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Gianni Rodari

Quando arte e vita si fondono: “Beata Beatrix”. Amore e morte di Lizzie Siddal

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“Solo l’amore e la morte cambiano ogni cosa”, scrisse Khalil Gibrain. La storia che sto per raccontarvi sembra un romanzo. Un bellissimo romanzo. Ma è tutto vero. A volte la realtà supera di gran lunga la fantasia. Così è stato nella storia d’amore e morte che lega due figure: il grande pittore Dante Gabriel Rossetti e la sua musa, Elizabeth Siddal. E che “genera”, nel 1864, un capolavoro assoluto: “Beata Beatrix”.

Lizzie Siddal

 Dante Gabriel Rossetti

Dante Gabriel Rossetti

Elizabeth nasce, terza di otto figli, in una famiglia modesta. Il padre, Charles Crooke Siddall, fa coltelli e ha un negozio nel centro di Londra, mentre Elizabeth con le tre sorelle più piccole lavora come modista in una bottega di Cranbourne Alley. Intorno ai vent’anni la sua vita cambia: Lizzie, infatti, diventa la modella preferita e l’icona della confraternita dei Preraffaelliti, un gruppo di pittori molto in voga all’epoca vittoriana. Posa, infatti, per William Hunt, Dante Gabriel Rossetti e, nel 1852, per John Everett Millais, che la ritrae come Ofelia. Per riprodurre fedelmente l’eroina annegata, il pittore chiede ad Elizabeth di posare, vestita, immersa in una vasca da bagno riscaldata con delle candele, ma durante una delle tante “sedute” le lampade si spengono. Millais, concentrato, non se ne accorge, ed Elizabeth sviene dal freddo. Viene riportata in fin di vita a casa del padre che, infuriato, chiede un risarcimento al pittore di 50 sterline. Ma la salute di Lizzie è ormai compromessa.
Dante Gabriele Rossetti entra prepotentemente nella sua vita proprio quell’anno, come amante e maestro: Elizabeth Siddal, pur continuando ad essere la modella unica ed insuperabile di Rossetti, impara da lui i rudimenti della pittura, tanto che più tardi lo stesso Ruskin, autorevole critico e sostenitore della confraternita, affermerà che l’allieva aveva ormai superato il maestro nella composizione, nella originalità e intensità dei lavori. Nel 1857, Elizabeth Siddal espone per la prima volta al salone preraffaellita: disegni ed un autoritratto ad olio. Rossetti durante le frequenti assenze di Lizzie, spesso fuori Londra per curarsi, si avvale di altre modelle, e non di rado intreccia con loro delle relazioni, come con Annie Miller, modella di Hunt. Sono momenti duri per Elizabeth, soprattutto quando a questi continui tradimenti si aggiunge la perdita del padre (1859). Lizzie non può più fare a meno del laudano, sedativo derivato dell’oppio. Un anno dopo, per placare i dolori – si pensa causati dalla tubercolosi, o da disordini alimentari o disturbi psichici, o più semplicemente dallo stesso elevato consumo dell’oppiaceo – va in overdose per la prima volta. A questo punto Dante, nonostante il parere contrario della famiglia, decide, dopo dieci anni dal loro primo incontro, di sposare Elizabeth, debole e psicologicamente provata. Siamo nel 1860. Un anno dopo Lizzie è incinta, ma purtroppo partorisce una bimba prematura, nata morta. A questo ennesimo dolore non può resistere: la notte dell’11 febbraio 1862, sola in casa, scrive un biglietto e beve un’elevata dose di laudano. Muore così, a 32 anni. Rossetti la trova priva di conoscenza, chiama l’amico di una vita Ford Madox Brown, il quale distrugge l’ultimo scritto di Lizzie, perché un suicidio sarebbe stato uno scandalo e non avrebbe permesso una sepoltura cristiana. Dante, disperato, decide di seppellire insieme alla moglie l’unico manoscritto delle poesie scritte per lei. Più tardi, gravato dalla povertà e dai debiti, andrà a recuperarle per poterle pubblicare. Così, una notte del 1869 nel cimitero di Highgate, Rossetti e il suo agente letterario aprono la tomba di Elizabeth. I presenti all’apertura del sepolcro raccontarono che il suo corpo e il suo viso erano rimasti intatti e che i suoi splendidi capelli rossi erano cresciuti sino a riempire completamente la bara. Nel 1872, Dante Gabriele Rossetti, per emulare Lizzie, tenta il suicidio assumendo un’elevata dose di laudano, ma alcuni amici lo salvano. Morirà, invece, nel 1882 in completa solitudine, povero, folle e pieno di rimorsi e rimpianti.

La morte generatrice di un capolavoro che avrà vita eterna: “Beata Beatrix”

Beata-Beatrix-LDi soggetto dantesco, “Beata Beatrix” fonde suggestioni dal poeta fiorentino con le esperienze personali dell’autore. Del resto, Dante Gabriel Rossetti riteneva di essere la reincarnazione del Sommo Poeta. L’immagine di Beatrice, la donna amata dall’Alighieri e prematuramente scomparsa, si confonde nel dipinto con la figura di Elizabeth. La “Lizzie morente” si materializza davanti agli occhi dell’osservatore come un’apparizione controluce, protesa in un’estasi mortale. Il volto sollevato all’indietro è raffigurato in un ultimo momento di vita, le sue palpebre chiuse preannunciano l’imminente trapasso dal mondo terreno a quello divino. Sulle mani abbandonate, già prive di vita, una colomba dalle piume scarlatte lascia cadere un papavero dai petali bianchi, evidente riferimento all’oppio con cui la Siddall trovò la morte. La colomba dall’aureola d’oro, comunemente simbolo di amore e di pace, ma anche rappresentazione simbolica dello Spirito Santo, è qui raffigurata con enigmatiche piume rosse, metafora dell’amore e della passione. L’uccello assume in questo dipinto una doppia accezione: identifica lo Spirito Santo che arriva per condurre in cielo Beatrice ma è, al contempo, funesto messaggero di morte. Il fiore di papavero è simbolo del veleno e del turbamento interiore che spinse la donna al suicidio. Il volto e le mani di Elizabeth, idealizzata attraverso una mistica Beatrice, rapiscono lo sguardo e solo in un secondo momento ci si accorge della presenza sullo sfondo del dipinto di due figure contrapposte: Dante e Amore. I loro sguardi desolati si uniscono mentre vegliano sul corpo morente di Elizabeth. Alle loro spalle un ponte illuminato, simbolo della città di Firenze, celebra e rammenta il legame esistente tra l’Italia e l’Inghilterra. Tutto tace, l’intera città di Firenze rimane attonita e muta al cospetto della morte di Beatrice/Elizabeth. La meridiana segna le ore nove, numero anch’esso misticamente associato alla deificazione di Beatrice, al Paradiso, ai cori angelici, a tutto ciò che ruota intorno alla perfezione del Creato. Anche Elizabeth è elevata a simbolo di purezza, legame tra la vita e la morte, tra la passione e la disperazione, elementi che caratterizzarono l’intera esistenza del sublime Dante Gabriel Rossetti.

 

Carla Cace

 

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