Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

#Ebola, cresce la paura. Ghana blocca voli da West Africa

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dalla nostra corrispondente dal Ghana  

Antonella Sinopoli

ebola.futuroquotidiano

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Vicini, troppo vicini per sentirsi al sicuro. E così il Ghana ha vietato da ieri gli atterraggi di voli provenienti dai quattro Paesi dell’Africa occidentale dove il virus dell’ebola si sta espandendo. L’aeroporto internazionale Kotoka di Accra è chiuso per Nigeria, Sierra Leone, Liberia, Guinea. Il Ghana è il primo Paese ad aver deciso e annunciato tale tipo di misura, presa dopo concitate riunioni tra i membri del Governo e dell’autorità aeroportuale e dopo che alcuni casi sospetti hanno cominciato a provocare panico non solo tra i cittadini ma anche tra il personale ospedaliero.

Contemporaneamente alla decisione di chiudere il traffico aereo il ministro della Salute, Kwaku Agyeman-Mensah, ha anche annunciato l’allestimento di centri specializzati per il trattamento dell’ebola nei pressi di tre principali città: Accra – la capitale, Kumasi, nel centro del Paese e Tamale al Nord. Il ministro ha anche assicurato che sono stati già approntati laboratori epidemiologici per eventuali analisi su persone e animali. Allertato anche il personale medico e paramedico degli ospedali del Paese. Tutta la gestione della questione passa ora nelle mani di una commissione inter-ministeriale costituita dai ministri della Salute, dell’Interno, delle Comunicazioni, del Governo locale e dello Sviluppo rurale con il supporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Istituto Noughuchi per la Ricerca medica.

Ma seppure finora in Ghana nessun caso è stato confermato la paura sta montando velocemente. Terra bruciata intorno a un gruppo di pescatori rientrati a casa nella loro comunità – nella Central Region – dopo un periodo di lavoro trascorso in Liberia. E un paio di giorni fa la notizia di un sospetto caso di ebola al Komfo Anokye Teaching Hospital (KATH) a Kumasi – uno dei più prestigiosi del Paese – ha provocato di fatto l’interruzione dei servizi, dopo che i dottori sono scappati via da un paziente che riportava sintomi della malattia.

Si è diffusa anche qui la notizia della morte di due medici – in Sierra Leone e Liberia, che erano stati in prima linea da subito per trattare i pazienti. E ieri un medico del Korle Bu Teaching Hospital ad Accra ha dichiarato che lui e i suoi colleghi scapperebbero via se si trovassero di fonte a un caso di ebola. In un’intervista ad un giornale locale il dottor Dodi Abdallah ha detto: “Sarei molto sorpreso di sentire qualche mio collega dire che siamo pronti ad affrontare questa emergenza. Non lo siamo. Basta fare un’indagine per capire quanti di noi sanno qualcosa sull’ebola. Semplicemente, al di là della retorica, non siamo pronti. E siamo terrorizzati”. E il medico ha fatto anche riferimento alle scarse condizioni igieniche degli ospedali, e a volte la mancanza d’acqua, che anche negli altri Paesi hanno aiutato il diffondersi della malattia.

Di diverso parere il dottor Vincent Ahovi, membro dell’OMS, secondo cui l’attivazione della Commissione di Coordinamento nel Paese, prima che si siano verificati casi accertati, dà un vantaggio rispetto alle altre aree dell’Africa Occidentale che si è trovata impreparata ad affrontare l’emergenza. Solo il mese scorso – 2 e 3 luglio – Accra aveva ospitato un meeting straordinario tra 11 ministri della Salute, medici e staff dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma oggi pare che l’obiettivo comune, capire e combattere l’ebola, debba essere affrontato da soli. Soprattutto arginando la diffusione e chiudendo i confini.

Altre operazioni sono infatti in corso per controllare gli ingressi nel Paese attraverso le strisce di terra confinanti. In particolare si temono gli ingressi dalla Liberia, di persone che potrebbero aver intenzione di confluire al Buduburam camp. Si tratta di un campo rifugiati a poco più di 40 chilometri da Accra aperto nel lontano 1990 allo scoppio della prima guerra civile in Liberia e oggi considerato un pericolo per questioni sanitarie e gli eccessi criminali.

Liberia e Sierra Leone sono i Paesi più colpiti dal virus, tant’è che i rispettivi Governi hanno proclamato lo stato di emergenza, chiuso scuole e mercati e messo in quarantena i casi sospetti e coloro che sono stati a contatto con persone già morte a causa della malattia.

L’ultimo macabro bollettino indica 729 decessi e secondo l’OMS il numero totale dei casi è pari a 1.300. In Ghana non ci sono stati ancora casi accertati. Il primo allarme si è registrato agli inizi di luglio, per un cittadino statunitense – poi deceduto in un ospedale di Accra – che era entrato nel Paese arrivando dalla Guinea. Il test sarebbe risultato negativo all’ebola, ma qualcuno sospetta che la verità sia stata taciuta.

 

 

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