Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

Cent’anni per Alberto Burri e la sfida della sua informalità

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Avrebbe compiuto quest’anno cent’anni tondi (era nato il 12 marzo) Alberto Burri, artista e pittore informale fra i più grandi della contemporaneità. Una carriera inaspettata, la sua, quando si laureò in medicina nel 1940. Famosissimi i suoi ‘Sacchi’, un’espressività che, ai tempi, divise i critici fra gli entusiasti e i vituperatori: la sua mostra nel 1959, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, ‘domina’ la direttrice Palma Bucarelli, provocò persino un’interpellanza parlamentare. Ma lui tirò avanti nella sua ricerca che coinvolse nell’arte i materiali più ‘poveri’ e fino ad allora ignorati: sacchi di iuta, catrame, plastica.

Le città che celebreranno Alberto Burri

sacchi burriIn occasione di questo centenario (che ad un informale come lui sarebbe parso ben poca cosa; mentre il resto dell’umanità ha bisogno di date certe per ricordare la grandezza di qualcuno), Città di Castello, dove nacque, ha organizzato una serie di eventi che si spalmeranno nell’arco di un anno intero, in un luogo che non solo riconobbe come quello delle radici e del cuore, ma anche dove volle farsi tutto da solo, a Palazzo Albizzini, una Fondazione, consapevole, forse, che altrimenti chissà come sarebbe andata a finire, a fidarsi dei pubblici riconoscimenti.

Ulteriori manifestazioni in suo onore si svolgeranno in altri luoghi dove Burri ha lasciato la sua impronta artistica: da Gibellina, dove sarà finito il Grande Cretto, a Milano in cui si ricostruirà il suo ‘Teatro Continuo’, fino a New York, che lo celebrerà inaugurando al Guggenheim Museum una splendida retrospettiva a ottobre. Fra le opere conservate in Fondazione e quelle che, poco fuori Città di Castello, sono ospitate presso gli ex Essiccatoi del Tabacco, si costituisce un percorso artistico di Burri da lui stesso indicato come emblematico della propria ricerca artistica. In tali luoghi, chi lo ama può trovare espressi il suo spirito e la sua identità sotto il magnifico cielo umbro.

Al di là delle celebrazioni (che avrebbero trasformato tutto in un che di ‘burroso’), la presenza di tale patrimonio di opere, scelte con cura dallo stesso artista come il proprio lascito alla civiltà futura, trasforma la formalità dei ricordi da ‘coccodrillo’ in un vero e proprio eterno evento.

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