La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta.

Abraham Lincoln

L’Isis diventa un franchising. La sconfitta americana

0

Non è (ancora) il copione del Vietnam, ma Barack Obama continua ad aumentare il numero dei consiglieri militari in Iraq, adesso saliti a quota 3.100 soldati. Intanto, mentre ci si interroga sulla sorte del califfo Abu Bakr al-Baghdadi, l’Isis diventa un movimento in franchising, con le ripetute dichiarazioni di adesione da parte dei gruppi terroristici dell’area, dalla Libia all’Algeria, dallo Yemen all’Egitto, e mantiene pressoché intatti i suoi possedimenti, a cavallo tra Siria ed Iraq. Insomma, “è ormai chiaro che gli Stati Uniti hanno fallito nella loro missione di sconfiggere lo Stato Islamico”, esordisce con durezza Majid Rafizadeh, politologo americano di origini mediorientali – padre iraniano e madre siriana – accademico di Harvard, presidente dell’International American Council sul Middle East, commentatore per Cnn, Bbc ed al Jazeera. Majid, da me contattato grazie a twitter, dove è uno degli analisti più seguiti, con ben 121.000 follower, spiega la sua posizione a FUTURO QUOTIDIANO: “Gli americani non sono riusciti a fare la differenza, perché gli strike aerei non sono sufficienti. La struttura di comando dell’Isis non è stata minimamente smantellata. Ci sarebbe bisogno di una vera e propria invasione, con l’azione delle forze di terra coperta dai bombardamenti dei velivoli. In caso contrario, gli uomini del califfo continueranno a fare quello che hanno fatto sinora, ossia spostarsi da una zona all’altra”.

Il potere dell’Isis

Barack Obama, sull'isis

Barack Obama, sull’isis

L’Isis tiene, malgrado la lista dei suoi avversari sia lunghissima: “Al Bagdhadi  – ha proseguito Majid Rafizadeh – è riuscito a crearsi nemici di ogni tipo, nella regione e nel resto del pianeta, dall’Arabia Saudita all’Iran, dagli Stati Uniti alla Russia. Questo è dovuto sia alla prospettiva che ha costruito, ossia la creazione di un califfato, sia alle vittorie militari in serie. Ora, il paradosso è che proprio colui che ha favorito la sua ascesa, per combattere gli altri gruppi ribelli, vale a dire Assad, stia investendo il proprio capitale militare contro di lui”.

La vacillante strategia americana

Majid Rafizadeh

Majid Rafizadeh, sull’isis

La strategia americana è oscillante, la rimozione del regime siriano un obiettivo che appare e (più spesso) scompare. E gli strike contro l’Isis favoriscono ovviamente Damasco: “Certamente  – ha spiegato Rafizadeh – nel breve periodo l’iniziativa della coalizione guidata dagli Stati Uniti è nell’interesse di Assad, le cui forze sono nella condizione migliore, rispetto ad altri, per recuperare quei territori che i fondamentalisti sunniti dovessero perdere”. E i gruppi di opposizione, soprattutto quei “moderati” di cui si parla da anni, e su cui l’Occidente dovrebbe fare affidamento per deporre “il macellaio di Damasco”? “Ci sono centinaia di gruppi di opposizione”, risponde Majid, “e più di mille formazioni ribelli. Insomma, il quadro è quanto mai frantumato. Non c’è un’opposizione solida, e soprattutto non possiamo più chiamarla moderata. Lo stesso Free Syrian Army non è in grado di approfittare dell’azione militare contro l’Isis”.

La variegata comunità alawita

Ci sono però rumors forti di dissenso all’interno della cricca alawita, quella che sostiene Assad. “La comunità alawita è molto variegata”, spiega il politologo. “Alcune fazioni, è vero, non sono d’accordo con la gestione della crisi da parte del regime”. Questo significa che sul lungo periodo a Damasco ci sarà un regime change? “È improbabile un cambio di direzione strategica da parte della coalizione”, conclude Maijd, “perché troppo potenze hanno interesse in Siria. Ci sarà un’escalation, inevitabile, del conflitto. Ma il gruppo degli avversari di al Baghdad è troppo variegato e ciascuno continuerà a perseguire il proprio interesse. Senza intaccare le vere radici del conflitto, e dimenticando che la guerra in Siria, sinora, ha fatto oltre 190.000 morti e ha causato più di tre milioni di rifugiati”.

Davide Vannucci

L'Autore

Lascia un commento