"Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio".

Pietro Barilla

Mr. Pesc. Fiera dell’Est contro Mogherini

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Banca centrale bulgara

La Bulgaria nell’Euro? Eurolandia arriverà in un futuro prossimo ai confini della Turchia e della Crimea russa. Questa la suggestiva contropartita che il blocco dei Paesi dell’Est avrebbe messo sul piatto della trattativa per il posto di Mr. Pesc, sulla quale le cancellerie orientali a sostegno di Kristalina Georgieva hanno puntato per rovesciare il banco. Chi legge tra le righe definisce in ogni caso come una “negotiating position” il no di alcuni Paesi (la Polonia, il maggiore tra loro, si è sfilata) alla candidatura italiana. Il fronte dell’Est punta ad ottenere un portafoglio di peso nel nuovo esecutivo e, secondo le voci che circolano con insistenza tra Consiglio e Commissione, sta puntando tutto sullo slovacco Maroš Šefčovič, uno dei vicepresidenti di Barroso con delega all’amministrazione e alle relazioni interistituzionali.

Non a caso proprio tre giorni fa la Banca centrale della Bulgaria ha iniziato dei colloqui con l’Autorità bancaria europea con sede a Londra per realizzare un revisione della qualità della sua vigilanza bancaria in seguito alla grave crisi di due suoi istituti di credito; e non a caso il nome di Kristalina Georgieva, economista, si lega più a operazioni di politica monetaria che non squisitamente alla diplomazia.
Ma c’è di più. La Banca nazionale bulgara è anche in contatto con la Bce per aderire al Meccanismo unico di vigilanza (Ssm). La Bulgaria sarebbe il primo Paese al di fuori dell’Eurozona ad aderire al meccanismo, istituito come risposta alla crisi finanziaria e del debito sovrano della zona euro; anche se la vicina Romania ha detto che potrebbe essere pronta per l’adesione il prossimo anno. La mossa si configura come l’autentica anticamera dell’adesione all’Euro. Il Lev, già ancorato stabilmente all’Euro, è stato oggetto di più d’una recente tempesta valutaria e finanziaria.
Il presidente bulgaro, Rosen Plevneliev, ha annunciato l’intenzione di Sofia di aderire al regime di vigilanza europeo pur non potendo ancora rivelare di aderire all’euro, mentre il governo è alle prese con le conseguenze della peggiore crisi finanziaria del paese dalla crisi bancaria del 1990. La Bce sta operando per salvare la Corporate Commercial Bank (CCB), la quarta banca del paese, il cui presidente, Tsvetan Vassilev, è stato defraudato del suo potere da una cospirazione in puro stile balcanico. Un caso che ha spinto la Bce, complice la stessa economista Georgieva, a premere sul tasto dell’Euro bulgaro. I Paesi dell’allargamento Ue, scossi per i recenti avvenimenti in Ucraina e Crimea, devono arginare il potere di Gazprom e quindi russo, assicurare la Bulgaria all’area di influenza finanziaria europea e far convergere il Pil bulgaro nel flusso del circolante Euro: Lituania, Lettonia, Ungheria e Polonia hanno l’esigenza di rinforzare le difese ai confini, siano pure solo quelle finanziarie.
«La Banca centrale bulgara ha già avviato contatti con il consiglio esecutivo della Bce, come parte preparatoria per i colloqui tra il capo dello Stato e il presidente della Bce stessa per avviare una procedura per presentare domanda di adesione al meccanismo unico di vigilanza della Ue», ha reso noto la Banca centrale bulgara in una dichiarazione. Il fatto di far domanda naturalmente non vuol dire che sarà accettata. Nel frattempo il governo di Sofia e la Banca centrale hanno agito rapidamente, e successivamente al via libera della Ue hanno concesso aiuti di Stato al sistema bancario per 1,7 miliardi di euro (pari al 4% del Pil bulgaro), iniezione di liquidità che ha evitato il potenziale collasso del sistema bancario. Garante dell’operazione, Kristalina Georgieva è diventata il simbolo dell’Europa anti-Putin, e la sua candidatura vuole avere l’effetto di una bandiera, un posizionamento di cui il futuro Mr.Pesc dovrà tenere conto.

Aldo Torchiaro

 

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