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Gianni Rodari

Il Qatar riduce lo strappo e partecipa ai raid Usa. E l’Isis minaccia l’Italia

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Il Qatar ha ricucito lo strappo con gli altri paesi del Golfo. L’emirato torna così in pista e recupera il suo antico ruolo nella regione, dopo mesi di isolamento politico diplomatico, seguito alle accuse piovute su Doha da più parti di finanziare e assicurare protezione ai Fratelli musulmani. Prova ne è il suo pieno coinvolgimento nei raid americani contro i terroristi dell’Isis in Siria. Il potente regno della famiglia al Thani è dentro il gruppo dei cinque insieme a Bahrein, Arabia Saudita, Giordania ed Emirati, che con gli Stati Uniti darà battaglia dal cielo ai jihadisti.

La scelta di Obama

A ufficializzare la nascita dell’alleanza è stato stanotte il portavoce del Pentagono, l’ammiraglio John Kirby, che ha annunciato azioni militari in corso con i partner mediorientali. Una scelta, quella del presidente Barak Obama di imprimere una matrice fortemente araba alle operazioni, che ha l’obiettivo di evitare il più possibile agli Stati Uniti accuse di essersi imbarcati in una ennesima crociata contro l’Islam e di prestare in questo modo il fianco a rappresaglie fondamentaliste. Deve essere chiaro, il più chiaro possibile al mondo, che la guerra è al Califfato e ai terroristi, compresa al Qaeda e tutte le sue cellule. E i cinque sono dentro, senza ma e senza se. In prima linea a fermare i flussi dei jihadisti stranieri verso i territori dell’Isis e ad arrestare i sospetti terroristi che si trovano sul loro suolo nazionale.

L’Isis minaccia anche l’Italia

E mentre Obama e gli alleati mediorientali bombardano l’Isis risponde minacciando in primo luogo l’Arabia Saudita, accusata di tradimento e poi tutte quante le nazioni che sostengono l’offensiva lanciata dagli Stati Uniti, tra le quali anche l’Italia, la cui capitale Roma è il simbolo dell’occidente e dell’antico nemico cristiano. Parole quelle contenute nel messaggio audio diffuso da Abu Mohammad al Adnani, portavoce dello Stato islamico che fanno rabbrividire. Ma che vanno sicuramente al di là della vera strategia del Califfato, radicato al territorio e soprattutto in Iraq legato alle ricche tribu che rivendicano per sé tutto l’oro nero del paese.

Intanto i raid stanno provocando già una nuova emergenza umanitaria ai confini turchi verso i quali si dirigono i siriani e i curdi in fuga: centomila ne sono arrivati in questi giorni. E Ankara ha chiesto aiuto all’Alto commissariato per le Nazioni Unite.

I sostenitori di Dio in azione

Ad aggravare il quadro la drammatica situazione nello Yemen, dove i ribelli sciiti del gruppo Ansarullah, i sostenitori di Dio, hanno preso il controllo della sede del governo e dell’emittente radiofonica di Sanaa, quarta capitale del mondo arabo, costringendo il premier Mohamed Basindawa. Dopo il cessate il fuoco raggiunto domenica sera grazie alla mediazione dell’inviato Onu Jamal Benomar, tutto è precipitato di nuovo e non si contano i morti per strada. Fortemente pessimiste sono risuonate le dichiarazioni del rappresentante delle Nazioni Unite che ha detto che quello che sta accadendo in queste ore potrebbe portare alla scomparsa dell’attuale stato yemenita. Un nuovo scenario, che ha tutte le sfumature possibili di grigio, e che rischia di avere gravi ripercussioni non solo in Medio Oriente ma anche nel corno d’Africa. Un equilibrio che salta proprio all’imbocco de Mar Rosso.

 

Velia Iacovino

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