via Stagio Stagi, la Galleria ‘Pianeta Azzurro – Versilia’.
Il Museo di Fregene, a cui si arriva seguendo le indicazioni stradali, ospita in totale una novantina di mie opere, fra spazio coperto e giardino, nonché sessanta opere di altri artisti che hanno voluto essermi vicini, con l’espressione della loro creatività. Fra gli altri, Simon Benetton, Ugo Attardi, Michel Devilleurs, Bruno Deprez, Romolo Carmellini, Angelo Canevari, Sergio Capellini e numerosi altri.

Termina qui la nostra chiacchierata. Confesso che nutro un’immensa ammirazione per Alba e la sua arte e, quest’intervista, ha anche lo scopo di augurarle ‘Buon compleanno’ il prossimo 18 aprile!

 

Annamaria Barbato Ricci

L'Autore

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