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Gianni Rodari

Emergenza immigrati. La soluzione non è congelare Schengen e l’Italia non può rimanere sola

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emergenza migrantiLe migrazioni  sono un fatto di sempre e che si è accentuato con la globalizzazione. In questa sede non vogliamo occuparci delle  migrazioni di massa dai Paesi poveri verso le economie emergenti ma vogliamo parlare di quei Paesi che a causa dell’instabilità politica, vuoti di potere, caos istituzionale, violenza, guerre, diventano attori di una forte mobilitazione umana. Nello scenario attuale la rotta del Mediterraneo è una rotta marittima di forte migrazione dove si sono perpetrate tragedie raccapriccianti.  L’Italia e l’Europa sono coinvolte in prima linea a cercare di risolvere la sicurezza nell’area mediterranea ma le dinamiche interne dei Paesi in guerra come Libia,  Siria, Iraq, Afganistan, o di Paesi come  Eritrea, Tunisia, Gambia, Nigeria, Pakistan, Somalia, Sudan, Egitto,  non permettono di controllarne i flussi e di adottare politiche di respingimento e protezione delle coste mediterranee. Il vicino Oriente e i Paesi Africani costieri assistono a qualcosa di nuovo ed instabile, dove al potere degli Stati si è sostituita la mancanza di prospettiva per il domani. Dalle ceneri di regimi autoritari altri regimi autoritari si pongono come ancore di salvezza, ma quando lo Stato non c’è non si hanno certezze. Tutto questo favorisce la nascita di adepti per gruppi terroristici, di organizzazioni criminali che vivono grazie al traffico di droga, del petrolio e  di esseri umani.

Dal 2001 ad oggi molte cose sono cambiate,  il rischio di incursioni nel nostro Paese di frange terroristiche come Al- Qaida ed Isis sono divenute reali, un cambiamento a 360° che se non viene gestito con programmi ben precisi rischia di scapparci di mano.La soluzione non è quella adottata in questi giorni da vari paesI della Ue e cioè congelare Schengen. ” Siamo passati da un sistema bipolare ad un sistema multipolare” dice Claudio Gaudiosi, Sottocapo dello Stato Maggiore della Marina Militare Italiana durante il convegno ”Isis ed emergenza migranti”: “la Marina Militare Italiana è in prima linea e non ha  strumenti efficaci per risolvere i problemi. Negli anni 80 i programmi Nato si limitavano a gestire i trasferimenti dei convogli Urss, ma con la globalizzazione non esistono più distanze geografiche, oggi il mare è divenuto la via preferenziale di trasferimento: derrate alimentari, granaglie, uomini, e la Nato e gli Usa hanno una presenza ridotta nel Mediterraneo. Siamo la 12° flotta mercantile del mondo, il primo Paese per volume di traghetti ma la sicurezza è influenzata da ciò che succede intorno a noi. Il Mediterraneo è attraversato da una crisi molto preoccupante. Il Mediterraneo rappresenta l’1% del volume marittimo mondiale ma ha il 30% del traffico del petrolio, il 15% del Pil mondiale passa per il nostro mare, 7.000 miliardi di dollari passano sul Mediterraneo, ma manca la sicurezza sulle linee di comunicazione. Il Mediterraneo  è un centro di gravità geopolitica, con Mare Nostrum abbiamo reso il nostro mare più sicuro. Da oggi in poi si vedrà.”

La sicurezza del Mediterraneo è irrimediabilmente legata alle dinamiche interne che si sviluppano nei Paesi costieri come la Libia ma che spesso sono solo la punta dell’iceberg di crisi e tensioni lontane. Lo Stato Islamico e l’Isis avanzano . Non si tratta più di una crisi di carattere temporaneo, la crisi ha assunto caratteri di ordinarietà. Abbiamo bisogno di un appoggio nella lotta al terrorismo e nel controllo delle frontiere.  La Libia è il Paese di transito per le rotte migratorie e forse anche dei  terroristi. Non esistono conferme che esista una struttura organizzata gerarchicamente per l’Isis, sembra che la nuova cultura terroristica sia portata avanti da reduci, persone che non si sono integrate in occidente e che hanno aderito e che ormai sono dei ribelli. La Turchia è uno dei canali di ingresso per gran parte dei volontari che si uniscono ai jihadisti in Siria. È qui che bisogna operare una forte sensibilizzazione e pressione. La Turchia fa parte della Nato e gli alleati dovrebbero pretendere una maggiore lotta contro i canali di approvvigionamento.

L’Italia si è trasformata da terra di emigrazione a terra di immigrazione. Per la sua posizione geografica è il passaggioemergenza migranti obbligato per raggiungere gli altri Paesi Europei. Dall’inizio dell’anno al 12 giugno ha accolto 56.813 migranti, ma è impossibilitata, non è in grado di gestire il problema in modo indipendente, è una costola della Nato, degli Usa e dell’Europa e l’Europa ha rimandato a settembre la questione delle quote. Speriamo che al summit di Bruxelles del 25 giugno Renzi riesca ad ottenere qualcosa, almeno un aumento degli aiuti economici per sostenere questa situazione di crisi. La solidarietà Atlantica è imprescindibile e anche il nostro legame con l’Europa , ma non vorremmo essere trattati come” figli di un Dio minore”, siamo un grande Paese con una storia diplomatica importante, l’Italia deve portare avanti una politica più unita ed essere meno attratta da politiche demagogiche.  Il Copasir faccia il suo lavoro e vegli sulla sicurezza Nazionale. E se gli inglesi, i francesi, gli spagnoli, i Paesi Baltici non vogliono aderire ad una distribuzione equa dei flussi migratori, il dialogo diventa l’unica via percorribile per evitare la catastrofe. La competenza dell’Unione Europea in materia di immigrazione e asilo si deve sviluppare nel controllo delle persone, nella sorveglianza nell’attraversamento delle frontiere e in una politica comune in materia di asilo (art. 77.1.b, 77.2.bd e 78 costituzione Europea) volta ad offrire uno status appropriato a qualunque cittadino di un terzo Paese che necessita protezione. Questa responsabilità comune è quanto dobbiamo richiedere al summit di Bruxelles.

 

Simona Agostini                

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