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Gianni Rodari

Il Fascismo confiscò Palazzo Giustiniani ai Massoni che ora lo rivogliono

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Il Gran Maestro Stefano Bisi ha incontrato i giornalisti al Vascello: “Vogliamo che sia fatta giustizia e ci sia restituita almeno una piccola porzione della nostra storica sede per destnarla a museo”

Il Grande Oriente d’Italia rivuole almeno una piccola porzione di Palazzo Giustiniani, la sua storica sede che il Fascismo gli confiscò e che lo stato italiano non gli ha mai restituito. Un lungo interminabile contenzioso che rappresenta una ferita aperta nel cuore di tutti i liberi muratori. Ad annunciare che il Grande Oriente d’Italia non si arrenderà ma è deciso ad andare avanti è stato oggi il Gran Maestro Stefano Bisi, che nell’ambito delle celebrazioni del XX Settembre, ha tenuto il 19 settembre una conferenza stampa al Vascello nel corso della quale ha presentato il dossier – che è diventato un libro, “Palazzo Giustiniani, una questione ancora aperta”, pubblicato da Fefè editore, a cura del professor Carlo Ricotti e di Elisabetta Cicciola, che ha curato la raccolta dei documenti, con la sua prefazione – sull’esproprio che ebbe luogo nel gennaio del 1926. Il Gran Maestro Bisi nel corso della conferenza stampa. Il Gran Maestro Bisi nel corso della conferenza stampa. Insieme allo storico Ricotti, il Gran Maestro Bisi ha riferito ai giornalisti di aver già scritto al presidente e al segretario del Senato, istituzione che oggi occupa il Palazzo, per far valere i diritti del Grande Oriente, ma di non avere ottenuto finora alcuna risposta. E ha spiegato che quei diritti sono contemplati in un accordo, frutto di una transazione che venne fatta con Palazzo Madama e il Ministero delle Finanze che stabilì la restituzione al Grande Oriente di 120 metri quadrati di locali di Palazzo Giustiniani perché fossero appunto adibiti a museo. Una porzione in realtà molto ridotta rispetto ai “piani sette e vani 405”, come recitano i documenti storici, della proprietà originaria, che venne acquistata grazie ad una sottoscrizione internazionale nel 1911 quando era Gran Maestro Ettore Ferrari. “Nell’edificio che il regime ci confiscò con la forza e la violenza, mentre le nostre logge in tutt’Italia venivano devastate – ha ricordato il Gran Maestro – sono state scritte pagine importanti della storia massonica. Sono tanti – ha proseguito Bisi – i ricordi ed i fratelli che sono stati iniziati nei Templi di Palazzo Giustiniani e che vi hanno lavorato. A loro noi dobbiamo qualcosa. Dobbiamo la promessa di riuscire ad ottenere quanto ci spetta per realizzare lo spazio museale”. _mg_1089_640x427 Quanto alle iniziative messe in campo, il Gran Maestro Bisi, rispondendo alla domanda di un giornalista, ha tenuto a sottolineare che resta in attesa di risposte dopo i dossier inviati. “Vorremmo raggiungere – ha sottolineato – un accordo in pace, ci terremmo molto, anche perché noi siamo rispettosi delle istituzioni e dello Stato italiano, di cui stiamo festeggiando i 70 anni con tante iniziative. Comunque, non escludiamo altre iniziative”. Poi ha preso la parola il professor Ricotti, docente di Istituzioni e Politiche amministrative alla Luiss, che ha ricostruito il complesso contenzioso a partire dal 1926, anno in cui appunto il Fascismo, con un decreto legge fatto ad hoc, sottrasse al Grande Oriente il Palazzo. Caduto il regime, ha riferito, è iniziata una tormentata vicenda che nel luglio del 1961, sfociò in una convenzione sottoscritta dal Gran Maestro dell’epoca Publio Cortini e dal ministro delle Finanze Giuseppe Trabucchi. Convenzione, che attraverso il Demanio, concedeva alla società Urbs per un periodo di 20 anni, 48 locali all’interno di Palazzo Giustiniani, dietro pagamento di Canone annuo. Fu anche prevista la possibilità di un rinnovo fra le parti. La Urbs, inoltre, 17 anni dopo, ottenne in concessione altri 25 locali del Palazzo. Questo sino al 1° luglio 1981, quando si verificò lo “sfratto” del Grande Oriente da Palazzo Giustiniani. L’Istituzione massonica aveva acquistato da poco la sede di Villa Il Vascello sul Gianicolo, quando l’Ufficio del Registro della Capitale contestò alla Urbs “l’occupazione senza titolo” dei locali di Palazzo Giustiniani con la diffida a lasciare gli immobili entro trenta giorni. Tutto ciò disattendendo le trattative che il Goi stava svolgendo da almeno un anno per cercare di definire i termini di una nuova concessione. Fu presentato un ricorso al Tar, che concesse la sospensiva al provvedimento. Ma il Grande Oriente nei mesi fra marzo e maggio 1988 riconsegnò i locali al Senato. Non prima però di aver ottenuto una transazione, firmata il 14 novembre del 1991 dall’Urbs e dalla Intendenza di Finanza di Roma, tramite la quale la presidenza del Senato (con la partecipazione del Ministero delle Finanze) e la società Urbs si accordavano affinché a quest’ultima fosse concessa “una limitata porzione dei locali rilasciati per destinarli a sede del museo storico della massoneria italiana”. L’accordo sanciva la consegna dei locali addirittura entro dodici-diciotto mesi. Sembrava tutto fatto, grazie ai pareri favorevoli di Ministero delle Finanze, presidenza del Senato e Consiglio di Stato. Invece gli impegni presi non vennero mantenuti.

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