Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

I raid Usa non fermano l’ Isis. Bandiere nere a Kobane

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Le bandiere nere dei miliziani dello Stato islamico sventolano su Ain al Arab, in curdo Kobane. La città siriana che si trova sul confine turco è stata conquistata dall’Isis, che non appare per niente indebolita dai raid aerei americani e dei paesi dell’alleanza internazionale, che preannunciavano effetti devastanti.  Molte roccaforti dei terroristi che fanno capo al  leader islamico Abu Bakr al Baghdadi sono state bombardate, ma l’Isis continua ad avanzare in  Siria e  a  mantenere il controllo dei territori occupati in Iraq, dove, secondo numerosi media arabi, gli attacchi aerei statunitensi sarebbero diminuiti negli ultimi giorni. Cosa che spiegherebbe, come ha ventilato l’emittente televisiva irachena  al Sumaria, anche la decisione di al Baghdadi di lasciare Raqqa e la Siria e di rifugiarsi nei dintorni di Mosul, nella provincia di Ninive.

Fonti locali irachene riferiscono che al Baghdadi sia stato accompagnato in Iraq da alti ranghi del suo entourage e da tecnici provenienti dall’Europa e dai paesi arabi , questi ultimi con il compito di evitare, attraverso sofisticate apparecchiature, che il potentissimo team venga localizzato.  Insieme ad al Baghdadi sarebbero arrivati nella provincia di Ninive anche altri  vertici dello Stato islamico, tra cui Abdullah Yusuf, noto come Abu Bakr al Khatuni, e il vice di al Baghdadi, Fadel Ahmed noto come Abu Muslim al Turkmani. E’ con loro che giorni fa al Baghdadi avrebbe tenuto un summit a Mosul. Fonti curde citate dal quotidiano al Hayat, sostengono che al Baghdadi sia arrivato nei giorni scorsi da al Raqqa, in Siria, alla provincia irachena di Ninive per garantire il sostegno ai militanti locali dopo le recenti sconfitte subite ad opera delle milizie curde Peshmerga, in particolare nella zona di Rabia, lungo il confine con la Siria. Il portavoce del Partito democratico del Kurdistan a Ninive, Said Mamuzini, ha spiegato al giornale che “i Peshmerga ora controllano completamente il villaggio di Rabia e stanno assediando l’ospedale della località dove si sono rifugiati gli ultimi miliziani islamisti”.

Sono le milizie curde Peshmerga l’unica forza che realmente riesce a mettere in difficoltà lo Stato islamico per potenza e tenacia. A Rabia infatti i curdi stanno avanzando e si troverebbero a poca distanza dal confine con la Siria. Nulla a che vedere invece con quanto sta accadendo ad Ain al Arab,, nella provincia siriana di Aleppo.. La presa della città è vitale per al Baghdad perché Kobane è il valico di frontiera con la Turchia. Come già denunciato più volte dall’intelligence iracheno, è dalla Turchia che arriverebbero le armi usate dall’Isis, pagate dai ricchi magnate del Golfo, ed è con la Turchia che gli islamici commerciano vendendo il loro petrolio. E’ per questo che, nonostante i raid aerei Usa e alleati, le milizie curde non sono riuscite a fermare i miliziani dell’Isis, dove in queste ore si combatte mentre la popolazione civile è in fuga.

 

Hamza Boccolini

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1 commento

  1. Le cose non tornano….2300 raid..ipotizzando 7 vittime per raid sono 16100 uomini dell isis in meno….senza contare quelli uccisi dai militari iracheni e dai curdi(stime parlano di altri 6000/7000 uomini) ora le cose sono due….o i musulmani non sono cosi contrari come vogliono far credere(quindi non sono 30000/35000 uomini ma almeno 10 volte tanto)…o c’è un complotto che punta a far conquistare gran parte della Siria alla isis per poi intervenire e distruggere Hassad……io punto piu’sul complotto,dopo due mesi non c’ e stato nessun attentato fuori dal medioriente…cosa molto strana per un organizzazione cosi potente capace di destabilizzare 2 nazioni.

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