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Gianni Rodari

È il trionfo di social e web ma il digital divide aumenta

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new media defNegli ultimi anni la percentuale di coloro che hanno sostituito il tradizionale telefono cellulare con uno smartphone è aumentata esponenzialmente e sempre più spesso si vedono persone che alla lettura di un libro o di un giornale preferiscono il touch screen del loro telefono. La cosa è sintomo, oltre che sul piano simbolico, anche di un impoverimento culturale che si traduce nel fatto che il tempo dedicato ai social media sta progressivamente aumentando a discapito di quello dedicato invece ai media tradizionali (tv, radio, giornali, libri). E tale impoverimento è dovuto non tanto alla qualità dei contenuti dei media digitali, quanto all’utilizzo che un utente medio può fare di essi. Tale utilizzo potremmo dire che spesso si avvicina ad una sorte di riedizione del vecchio ‘zapping’ televisivo da telecomando.

Identikit dei nuovi utenti

Il trend è particolarmente forte per gli uomini e le donne sotto i 45 anni. Il 90% di essi ha uno smartphone e lo utilizza maniera intensiva per consultare vari media e per attività di comunicazione. Gli uomini fanno ricorso allo smartphone principalmente per accedere a canali audio e video e per leggere le pagine web dei quotidiani. Le donne invece preferiscono interagire sui social e leggere i loro blog preferiti. Stanno anche emergendo alcune nuove forme di digital divide, specialmente tra alcuni gruppi di persone in base al loro livello di educazione. Allo stesso tempo, infatti, all’aumentare di coloro che utilizzano questi nuovi mezzi di comunicazione, cominciano a farsi sentire le differenze nell’utilizzo di essi tra coloro che sono dotati di livelli più elevati di educazione e coloro che invece possiedono solo un livello educativo di base. Soprattutto a livello di capacità di reperimento delle informazioni e di partecipazione alle discussioni in rete. Nonché a livello di capacità di approfondimento e di elaborazione dei contenuti a cui si è arrivati.

Guardate alla voce bufala

Insomma il web oltre che informare, potrebbe anche ‘male informare’. La pluralità di canali a disposizione online rende assai complicato, specialmente là dove sia scarsa una certa cultura di base, distinguere tra fonti attendibili o meno. Tradizionalmente la presenza di media indipendenti è sempre stata considerata una garanzia importante per la democrazia. Le regole democratiche presumono cittadini bene informati e dotati di buone facoltà critiche. E perché i cittadini siano bene informati occorrono media credibili e giornalisti che sappiano prendere davvero sul serio il loro ruolo di ‘guardiani’. La presenza sul web di vari mezzi di informazione ‘non convenzionali’ rappresenta in qualche maniera un pericolo sia per la qualità delle informazioni che circolano in rete, sia per la libertà di espressione stessa. Guardate pure alla voce ‘bufala’ per farvene una ragione ed alla lunga lista di quante ne sono passate in rete con la complicità degli utenti stessi.

La tv resiste ma a pochi piace in formato web

Secondo la professoressa Ulla Carlsson della Università di Gothenburg in Svezia la cosa è perfettamente comprensibile, specialmente dato il repentino cambiamento che sta subendo il modo di fare comunicazione via web. L’unico antidoto a tutto questo resta il buon metro di giudizio del lettore che si può correttamente alimentare soprattutto con la lettura di libri e articoli di approfondimento. Ma i dati della ricerca fatta dalla Carlsson non sono esattamente incoraggianti in questo senso. I risultati da lei trovati a partire dal Media Barometer Survey 2013 (http://www.nordicom.gu.se/en/mediefakta/news/norwegian-media-barometer-2013-steady-increase-net-use) per quanto riguarda la Svezia, possono essere estesi anche a livello europeo. In base a questo documento, i media digitali continuano inesorabilmente ad avanzare rispetto alla lettura dei media tradizionali. A questa tendenza sembra fare eccezione solo la fascia di età 9-14 anni. Tuttavia la televisione continua ad essere il mezzo di comunicazione preferito un po’ da tutti e l’81% del campione ne usufruisce ancora in maniera convenzionale, mentre solo un 6% la preferisce nel formato web-TV.

Il quotidiano on line si legge in metà tempo

I dati peggiori riguardano l’utilizzo dei quotidiani. La lettura di essi è in calo costante. In 5 anni il numero dei lettori di giornali è crollato del 16%, passando dal 72% del 2007 al 56% del 2013. Inoltre è stato valutato che i lettori delle edizioni online dei quotidiani dedicano ed essi la metà del tempo che invece occorre per la lettura di un quotidiano cartaceo. La rete sembra insomma foriera di varie occasioni di distrazione e malamente usata sembra impoverire sia il livello di approfondimento delle questioni poste dalla quotidianità, sia il livello di lettura critica che un buon lettore dovrebbe pur sempre mantenere. Se aggiungiamo a tutto questo l’effetto ‘wiki’, ossia quella strana convinzione in base alla quale la condivisione di una informazione tra molte persone deve necessariamente avvicinarsi quanto più possibile al vero, il gioco è fatto. E’ il web, bellezza!

Marci Bennici

L'Autore

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