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Gianni Rodari

La meritocrazia su Twitter non esiste, contano i followers

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Dimentichiamoci il merito, almeno su Twitter. La sua struttura infatti non è bene bilanciata. Con alcuni utenti che hanno migliaia di followers e una vasta maggioranza di utilizzatori che invece ne possono contare solo qualche decina, certo non si può dire che questo social network sia ‘democratico’. Gli utenti meno popolari potranno pure provare a compensare la loro mancanza di peso mediatico aumentando freneticamente la loro attività sul social ed il numero dei tweet, ma il risultato finale potrebbe essere molto costoso in termini di tempo impiegato e poco soddisfacente in termini di nuovi followers acquisiti. Adesso a confermare tutto questo arriva anche un’analisi dell’Università di Madrid.

La non democraticità di Twitter

TwitterMa allora cosa possono fare i ‘comuni mortali’ su Twitter per aumentare la loro influenza sul social? Una risposta ha cercato di darla un team di ricercatori del Politecnico della Capitale spagnola. Hanno analizzato migliaia di conversazioni che passano sulle pagine di Twitter, applicando ad esse un modello di calcolo computazionale e sviluppando una misura di calcolo che riesce a mettere in relazione l’impegno degli utenti su questo social con il grado di influenza raggiunto. I risultati non sono incoraggianti per i più smanettoni dal cinguettio istantaneo.

Le sproporzioni del social network

I risultati pubblicati sulla rivista ‘Social Network’ confermano che l’attuale struttura di Twitter, basata su questo tipo di distribuzione dei followers, è la ragione principale per cui alcuni di essi sono più ‘influenzatori’ di altri su questa piattaforma. È un network eterogeneo, insomma, in cui una vasta maggioranza di utilizzatori ha pochi followers (con 61 followers in media) e sono pochissimi gli utenti che possono contare su un numero enorme di questi (con più di 40 milioni di followers ). E addio meritocrazia, perché con queste sproporzioni avere un grande numero di followers è molto più importante di tutti gli sforzi che possono essere fatti per farsi notare cinguettando. Ed anche la qualità nei contenuti diffusi non ne gode! Se il network di ogni utente di Twitter fosse omogeneo in termini di numero dei followers che ciascuno può contare, allora ciascuno potrebbe guadagnarsi sul network stesso una posizione più influente solo in base alle attività svolte sopra di esso, quindi per quello che potremmo definire il merito delle idee o dei contenuti espressi. Purtroppo la realtà di Twitter è diversa ed è fatta di una minoranza, nemmeno tanto silenziosa purtroppo, pesantemente influente. I tweet di personaggi famosi o delle istituzioni, appunto utenti con moltissimi followers, sono diffusi potentemente dal social ed hanno un impatto enorme in rete anche se numericamente i tweet di questi soggetti sono pochi.

La macchina economica del web

A leggere ricerche come questa sembra insomma finita l’era in cui tutto ciò che circolava su internet era necessariamente sinonimo di democrazia e di merito. Il web è una macchina che replica le logiche economiche e sociali presenti nel nostro mondo. L’importanza di un utente, anche in rete, è direttamente correlata al suo status economico e sociale. Quindi niente meritocrazia. Il peso, in questo caso, deriva dal numero di connessioni che ognuno di noi ha e coloro che possono vantare, almeno su Twitter, contatti a milioni sono solo i personaggi famosi. Tutti gli altri, come al solito, restano comodi a guardare.

Marco Bennici

L'Autore

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