Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

Gianni Rodari

Iraq. Ramadi è libera, ora tocca a Mosul

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ramadiE’ tornata a sventolare la bandiera irachena su Ramadi, fino a ieri roccaforte dell’Isis e capitale del Califfato, di quello Stato Islamico che Abu Musab al Zarqawi, leader locale di al Qaeda, prima di essere ucciso nel 2006, sognava di realizzare nel cuore della sterminata regione dell’Al Anbar che si estende lungo il fiume Eufrate, e che il suo sanguinario erede Abu Bakr al Baghdadi, meno di dieci anni più tardi, ha trasformato in un’agghiacciante realtà. Dopo una lunga ed estenuante battaglia, aiutato in cielo dalle bombe a pioggia sganciate dai caccia dell’Alleanza, l’esercito ha riconquistato la città, che nel maggio scorso sembrava essere stata perduta per sempre. Ramadi è sventrata e ferita a morte, ma è libera. Il primo ministro Haider al-Abadi vi si è recato in visita in elicottero e ha voluto incontrare di persona gli alti ranghi militari e visitare di persona la città.

L’Isis, ha promesso, sarà completamente debellata entro il 2016. Ma adesso bisogna riprendersi Mosul per infliggere agli islamisti il colpo mortale. Intanto sulla città è scesa finalmente la calma, anche se in lontananza, in alcune aree si continua a sparare, e team di ingegneri esperti sono a lavoro per sminare strade e palazzi. Intanto il Pentagono ha fatto sapere che nel corso dei raid condotti in questo ultimo mese dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti contro le postazioni dello Stato Islamico sono rimasti uccisi 10 comandanti dell’Isis in Iraq e Siria, alcuni dei quali legati agli esecutori delle stragi di Parigi e ritenute le menti di altri attentati in corso di pianificazione in Occidente.

Il colonnello Steve Warren, portavoce militare americano ha fatto in particolare il nome di Charaffe al-Mouadan, che, secondo quanto ha riferito, era in diretto contatto con Abdelhamid Abaaoud, uno degli autori della mattanza 13 novembre. Moudan, ha riferito, è morto durante un attacco aereo in Siria il 24 dicembre. Anche lui figlio delle banlieu francesi si era arruolato tra i jihadisti a metà del 2013. Moudan, era tra i combattenti più sanguinari, e progettava nuove stragi da mettere a segno in Occidente. Amico di infanzia di Samy Amimour, uno dei tre terroristi di Bataclan, usava come nome di battaglia quello di Souleiman. Non era il solo, non era il più efferato. Non è stato il solo, non è stato il più efferato a morire sotto le bombe occidentali.

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