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Lee Tamahori

Traffico di organi. Il racket dei bambini immigrati

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Sono 2.148 i minori  scomparsi nel nulla tra gli oltre 10 mila ragazzini profughi salvati in mare o sbarcati  in Puglia, Calabria e Lampedusa, e ospitati nei centri di accoglienza. Cifre agghiaccianti, dietro le quali si celano immensi drammi umani, interessi economici da capogiro, violenza, criminalità. A renderle note è stata Franca Biondelli, sottosegretario alle politiche sociali del governo Renzi, durante l’audizione dinanzi al Comitato parlamentare di controllo per l’attuazione degli accordi di Schengen e di vigilanza in materia di immigrazione. Quello che si teme è che molti dei bambini di cui si sono perse le tracce siano finite vittime del traffico di organi destinati all’espianto. Emilia Costantini, scrittrice e giornalista del “Corriere della Sera”, racconta a Futuro Quotidiano questa drammatica emergenza alla quale ha dedicato il suo ultimo libro, “Quel segno sulla fronte”. Non un’inchiesta ma un romanzo, che, in quanto tale affranca l’autore dall’onere della prova, ma che ha il merito straordinario di accendere con forza i riflettori su una tragedia soffocata dal silenzio.

Esiste in Italia il traffico d’organi umani?

libro costantini“Non posso affermare che in Italia ci sia un traffico degli organi, mi pongo però degli interrogativi sulla base di quello che sta accadendo nel nostro paese e delle testimonianze che in prima persona ho potuto raccogliere. Nei giorni scorsi ho anche ricevuto una telefonata anonima abbastanza inquietante mentre ero a San Francisco per lavoro. Era notte e una voce italiana, presumo di una donna, mi ha detto che stavo andando oltre con questa storia e che la dovevo smettere. Sarà stato uno scherzo, come mi auguro, oppure la telefonata di qualcuno a cui il mio libro sta dando fastidio?”

Come sceglie i temi da affrontare nei suoi romanzi e come è arrivata alla delicata questione del traffico degli organi ?

“Ho sempre trattato temi di attualità. Così è stato per il mio primo romanzo “Tu dentro di me” dove ho affrontato il problema della fecondazione eterologa e non è andata diversamente per quest’ultimo. Il libro trae infatti spunto da fatti reali. La richiesta di organi ormai è elevatissima. Ci sono liste d’attesa interminabili nei centri di sanità nazionale perché la vita si allunga e la scienza fa passi da gigante. Le donazioni però non corrispondono all’ eccessiva domanda e questo spinge chi può ad andare all’estero dove fino a poco fa vi erano dei paesi, come l’India, in cui la vendita di un proprio organo era legale. Io ho avuto anche la testimonianza di una persona che in Italia, in una clinica del nord di cui non posso rivelare il nome, ha avuto l’opportunità, dietro pagamento di un corrispettivo, di ricevere l’organo di cui aveva bisogno. Da dove proveniva? E perché attraverso il pagamento di una somma di denaro, cosa tra l’altro illegale, si è data l’opportunità a una persona di ricevere non un oggetto ma una parte del corpo di un altro essere umano? Un altro dato certo è che prima in Puglia e ora a Lampedusa approdano di continuo molti migranti, tra cui numerosi minori che arrivano senza identità. Questo li porta a essere facile preda della criminalità organizzata che spesso li utilizza per schiavizzarli, per il mercato della pedofilia, della pornografia, e nei casi più estremi per l’espianto forzoso degli organi. Che fine hanno fatto i 2 mila ragazzi giunti nelle nostre coste e di cui ha parlato il sottosegretario Biondelli ?”

Perché  si parla così poco di questo fenomeno?

“Non riesco a capirlo. L’unico ad aver affrontato la questione anni fa è stato Roberto Maroni, quando era ministro dell’interno. Si era ipotizzata allora la presenza del fenomeno anche nel nostro territorio, considerato invece al massimo come una porta aerei, un posto cioè di passaggio dove i bambini migranti arrivavano per poi essere portati all’estero e finire in seguito nelle maniere più drammatiche. Ma da allora è calato solo un forte silenzio da parte delle istituzioni. La mia però non è un’inchiesta ma un romanzo inventato che si basa  su fatti che hanno un’attinenza con la realtà. “Quel segno sulla fronte” non vuole essere un libro di accusa ma un modo per porre l’attenzione su interrogativi che circondano la nostra vita forse più di quanto non possiamo immaginare”.

L’altra emergenza sociale di cui lei si è occupata in passato è la fecondazione eterologa, tema che nelle ultime settimane ha catalizzato l’attenzione dei media. Lei è favorevole o contraria?

eterologa“E’ riduttivo dirsi favorevoli o contrari. Non voglio dare giudizi o soluzioni, mi pongo solo degli interrogativi che sono quelli che stanno invadendo la cronaca quotidiana. Io sono favorevole al fatto che le coppie con problemi ad avere figli abbiano aiuti dalla scienza. Avere un bambino però è un desiderio, non un diritto. Il diritto è solo quello del nascituro ad avere la certezza sulle sue origini e sulla sua identità. L’eterologa sta creando problemi sul dna. Un bambino che nasce da ovuli estranei alla coppia potrebbe infatti non avere la sicurezza riguardo il suo patrimonio genetico, fondamentale invece per eventuali problemi di salute o di natura giudiziaria. Prendendo ad esempio il caso più attuale dello scambio di embrioni avvenuto a Roma, di chi è in questo caso il figlio? Di chi lo partorisce o di chi lo ha depositato geneticamente? Il nostro legislatore, come si è visto, ha dato la prevalenza a chi mette al mondo il bambino. Per la legge italiana vigente la vera madre infatti è colei che partorisce il nascituro”.

L’adesione del nostro paese al trattato di Prum nel 2009 e la Banca Dati del dna, che consente di prelevare il codice genetico ai minori in modo da poter incrociare i dati con certezza, sono strumenti validi per frenare il fenomeno del traffico degli organi?

“Mi auguro che questi strumenti possano contribuire ad arginare una tragedia umana su cui bisogna soffermarsi e porre attenzione”.

“Quel segno sulla fronte” (Imprimatur editore) di Emilia Costantini sarà presentato sabato 16 agosto 2014, alle ore 21.00, presso la Corte comunale di Sabaudia (Latina).

Sara Pizzei

 

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