Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

Gianni Rodari

Miccolis cerca casa

0

casa Capita, se cerchi casa a Roma perché ti hanno buttato fuori e non vai d’accordo con i soliti coinquilini, perché il proprietario la rivuole indietro, o perché è una catapecchia e non ci vuoi più stare, di rimanere a piedi per strada e in preda alla sensazione del vagabondo alla Chaplin, con lo zaino sulle spalle che dovrebbe contenere tutto il necessario, i vestiti sgualciti e che non sempre puoi lavare, e la speranza che ti ospitino la notte, senza dover trovare il solito B&B a quattro soldi. Prima cerchi qualcuno che ti tenga la roba, e lì si scoprono che gli amici e i conoscenti non vogliono la casa riempita da altro, e si inventano le peggiori scuse, e inizi pure a cancellarli dalla lista dei tuoi amici. Poi trovi quello che ti aiuta perchè gli fai pena o perchè ha avuto già lo stesso problema o perchè ti è veramente amico e allora gli sarai riconoscente tutta la vita. La roba che avevi circola e si appoggia per varie case, a volte ti dimentichi pure dove si trova e delle telefonate arrivano chiedendoti: “che fine hai fatto?”

Se la tua ricerca per la casa non ha esito, non sempre puoi rimanere a dormire dalla solita persona, e questo lo capisco eccome, visto che comunque quel tuo amico già condivide la casa con altri. E allora ti affidi a un’anima che ti soccorre inaspettatamente e che ti dice: “vai dai parroci sull’Aventino, lì troverai accoglienza”. E loro gentilissimi, dopo essere stati avvisati ben bene, hanno accolto la Miccolis per un bel p0′ di giorni, facendole pagare una cifra simbolica. Non potete immaginare quanto sia da sogno vivere sull’Aventino, uno dei luoghi più belli di Roma con tutte quelle villone, le chiese, le ambasciate, i giardini panoramici. Lei quasi non se ne voleva più andare da lì e la mattina, quando usciva alla ricerca di una stanza, prima di scendere in picchiata verso Teatro Marcello con la sua bicicletta, non vedeva l’ora di guardare Circo Massimo e sentire il profumo del giardino delle rose, passava a mo’ di pellegrinaggio dal magico buchetto in cui si vede nitido, ma in lontananza, il Cuppolone di San Pietro. Allora chiedeva, parafrasando il piccolo Truffaut ne ‘I 400 colpi’: “San Pietro ti prego fammi trovare le chiavi di casa” fammi gridare l’“Eureka” di Archimede come Balzac nel suo “La ricerca dell’assoluto”.

[tentblogger-youtube -yr0cF7_VkQ ]

I giorni passavano e le camere costavano, oltretutto, arrivati a una certa età, si pensa che ormai nessuno più ti voglia, gli studenti stanno con gli studenti, ma Miccolis si era resa conto, ed era piuttosto preoccupata della situazione, che in tempi di crisi anche la fascia dei trenta quarantenni viveva in gruppo e ammassata e condivideva spazi comuni non sempre in buone condizioni. Quindi se da un lato si dispiaceva per questa situazione anomala e piuttosto triste con l’immagine dei giovani italiani che non riescono più a sostenersi autonomamente, dall’altro si sentiva più tranquilla e meno sola. Comunque con la sua bicicletta girava e girava, telefonava e riprovava, faceva i cosiddetti colloqui (come ne ‘L’appartamento spagnolo’ ) ma niente, o troppo cara, o troppo lontana, o con troppe persone o con tipi/e dalle pretese non proprio congeniali a lei (“la pulizia è la prima cosa”… Miccolis capiva che avrebbe dovuto vivere con una fissata di perfezionismo lucidatore e scappava) o con chi aveva ancora abitudini lisergiche adolescenziali.

Insomma una faticaccia, giorni passati inutilmente a guardare siti di stanze, ma ecco che San Pietro accoglieva la sua richiesta: “Camera a stazione Trastevere, prezzo modico, ma per brevi periodi” – “Che significa per brevi periodi?”-; la risposta stranissima, ma molto romana: “che se sei bona puoi rimanere quanto te pare, altrimenti no”. Sorvolando sulla romanità della faccenda, Miccolis correva in bicicletta, e l’estate in bici va mezza nuda, gonne al vento e gambe abbronzate (per fortuna ben sode e toniche e senza un filo di cellulite, saranno, immagina, i lunghi anni di biciclettate). Sotto casa due tipi sospetti (delle caricature) che giravano in contemporanea la testa per guardarla – probabilmente lì da ore a osservare ogni donna/ragazza che passasse – ; uno, il poliziotto della banca all’angolo, l’altro, il padrone di casa. “Deve esse questa… Sei tu?” – “Sì” – “Allora figlia mia poi rimané quanto te pare”.

La stanza era un buco, ma carina, finestra sul cortile grigio, ma senza rumore, cucina un corridoietto inesistente, bagno del 1800, ma la posizione era tanto comoda che Miccolis la prendeva casaugualmente. Uno dei tre coinquilini, avvocato Silvio, diventerà un carissimo amico, il poliziotto sotto casa verrà soprannominato l’“infracoscio”, per motivi romaneschi che non sto a spiegare, ma si intuiscono; il padrone di casa la inviterà al suo matrimonio, il dirimpettaio la intratterrà con discorsi sul sesso, i negozi sul marciapiede del Bangladesh, o egiziani o cinesi, aperti fino a mezzanotte, il maritozzaro per gli attacchi di mancanza di dolcezza 24 ore su 24. Lei si è tanto abituata che non vorrebbe più lasciarla, ma dopo tre anni, dopo inseguimenti di scarafaggi che si aggiravano per la stanza, dopo aver boccheggiato l’estate in quel buchetto, battagliato con coinquiline acide, nervose, o pazze a livello psichiatrico, ma per fortuna sempre protetta dal suo amico/coinquilino fisso in casa – ormai una istituzione, tanto che Miccolis gli ha consigliato di prendersela per usucapione – ha deciso di spostarsi in un nuovo appartamento e lo vuole sempre in zona… Balzac – San Pietro – Archimede, aiutatemi un’altra volta, fatemi gridare: “EUREKA!”

Stefania Miccolis

L'Autore

Lascia un commento