Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Moda. Il made in Italy deve ripartire dal basso

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Fashion blogger, brand internazionali, multinazionali low cost e riviste di settore sono oggi i veri nuovi boss dell’impero della moda. Muovono le grandi masse e decidono i capi cult delle prossime stagioni, cosa si indosserà e cosa invece andrà assolutamente tenuto lontano dai propri armadi. Ma dove sono finiti i sarti di una volta? Le vecchie imprese artigiane che producevano vero made in Italy  e che hanno reso grande la moda italiana nel mondo? Per fare il punto su quello che potrà rappresentare l’avvenire di questo settore nel nostro paese, FUTURO QUOTIDIANO ha intervistato un esperto del settore, Nicola Di Candia, businessman che da anni si occupa di questo importante segmento della nostra economia, sia come distributore che come rappresentante delle grandi firme italiane e internazionali.

Quale sarà l’evoluzione della moda e quali i fattori che la influenzeranno?

La moda negli anni ha cambiato significato, forme e dimensioni e questo è in gran parte legato all’evoluzione del tessile. È il tessile il motore principale che muove la macchina del fashion, l’elemento da cui far scaturire i trend del futuro e che influenza quello che uscirà nel mercato dello shopping. L’era dell’innovazione sta invadendo anche questo settore ma la conseguenza è che ci si sta allontanando dal vero tessile, dalla fibra pura, e questo porterà a un peggioramento della qualità del prodotto.

Qual è il modo migliore e a cosa bisogna puntare per uscire dal tunnel della crisi economica?

moda 2La moda del futuro viene generata da vari fattori. Fattori che dipendono da come si evolverà il mercato e l’economia e a cosa l’utente finale, il compratore, destinerà il proprio denaro. Elementi questi che vengono influenzati anche dalla crisi economica che stiamo attraversando. Bisogna puntare allora a una moda di qualità ma a basso costo. Spesso si associa la qualità al lusso ma non deve essere necessariamente così. È proprio questo che determina infatti una discrepanza del settore, tra chi può permettersi di spendere in una moda d’elite, e chi invece, e parliamo della maggiore parte della popolazione, ripiega nelle grandi catene internazionali, alimentando così la produzione estera, quasi sempre targata made in China, e a discapito del nostro made in Italy. È indispensabile quindi rivedere i listini e investire sulle proprietà del prodotto. Solo così la moda di qualità potrà essere destinata al popolo e non a una piccola nicchia di persone. Occorre quindi ripartire dal popolo per far ripartire la moda.

Chi sono gli italiani più spendaccioni e per quale capo sono disposti a fare follie?

Io lavoro nell’area centro sud del paese e per la mia esperienza posso dire che è proprio il sud a spendere di più e a essere maggiormente legato alle tradizioni. Nel periodo primavera-estate sono i capi delle cerimonie i protagonisti indiscussi della moda del meridione, quelli per cui ogni persona, a prescindere dalla fascia sociale di appartenenza, è disposta a sborsare più soldi. Tradizioni queste che vengono seguite anche in Veneto mentre il resto del nord è più attento ai trend del momento e a un abbigliamento alla moda ma anche in sintonia con il proprio modo di essere.

Cosa vedremo esposto nelle vetrine per la prossima stagione autunno-inverno 2014-2015?

Rosso, nero, grigio e panna saranno i colori protagonisti della prossima stagione. Le maglie colorate e gli abiti saranno invece i capi che faranno più impazzire le donne e per cui si spenderà di più.

Anita Zeipi

L'Autore

1 commento

  1. Articolo interessante e risposta altrettanto in linea con i tempi.

    Al di la’ delle competenze del settore e professionali, esiste oggi una grave crisi economica senza precedenti nella storia Italiana, pari solo al periodo del dopoguerra.

    Giorni fa’ ho assistito in Tv alla storia di un Industriale Italiano, il titolare della Mivar, per anni eccellenza nella produzione di Tv.

    La pesante tassazione e la globalizzazione dei mercati, dove primeggiano i Cinesi ed altre aree orientali, come del resto affermato da Nicola Di Candia, hanno determinato la chiusura della prestigiosa Mivar, insieme al licenziamento di tutti i dipendenti. In Italia chiudono mille imprese al giorno!

    Dobbiamo sperare che l’Ue capisca che le industrie non possono continuare a fallire per conseguenze a catena non riconducibili ai singoli industriali. Dovrebbero ridimensionare il carico burocratico e fiscale, per incentivare la produzione e favorire l’economia.

    Se non arriva una cambio di tendenza nella politica dell’Ue e nazionale, non ci sara’ piu’ futuro per le prossime generazioni.

    Ma voglio essere ottimista e pubblico il pensiero del celebre Prof. Albert Einstein circa la crisi, una crisi diversa da quella attuale, sia ben chiaro:

    Non pretendiamo che le cose cambino, se facciamo sempre le stesse cose. La crisi è la migliore benedizione che può capitare alle persone ed alle nazioni, perché la crisi porta progresso.

    La creatività nasce dalla difficoltà, come il giorno nasce dalla notte scura. E’ nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

    Chi supera la crisi, supera se stesso senza rimanere “sorpassato”. Chi attribuisce alla crisi i propri fallimenti e le proprie manchevolezze, violenta il proprio talento e rispetta di più i problemi che le soluzioni.

    La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel trovare vie di uscita e soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti.

    E’ nei momenti di crisi che emerge il meglio di ognuno, poiché senza crisi tutto il vento è carezza. Parlare di crisi è promuoverla mentre tacere nella crisi equivale ad esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoreremo duramente. Concludiamo infine con l’unica crisi minacciosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

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