Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

Gianni Rodari

Filippo Ongaro e l’antiaging degli astronauti

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No, non è la zia Cesira a dirti: “Mangia che ti passa”; e neanche hai incontrato Fernando Botero che t’incoraggia, consolandoti: “Mangia che dimagrisci”, cercando, in realtà, nuovi modelli da imprigionare nel bronzo. Sono i titoli intriganti di due dei molti libri scritti da Filippo Ongaro, medico esperto in antiaging e medicina funzionale, che ha partecipato a Milano alla conferenza in Expo, presso il Cluster ‘Cereali e Tuberi’: ‘Star bene davvero: i pilastri della prevenzione’, organizzato da ‘Sapere. Il Sapore del Sapere’.

filippo ongaro“L’antiaging – ha detto il dottor Ongaro – non comincia quando ci sentiamo ‘diventar vecchi’. Il discorso della prevenzione va affrontato quando ancora siamo in un’età in cui ci sentiamo forti e in forma, fra i trentacinque e i quarantacinque anni.” Una bella sfida, per un Paese dove il termine ‘Prevenzione’ si trova solo sul vocabolario. Non bisogna, inoltre, cadere nella trappola di un’antiaging epidermica, con l’aiutino della chirurgia estetica e dei suoi eredi incruenti, i filler: “L’antiaging si fa con l’alimentazione e l’esercizio fisico’, ha affermato Ongaro che, primo in Italia (e in Europa), ha reso fruibili le metodologie, messe a punto in anni di studi per restituire tono agli astronauti, a tutti coloro che vogliono avere il minimo impatto dall’orbita della vita.

Filippo Ongaro, infatti, ha patrimonializzato una profonda esperienza nella medicina ‘spaziale’ – ovvero quella che si occupa dell’impatto delle lunghe permanenze nello spazio degli umani, inquilini per tanti o pochi mesi nelle stazioni orbitali – e ne propone un dual use (come i sistemi studiati per usi militari e poi trasferiti nella vita quotidiana; un esempio di questi è il web…), al fine di migliorare lo stato di salute psico-fisica anche di coloro che le navicelle spaziali le vedono solo in Star Trek.

Come si diventa medici degli astronauti?

La risposta, classica, ma sincera è: per caso. Mi sono laureato in Medicina all’Università di Ferrara e poi ho scelto Medicina dello Sport. Dopo anni a Ferrara, ho sentito l’esigenza di andare per un periodo all’estero; era un’esperienza già provata, da ragazzo, quando mio padre, giornalista e inviato speciale de’ L’Europeo, si è trasferito con la famiglia a Londra per quattro anni. Ho pertanto frequentato la  Deutsche Sporthochschule Köln (Università di Colonia), iniziando a collaborare con il professor Hoffmann che era coinvolto in un progetto con l’Esa (Agenzia Spaziale europea). Avrei dovuto fermarmi lì quattro mesi. Sono rimasto 8 anni, fino alla fine del 2008, diventando medico degli astronauti.

Cosha fatto nello specifico in questi anni da straniero?

Colonia era la base da cui mi spostavo; ero soltanto teoricamente in Germania, di fatto stavo sempre in giro, fra i diversi Enti spaziali. Ho trascorso 13 mesi a Mosca, nel centro speciale destinato ad accogliere gli astronauti; poi ho lavorato molto anche a Houston.  D’altronde il medico deve continuamente monitorare gli astronauti ; non c’è nessun altro che li segua così da vicino.

C’è anche unassistenza psicologica per gli aspiranti astronauti?

C’è una selezione molto precisa e poi un supporto durante le missioni. Nel mio caso specifico, però, l’assistenza psicologica agli astronauti ha inciso profondamente sulla mia vita. Con lo scopo di sviluppare quell’area di lavoro, infatti, fu assunta all’Esa una giovane psicologa di Amburgo, Sonja Grevenitz. Abbiamo avuto modo di approfondire la nostra conoscenza e, un anno e mezzo dopo il primo incontro, è diventata moglie. Abbiamo un figlio di 8 anni, che si chiama Malte e che fa due cose molto bene: suonare la batteria e giocare a basket. Samantha Cristoforetti ha portato nello spazio con lei anche una foto di Malte, che ritornerà a Terra firmata e sarà incorniciata nella sua camera.

Dunque, lei ha un filo diretto con AstroSamantha?

Finché ho lavorato in Esa ho avuto un contatto stretto con tutti gli astronauti, quattro dei quali sono italiani. Tutti, filippo ongaro però, francesi, tedeschi, italiani e altri di diverse nazionalità, non appartengono a corpi astronautici di ciascun Paese, bensì convergono in un corpo astronautico sotto la bandiera europea. Con Samantha, poi, abbiamo sviluppato un progetto sulla sua alimentazione, giacché lei è molto sensibile al tema della salute e della prevenzione.

Da quanto tempo è tornato in Italia?

Da sette anni e, pur milanese di nascita, ho pensato che la mia piccola famiglia, con un bebè di sei mesi, sarebbe stata bene in una città piccola e accogliente come Treviso, vicina a Venezia, luogo di origine della mia famiglia e dove avevo dei contatti; mia moglie, appena l’ha vista, l’ha subito apprezzata, per cui abbiamo scelto di vivere lì. Negli Stati Uniti avevo fatto studi specifici in medicina antiaging e funzionale, per cui ho aperto con mia moglie un Centro medico, dove lei si occupa in particolare di stress management e di salute psicoemotiva e io di medicina, nutrizione e attività fisica. Il Centro è dotato di tutta una serie di strumentazioni che avevamo imparato a usare con gli astronauti. Questo ‘corredo’ di strumenti ha subito attratto i giornali. Ha cominciato il Corriere Veneto, come sensore locale, e poi vennero Gente e una serie di altri. Il che ha veicolato la clientela di pazienti. Solo dopo ci siamo accorti della unicità della nostra iniziativa.

Da voi vengono più uomini o più donne?

Un tempo avrei risposto senza esitazione: più donne. Ora, invece, la situazione sta cambiando e stiamo all’incirca al fifty fifty. Forse saranno i mariti delle clienti che ci hanno conosciuti per prime. Sette anni fa, inoltre, la nostra clientela si attestava su un’età media fra i 60 e i 75 anni, ovvero ad un loro momento esistenziale in cui era più difficile riequilibrare il paziente. Oggi arrivano da noi tante coppie, persino famiglie con bambini; oppure persone fra i 35 e i 45 anni che vogliono imparare a praticare un antiaging in un’età in cui i cambiamenti di abitudini (alimentari, di esercizio fisico e di atteggiamento mentale) hanno il tempo di produrre i loro effetti.

Quali sono i disturbi che riscontra di più nei 35enni?

La stanchezza, l’aumento di peso, i disturbi del sonno, l’ansia, i dolori articolari. Tutti ancora in fase prepatologica; dunque reversibile al 100%, salvo le debite eccezioni. Vengono da ovunque, non solo dal Veneto; da Pantelleria alla Svizzera.

Quale è liter di diagnosi e cura?

Innanzitutto, un check up approfondito, con strumentazioni innovative e test di valutazioni mediche, psicologiche e motorie; ciò per creare una cura personalizzata per ciascuno.

filippo ongaroRiprogrammare il proprio stile di vita richiede un grande sforzo di volontà. Ci sono pazienti che ti hanno stupito, sfoderando una grinta, in senso positivo, tale da essere utile a curarli?

Ho avuto stupori in entrambi i sensi, giacché ho visto fallire pazienti che parevano molto facili da gestire e, al contrario, è capitato di avere successo con persone che, di primo acchito, pensavi che gettassero la spugna alle prime difficoltà. In fondo, il mio e quello di mia moglie è un lavoro in cui ti accorgi della differenza che fa il carattere del paziente rispetto all’ottenimento dei risultati. Un valore aggiunto che dipende da chi ci consulta, ma noi crediamo che si possa, almeno in parte modificare. Non funziona nascondersi dietro il dito del comodo alibi: ‘Non ci riesco, sono fatto così’.

Annamaria Barbato Ricci

L'Autore

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