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è per cambiare il passato.

Milan Kundera

Anna Olivucci su ‘Il giovane favoloso’: “Un location placement riuscito”

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Il giovane favoloso non arresta il suo cammino, dopo quattro settimane è ancora in testa al box-office. Il film ha emozionato per l’umanità che traspare dal Giacomo Leopardi di Mario Martone, ma nessuno ha potuto fare a meno di volgere gli occhi all’“ermo colle” che spicca oltre la casa del poeta. Nessuno è riuscito a staccare lo sguardo da quei magnifici paesaggi che sono cornice e cuore del film, uno dei motivi del suo grande successo, perché il cammino del giovane favoloso fuori dalla sala prosegue sul territorio. Anna Olivucci, la responsabile della Marche Film Commission, ne parla a Futuro Quotidiano.

Qual è il ruolo delle Film Commission in Italia?

Le Film Commission nascono negli anni ’70 in America, ci mettono invece più tempo ad arrivare in Italia dove si inizia a parlare di Film Commission tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000. C’è poi in realtà qualche regione che si è attivata prima grazie a un suo background di cinema già consolidato, è il caso di Torino, del Friuli, della Toscana o dell’Emilia Romagna, ad esempio. Ma diciamo che intorno al 2001/2002 erano già nate tutte. Quasi da subito si strutturano in un’unica associazione nazionale di categoria chiamata Italian Film Commissions, che riunisce tutte le 17 Film Commissions sparse per l’Italia.

Com’è nata in particolare la Marche Film Commission?

destinazione marcheLa Marche Film Commission nasce ufficialmente nel 2001 come un servizio della Regione Marche, un ufficio interno senza però una dotazione specifica di personale competente. Inizialmente per questo motivo non svolge attività specifica significativa, fino a quando nel 2004 viene affidata a me e al collega Massimo Conti, professionisti competenti. In quell’anno viene rilanciata e ripresentata ufficialmente a Venezia con Dante Ferretti, in qualità di “nume tutelare”, e Neri Marcorè. Nel tempo si struttura e assume una forma precisa, alla fine del 2011 nasce la Fondazione Marche Cinema e la Film Commission attuale, di cui io sono responsabile, è un settore specifico della Fondazione, di cui Neri Marcorè è invece il presidente.

Come si muove la Film Commission?

Fin da quando eravamo un servizio della regione, abbiamo lavorato essenzialmente ad “arare il terreno”. Le regioni, infatti, a meno che non abbiano dei precedenti particolare come il Piemonte, che aveva già alle spalle una tradizione cinematografica, o a meno che non ci sia una volontà politica specifica, come nel caso della Puglia, hanno bisogno di essere sollecitate, è necessario far loro comprendere che il cinema non è solo una “faccenda culturale” ma anche un investimento produttivo. Far passare il concetto che quando si parla di cinema non si parla di una elargizione o di forme di mecenatismo a fondo perduto nei confronti di gruppi di persone che “si illudono di fare cinema territorio”, ma piuttosto di una possibilità di professionalizzazione per chi cerca di fare questo mestiere sul proprio territorio, un’occasione di impiego e un investimento produttivo.

Come è organizzata la Marche Film Commission?

Abbiamo sin dall’inizio diviso l’intervento della Film Commission tra produzioni nazionali e produzioni regionali. Perché il segno di una produzione nazionale è definito da parametri di promozione e valorizzazione del territorio, e dunque, determinante a questi fini, è la distribuzione. Ma d’altra parte non si poteva chiedere una certezza di distribuzione o un livello distributivo nazionale alle produzioni regionali che lavorano su tutt’altra dimensione. In entrambi i casi, la Film Commission ha lavorato con cifre che chiamare esigue è riduttivo. Fino a che quest’anno siamo riusciti a far comprendere che bisognava spostarsi su tagli più alti di investimento. Per noi è un motivo di grande orgoglio che infine la Regione abbia deciso di investire parte dei residui dei fondi europei Por-Fesr-2007-2013 nel cinema: non era affatto un’operazione scontata.

Perciò l’investimento è cambiato?

In quest’ottica siamo passati da un investimento di circa 62 mila euro del 2012 a un investimento di 1 milione e 190 mila euro del 2014, quindi c’è stata un’impennata di investimento alla quale ha corrisposto un’impennata di tutto il resto: sono aumentate le persone impiegate, da 408 a 1402. Il totale di giorni in cui la gente ha lavorato per produzioni cinematografiche nel biennio è di quasi 200 giorni, che sono un quinto del periodo totale di due anni. E anche questo è il lavoro di una Film Commission: registrare i dati, interpretarli, elaborarli. E oggi i dati parlano chiaro: la ricaduta economica complessiva di questi due anni è di 2 milioni e 202 mila euro, con un investimento di 1 milione e 250 mila, quindi l’indice di territorialità è del 176%. Specifico che le cifre della ricaduta sono di solo indotto diretto, cioè di tutto ciò che la produzione ha speso sul territorio. E siamo in linea con la normativa europea che, a questo riguardo, consente agli Stati membri di imporre fino al 160% del sostegno concesso.

In particolare com’è nata la collaborazione con la produzione de Il Giovane Favoloso

 

Anna Olivucci

Anna Olivucci

Con la società di produzione Palomar c’erano dei contatti precedenti perché stavamo trattando con loro anche altri tipi di produzione. Quando Palomar si è trovata in mano la sceneggiatura, quando sono iniziati i rapporti con il regista, non era difficile pensare alle Marche, soprattutto per Mario Martone, che aveva già lavorato ad una versione teatrale delle Operette Morali di Giacomo Leopardi e il cui lavoro è caratterizzato da uno studio meticoloso che aveva portato ad una stesura di sceneggiatura di estrema correttezza, scrupolosità di corrispondenza biografica e storica così forte da richiedere la presenza del luogo reale. Tra l’altro per anni ho sostenuto l’idea che le location possano essere “prese in prestito”, che si possa ambientare “Le cinque giornate di Milano” a Torino, ad esempio, ma non si può fare su tutto, ci sono delle narrazioni filmiche che richiedono un’aderenza al luogo, perché quel luogo dà un valore scenico rappresentativo e narrativo altrimenti impossibile da ricostruire.

Qual è stato il lavoro del territorio dietro a Il giovane favoloso? Si può affermare che sia stato un location placement del tutto riuscito.
È stato un location placement riuscito ma molto faticoso. Le nostre location manager, in particolare Daisy de Nardis che ha lavorato a stretto contatto con lo scenografo, sono state messe sotto una “onorevole pressione”. Martone non è di certo una persona facile da accontentare, giustamente. Abbiamo trovato le location, il materiale, musei di oggetti agricoli o di materiali d’epoca che potevano servire, e cartiere, perché il lavoro che c’è dietro è assolutamente meticoloso e circostanziato. In alcuni casi abbiamo trovato location anche per regioni al di fuori delle Marche, alcune location marchigiane sono state utilizzate, ad esempio, per Napoli e anche per Roma. In questo caso, invece di essere “presi in prestito per altri”, siamo stati noi ad ospitarli visivamente. Girare qui infatti si è rivelata per le produzioni cinematografiche piuttosto produttivo perché le Marche sono una regione intermedia come distanze, una regione accogliente, ancora accessibile, molto friendly.

Ci può parlare delle prossime iniziative legate al film?

Allora, noi stiamo puntando su due cose, una è già partita ed è il rapporto con le scuole; siamo in collegamento con il responsabile nazionale per le proiezioni nelle scuole, e facciamo in modo non solo di dare agevolazioni alle scolaresche, ma di fornire loro anche una sorta di guida al film. Io stessa a breve incontrerò personalmente 800 ragazzi di tre scuole diverse, farò vedere loro il backstage e racconterò cosa vuol dire girare un film così sul loro territorio. Li solleciterò a guardare il loro territorio anche con gli occhi del cinema, perché secondo me è così che si dà non solo una lettura più profonda del film, ma una possibile prospettiva di lavoro. È l’occasione per formare, se non nuovi operatori, un pubblico più attento, più intelligente, più avveduto. L’altra opportunità, che invece non è ancora partita, è quella del movie tour, a cui stiamo lavorando.

Riguardo al movie tour?

Bisogna far comprendere agli amministratori che un movie tour non è un semplice giro turistico magari con assaggio enogastronomico e una guida che indica semplicemente i luoghi dove il film è stato girato. Questa è una concezione di movie tour che è esistita ed esiste, ma probabilmente è proprio ciò che non ha fatto decollare il cineturismo. Un turista ha poco interesse a pagare per un servizio del genere. Un movie tour diventa tale quando si è in grado di ricreare la magia e l’appeal che il film ha dato a quei luoghi, il cineturista deve, e vuole, rivivere ciò che ha visto al cinema. Ad esempio, mentre visita la Biblioteca di Casa Leopardi, già luogo bellissimo, dopo che ne è uscito, il cineturista, riguardando la scena o la sequenza di backstage, deve riuscire a vedere il luogo visitato trasformarsi sotto i suoi occhi in location e apprezzarlo in questo duplice ruolo di “luogo” e “set”. Solo in questo caso allora il movie tour sarà davvero efficace.

Ci sarà un buon riscontro?
Se riusciremo a mettere in circolazione un movie tour come lo stiamo concependo, con questa ricchezza di notizie in più – con la collega stiamo reperendo informazioni che arricchiscono la fruizione del film e del tour, citazioni, riferimenti, notizie turistiche “chicche” sull’uso che dei luoghi è stato fatto – allora secondo me, in questa forma, il riscontro ci sarà. Ultimamente, dalla fine del turismo di massa, di turismi ce ne sono segmenti infiniti e non tutti hanno un riscontro enorme; si tratta di modulare il turismo di massa, ormai scomparso, secondo una declinazione più attuale che vada incontro alle esigenze dei nuovi turisti, in buona parte esigenze di tipo esperenziale, in linea con quello che viene chiamato “marketing esperenziale”. Si tratta quindi di fare non solo turismo, ma un turismo che crei un’esperienza che poi si ricordi, un’esperienza per cui valga la pena spendere soldi (che oggi scarseggiano…). È necessario creare una nuova offerta turistica per un luogo turistico che non è più formulabile come quello di una volta, e allora il riscontro, con questa misura di intervento, ci sarà. E soprattutto credo che il segmento del cineturismo possa dare ulteriore incremento al cinema, magari più ingressi in sala e fruizione più attenta, perché il location placement è una potente forma di promozione del territorio se, come ho detto, viene sfruttato bene.

Dopo che il film sarà uscito dalle sale, quali progetti sono in programma per mantenere vivo “l’effetto Leopardi”?

Per mantenere “l’effetto Leopardi” noi stiamo cercando di continuare questa operazione di “dissodamento del terreno”: la cosa più importante sarebbe mantenere la linea di investimento europeo suggerendo alla Regione di replicare con i fondi della programmazione europea 2014-2020, ciò che ha già fatto con i fondi europei del periodo precedente. In quel caso, oltre ad altre iniziative da avviare, si manterrebbe stabilizzata e credibile la posizione della Regione Marche nel mercato cinematografico.

Ha qualche aneddoto legato al film da raccontarci?
Per esempio, penso al momento in cui Martone si è “innamorato” della nostra location manager, dopo aver avuto un momento d’esitazione iniziale, causato probabilmente dalla difficoltà e naturale diffidenza a muoversi in una regione poco nota per servizi alle Produzioni. È stato quando lui le ha chiesto di vedere una cosiddetta “Location difficile” e ha avuto poi la possibilità di visitarla dopo appena un quarto d’ora. Un’altra curiosità è che nel film il Conte Leopardi fa il cocchiere di Monaldo Leopardi, un piccolo cameo, una citazione di se stesso su se stesso. Il lavoro di personificazione compiuto da Elio Germano è stato incredibile; ha dormito nel letto di Giacomo, e ha imparato a scrivere come lui. Non è mai uscito dal personaggio, nemmeno nelle pause dal set. Una delle ultime volte sul set, abbiamo incrociato Germano che stava scendendo le scale e io, che di Leopardi ho una buona conoscenza, quando l’ho visto ho letteralmente sobbalzato, è stato come incrociare Leopardi stesso. È stato difficile ricordarsi che era Germano.

Sono partite altre collaborazioni delle Marche con il cinema?

Abbiamo due o tre film che dovrebbero iniziare presto. È stato intanto già girato il film di Marco Pontecorvo, “Tempo instabile con probabili schiarite”, con John Turturro, Luca Zingaretti, “Lillo” e Carolina Crescentini. Uscirà invece il 27 novembre “Mio papà” di Giulio Base con Giorgio Pasotti, Donatella Finocchiaro e Ninetto Davoli, girato totalmente tra San Benedetto, Grottammare, Monteprandone e Falconara Marittima. Altri due film sono ancora in fase di preproduzione e attendiamo per i prossimi giorni i rappresentanti della produzione per fare un po’ di location scouting.

Impegnatissimi, quindi

Sì, se riusciamo a far passare al livello degli amministratori il concetto che ogni investimento regionale deve essere non tanto cospicuo come quest’anno ma strutturale nel tempo, allora sì, siamo impegnati e lo saremo, e ci sarà lavoro e indotto per molti. Altrimenti si rischia di uscire dal mercato cinematografico e dal mercato del location placement e vanificare così sforzi e investimenti fatti.

Ilaria Pasqua

 

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3 commenti

  1. Rocco Di Rella il

    SE PARLATE DI LEOPARDI, ESPRIMETEVI IN LINGUA ITALIANA!
    location placement = SCELTA DELL’AMBIENTAZIONE
    box-office = BOTTEGHINO
    Film Commission = COMMISSIONE CINEMATOGRAFICA
    background = RETROTERRA
    location manager = RESPONSABILE DELL’AMBIENTAZIONE
    friendly = AMICHEVOLE
    backstage = RETROSCENA
    movie tour = CINE-ITINERARIO
    appeal = ATTRATTIVA
    set = SCENE
    marketing = COMMERCIALIZZAZIONE
    location scouting = RICERCA DELL’AMBIENTAZIONE

    • A parte l’inopportuno uso del maiuscolo del commento precedente con inutili traduzioni dall’inglese all’italiano come per il termine marketing, complimenti per l’articolo e per l’argomento scelto, non così comunemente trattato nonostante l’importanza che ha ormai raggiunto.

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