La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

Il giro del mondo in un’Expo

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expoL’Expo 2015 in corso a Milano fino a ottobre ha scatenato una serie di contaminazioni tra il tema principale – “il cibo e l’alimentazione mondiale” – e tutto il resto delle discipline dello scibile umano. Cibo e Architettura, Cibo e Design, Cibo e Arte, Cibo e Medicina, Cibo e Sport, il cibo si coniuga con tutto, è come il nero: “sfina”. E, proprio in tema di abbigliamento, Cibo e Moda. Sono fiorite milioni di iniziative legate al fashion system, non solo sul territorio meneghino, ma a tappeto in tutta Italia.

A Roma, per esempio, nei pittoreschi locali dei Mercati di Traiano, impazza e conquista il pubblico capitolino una grande mostra montata per celebrare il connubio perfetto tra la nutrizione e la creatività Made in Italy. Si chiama “L’eleganza del cibo. Tales about food and fashion” e ha come fil-rouge gli elementi della Natura, per ribadire forte il legame con la nutrizione. Acqua, Aria, Terra e Fuoco per la mostra curata da Stefano Dominella e  Bonizza Giordani Aragno, e che vede tra gli abiti esposti (160 creazioni in tutto, ndr.) firme come Agatha Ruiz de la Prada, Armani, Dior by Galitzine, Antonio Marras, Moschino, tra le tante. La moda fa gola, non c’è che dire, e sarà ancora al centro dell’attenzione grazie all’iniziativa “Good Food in Good Fashion”, in programmazione contemporaneamente con la settimana dedicata al prêt-à-porter femminile di settembre a Milano, per dimostrare come le due realtà possano dialogare. In questo caso si tratterà di una fusione tra il Fashion e gli “appetizer”, promossa dall’Associazione Maestro Martino, presieduta da Carlo Cracco, che vedrà protagonisti alcuni tra gli chef  più celebri della scena milanese.

Nel frattempo, all’Expo, che si fa? Perché, dopotutto, la notizia è questa: i padiglioni che hanno fatto discutere, litigare, divertire ed emozionare. Un lungo viale, una passeggiata coperta come fosse un pergolato, in cui perdersi per girare il mondo in qualche ora. Passare dall’Angola al Belgio attraversando un corridoio, mescolarsi tra gente di diversa età, cultura, religione in un flusso continuo, in cui incontrare sguardi, proprio come accade nel mondo. Dove la vera moda è quella locale, la moda dei gusti e dei sapori della tavola, la moda dei costumi tradizionali. Un percorso ciclico – come l’esistenza umana – alla scoperta di tutte queste mode, per riunirsi sotto l’”albero della vita”. Così come è stata chiamata l’opera che troneggia al centro dell’esposizione, illuminata e brillante di notte, faro e punto di riferimento di Expo. La nostra Torre Eiffel, perché – per chi non ci avesse pensato – è così che è andata, nel 1889, all’Expo di Parigi. E se a qualcuno questo parallelo non piacesse, non si preoccupi, del resto la Torre Eiffel non piace a quasi tutti i parigini.

Samantha Catini

L'Autore

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