Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà?

Gianni Rodari

Manager in tacco a spillo, l’altra faccia dell’Africa

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Sono passati poco più di tre mesi da quando, nell’ aprile scorso, il mondo è venuto a conoscenza di una notizia shock: 200 studentesse nigeriane, tra i 15 e 18 anni, sono state rapite in un dormitorio della scuola di Chibok, nel nord-est dello Stato di Borno. La situazione è peggiorata a maggio quando il gruppo di jihadisti Boko Haram ha rivendicato il sequestro dichiarando che le ragazze sarebbero state michelle obama. futuro quotidianovendute. A mobilitarsi per la causa sono state associazioni e personaggi influenti della politica mondiale che, attraverso Twitter, mostrando un cartello con su scritto “#Bringbackourgirls” hanno cercato di intervenire sulla coscienza sociale e risvegliare l’interesse dei pochi che preferivano tenere gli occhi chiusi.
Oggi ci si domanda ancora dove siano queste giovani donne, ma ci si pongono anche altri interrogativi importanti: le donne in Africa possono aspettarsi solo questo? Questi stati condannano pregiudizievolmente la condizione femminile?
Al di là dei brutti episodi di cronaca, l’idea che nascere in Africa sia una sfortuna irrimediabile è una preconcetto europeo: le donne d’affari sono sempre più numerose nel continente.

Réki Mussa, la regina del mercato della micro-finanza del Niger 

L’ingegnere quarantenne Réki Moussa è la regina del mercato della micro-finanza del Niger. La sua banca privata Asusu, nata nel luglio del 2008 a Niamey, ha 130 impiegati, 200.000 clienti e un capitale di 3,5 milioni di euro per un ammontare di crediti concessi pari a 6,15 milioni di euro. Tra i

donna affari africana. futuro quotidianoprossimi obiettivi di Réki c’è un ampliamento del suo business con l’apertura di nuove sedi anche in Burkina Faso, Mali e Senegal.
Questo non è il solo caso in cui il capo ha i tacchi a spillo: Maria Ramos è ai vertici d’Absa Bank, filiale di Barclays, Tina Eboka è direttrice della Standard Bank, e gruppo panafricano Ecobank, con base a Lomé, il 33% dei managers sono donne.
Si tratta di una nuova rivoluzione femminile che preferisce indossare il tailleur invece che il grembiule o la tunica? Niente di tutto questo. Sono stati fatti semplicemente dei passi avanti per superare le diffidenze e dare spazio alle competenze che possono finalmente vestire gonne ampie invece dei pantaloni a discapito dell’ego maschile.
In Africa si parla di microcredito soprattutto in riferimento ai progetti imprenditoriali delle figure femminili in loco, le grandi agenzie internazionali preferiscono, infatti, affidare a loro i soldi piuttosto che agli uomini che vengono reputati meno affidabili.

Anche in Italia l’imprenditoria africana è in rosa 
In Italia a funzionare invece è un sistema di imprenditoria indipendente che passa spesso tramite le organizzazioni non governative.
“Divino Event Organization” è un’agenzia specializzata nella realizzazione di eventi sociali, che promuove il dialogo tra cittadini italiani e ghanesi che vivono nel Belpaese. L’obiettivo è porsi come intermediario tra tessuto sociale e imprese che vogliono svolgere attività di cooperazione internazionale in Ghana per incoraggiare la connessione interculturale attraverso convegni, fiere e seminari.

moneta ghanese. futuro quotidianoNell’ambito dell’immigrazione femminile, in particolare delle donne sole o con figli e vittime di sfruttamento, di violenza o in gravi situazione di difficoltà, molto attiva è la Cooperativa sociale campana “neWhope” che si occupa del pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza e concorre a realizzare una piena politica dell’accoglienza, riconoscimento e valorizzazione delle diversità. Il motto della Cooperativa parla da solo “Quando sei nato … non puoi più nasconderti”.
Largo ai diritti di uguaglianza e alle donne nere quindi, ovunque si trovino e nonostante l’invidia dei mariti che nella maggior parte dei casi non saprebbero coniugare in maniera altrettanto efficiente la cura della casa con le responsabilità lavorative.

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