La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

La competizione economica per le materie prime. Le terre rare al centro del dibattito mondiale

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Scandio, Ittrio e i 15 Lantanoidi, REEs (Rare Earth Elements) o  “Terre Rare”, sono presenti su tutta la crosta terrestre. Per la loro luminescenza e per il loro essere superconduttori di energia, sono il cuore pulsante dell’economia digitale, senza di loro non ci sarebbero né gli smartphone né la risoluzione digitale che hanno generato. Oggi, che la tecnologia potrebbe diventare determinante in senso assoluto per il governo del mondo, chi possiede i lantanoidi potrebbe essere la futura potenza egemone.

Il mantello terrestre è disseminato di giacimenti di REEs. I principali giacimenti si trovano in Cina, Russia, Stati Uniti, Australia, Brasile, India, Malesia, Tailandia, Vietnam, Canada e Sudafrica.

Questi metalli sono utilizzati nell’industria civile informatica, energetica e nella meccanica di precisione, nell’industria militare e nei sistemi d’arma più avanzati. I Lantanoidi si stima abbiano un alto valore strategico tanto che  il DOE (Dipartimento per l’energia degli Stati Uniti) indica in 14 i materiali strategici di cui 9 sono lantanoidi. Lavorare queste terre ed isolarne i minerali necessari all’uomo è molto difficile a causa della loro proprietà chimiche molto simili e altamente tossiche ed inquinanti. Fino agli inizi degli anni 90 lo scettro per la maggiore produzione di REEs apparteneva agli Stati Uniti grazie alle riserve di Mountain Pass, nel sud della California, ma nel 2000 hanno ceduto il primato alla Cina. In un report  stilato dall’U.S. Geological Survey pubblicato nel 2018 tra il 2011 e il 2017 viene riportato che la Cina ha prodotto circa l’84% delle terre rare del mondo, seguita dall’Australia con circa l’8% della produzione.

Oggi la Cina è il maggiore produttore mondiale di metalli delle terre rare, ne possiede le maggiori riserve al mondo, e detiene l’80% del mercato mondiale. La Mongolia Interna, regione della Cina, detiene il 70/80 della produzione cinese, Bayan Obo è il giacimento di REEs più grande al mondo. Altri depositi più piccoli si trovano nelle province dello Shandong, Sichuan, Jangxi e Guandong.

La Cina è una grande economia di mercato ma a livello mondiale si presenta come un competitor strategico low-profile, poco appariscente, indiretto. Sarebbe opportuno invece che gli Stati osservassero con attenzione  quello che la Cina sta facendo per se stessa e  ne traessero insegnamento.

Cosa sono e a cosa servono le Terre Rare

Il termine “terra rara” deriva dai minerali dai quali vengono isolati ossidi non comuni. La loro separazione risulta  molto difficile a causa delle loro proprietà chimiche molto simili. Sono un gruppo di 17 elementi chimici con caratteristiche particolari: scandio, ittrio e i 15 elementi del gruppo dei lantanoidi (lantanio, cerio, praseodimio, neodimio, promezio, samario, europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tulio, itterbio e lutezio). In natura non è difficile trovarli, ma è difficile trovarne concentrazioni consistenti, i minerali dai quali possono essere estratti e gli elementi di diversa natura che li compongono sono raggruppati in modo disomogeneo, e ne risulta molto complessa l’estrazione e il perfezionamento particolarmente complesso dal punto di vista chimico. Una volta estratti sono molto difficili da trattare perché molto spesso contengono materiali radioattivi come uranio e torio.

Le terre rare sono di vitale importanza per una vasta gamma di settori, esse esercitano un magnetismo che resiste alle alte temperature, pur restando flessibili e malleabili. Sono queste le caratteristiche che le rendono insostituibili per la produzione dei prodotti hi-tech. Nell’industria informatica ed elettronica civile e nelle grandi aziende attive nell’alta tecnologia sono utilizzate nei computer, basti pensare che l’ultima rivoluzione digitale è stata resa possibile dall’utilizzo di questi elementi nelle fibre ottiche, nei dischi fissi e nei nuovi schermi miniaturizzati, nelle batterie ricaricabili, nei telefoni cellulari, magneti, luci fluorescenti, il cerio ad esempio è presente nelle marmitte catalitiche della maggior parte delle automobili. Non ultimo è l’utilizzo delle terre rare per produrre energia da fonti rinnovabili, la diminuzione dell’utilizzo del carbone nel mondo comporterà l’utilizzo di batterie e queste batterie super tecnologiche necessiteranno delle terre rare.

Le terre rare sono utilizzate inoltre nell’industria aerospaziale e nel settore militare, nei sistemi di arma avanzati, l’ittrio è usato per i sistemi di puntamento laser, il samario trova applicazione nei motori elettrici dei velivoli a pilotaggio remoto e riduce l’impatto ambientale del trasporto aereo, l’erbio è utilizzato per l’amplificazione ottica in fibra (occhiali per la visione notturna), altri elementi sono usati per il plasma, per le onde acustiche, le armi di precisione, i dispositivi di comunicazione GPS, le batterie e altri dispositivi hi-tech.

La Cina e l’ incontro con la domanda mondiale

I progressi tecnologici della Cina sono frutto di una serie di riforme economiche  partite alcuni decenni or sono con Deng Xiaoping il quale sosteneva che:” il Petrolio è l’oro del Paesi Arabi, le Terre Rare l’oro della Cina”.

Il piano “Made in China 2025” prevede una produzione del 50% di auto elettriche e le terre rare sono essenziali per portare a termine questo obiettivo di grande valore strategico. Alcuni specialisti economici pronosticano che per il 2050 il mondo investirà 8500 miliardi di dollari in energia solare ed eolica  e le batterie  necessiteranno delle terre rare. La richiesta mondiale di REEs ad oggi viene soddisfatta dalla Cina la quale esporta il 57% della sua produzione negli Stati Uniti, in Europa, in India etc., ma la Cina non è soltanto produzione ed esportazione è anche ricerca scientifica, formazione e sperimentazione, scienza, conoscenza. La Cina è quel Paese che è riuscito ad arrivare per primo nella parte oscura della luna. La ricerca scientifica è il collante dei popoli che anticipa anche i mutamenti geopolitici. La Cina si prepara alla leadership tecnologica e gli Stati Uniti lo hanno capito da tempo e cercano in tutti i modi di sostenere la competizione. Imponendo i dazi alla Cina Trump ha cercano di mantenere il primato, ma al Forum di Osaka di due anni fa  ha dovuto cedere non infliggendo imposizioni sulle terre rare che se applicate avrebbero provocato gradi problemi alle sue multinazionali dell’informatica come Google o Apple, militari, dell’industria elettronica e di tutte le industrie hi-tech. Fino ad oggi la ricchezza degli Stati veniva dal possedere giacimenti di Petrolio. Saranno le Terre Rare il Graal del XXI° secolo?

La Cina continua per la sua strada, oggi è leader mondiale con il 5G. Huawei è il secondo produttore al mondo di smartphone dopo Samsung, è davanti ad Apple ed investe oltre il 10% del proprio fatturato annuo in ricerca, sviluppo e innovazione. Gli Stati Uniti investono 580miliardi di dollari l’anno in ricerca e sviluppo, l’Europa 320, l’Italia 28milardi, e la Cina 520miliardi ma gli investimenti in ricerca scientifica aumentano ad una velocità del 20-25% annuo.

La politica dei dazi degli Stati Uniti con l’avvento di Biden non sembra modificarsi. Le aree di approvvigionamento americane delle terre rare sono divenute il Giappone e l’Australia e c’è l’idea di far ripartire la produzione interna. La Groenlandia ad esempio,tanto agognata da Trump, che addirittura voleva comprarla,  è il secondo deposito al mondo  di terre rare e di gas naturale. E lì la Cina in silenzio ha fatto ingenti investimenti. La politica di approvvigionamento cinese negli ultimi anni ha subito forti modifiche. Da grandi esportatori si sono trasformati anche nei più grandi importatori del mondo di terre rare dall’Australia e dalla Groenlandia,  ma dall’Africa anche di altre materie prime come legno, petrolio, uranio, oro, cobalto, diamanti. Nel piano quinquennale di Xi è inserita la sperimentazione di nuove tecnologie, nuovi brevetti, nuove idee green ,nella consapevolezza che allargare i settori non solo nella produzione locale sia necessario per favorire una maggiore sostenibilità ambientale e quella svolta green che produrrà nuovi equilibri. Il Pil degli Stati africani dipende dall’export delle proprie materie prime, purtroppo vendute a prezzi non di mercato, quasi scippate dai Paesi occidentali prima, e oggi acquistate anche dai cinesi che in cambio offrono industrializzazione e nuove tecnologie, strade, porti, autostrade, case in muratura, trivellazione di pozzi di acqua e di petrolio facendo leva sul debito, ma quando il Paese non può più pagare diventano proprietari di quelle infrastrutture. Una strada già vista, già percorsa da noi occidentali. Il benessere di uno a discapito dei tanti. La Cina è mercato, l’occidente economia e finanza.

Il BES, benessere economico e sociale, è dato dalla competitività e  la  concorrenza è il frutto degli investimenti che ogni Stato è disposto a fare. La competizione scientifica sarà il magnete che farà smuovere le coscienze portandosi dietro una nuova civiltà?

Simona Agostini

 

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