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Gianni Rodari

Giornata Garantista, la proposta del Tribunale Dreyfus

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In vertigionoso aumento gli errori giudiziari, le ingiuste detenzioni e gli abusi riscontrati dalle toghe, in Italia. I dati li fornisce lo stesso Ministero della Giustizia: con 995 domande liquidate, per un totale di 35 milioni e 255 mila euro, l’anno appena trascorso segna un incremento del 41,3 per cento dei pagamenti delle riparazioni per ingiusta detenzione rispetto al 2013, che registrava l’accoglimento di 757 domande per un totale di 24 milioni 949mila euro. Il ricorso alla carcerazione preventiva, così come altre forme di abuso – si pensi alla duplice sanzione già inflitta da Bruxelles all’Italia, sono oggetto di procedura di infrazione europea: nell’adeguamento dell’Italia alla normativa U.E, lo Stato deve risarcire i danni derivanti dall’esercizio della giurisdizione e rivalersi nei confronti del magistrato: non  più solo dolo e colpa grave , ma  errori di interpretazione e valutazione delle normative europee nella  paritaria verità del chi sbaglia paga. Magistrati inclusi. Per rimarcarlo, le attività del già costituito Tribunale Dreyfus, associazione che tutela le vittime della malagiustizia, hanno dato vita a una Giornata Garantista, ospiti della Camera di Commercio di Roma.

Ad animarla, il giornalista Arturo Diaconale ed alcuni tra i più noti esponenti del garantismo italiani, giuristi e non. Una compagine intellettualmente robusta e politicamente apolide che ha offerto un contraltare alla “Giornata per la giustizia” indetta dall’Associazione Nazionale Magistrati e ha riunito a Roma i suoi per ribadire la necessità di una riforma del sistema giudiziario diretta a rendere effettivi i diritti e le garanzie dei cittadini fissati dalla Costituzione.

Tribunale Dreyfus - giornata garantista

Tribunale Dreyfus

Alla “controgiornata” della Giustizia hanno preso parte oltre ad Arturo Diaconale anche il vice Presidente Loris Facchinetti, il Presidente dell’Alta Corte Federico Tedeschini, l’avv. Valter Biscotti, dall’architetto Domenico Alessandro De Rossi, dal dott. Claudio Capotosti e dal dott. Salvatore Varano. Al termine di una conferenza stampa la delegazione del Tribunale Dreyfus ha consegnato ai giornalisti un documento con i punti indispensabili per una giustizia giusta: responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere, limitazione della custodia cautelare, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, riforma del Csm, riequilibrio tra i poteri dello stato, massima difesa del diritto alla riservatezza dei cittadini. E, soprattutto, nessun cedimento alla tendenza ad applicare all’intera società italiana normative emergenziali, come quelle antiterrorismo ed antimafia, che potrebbero favorire il pericolo di gravi limitazioni alle garanzie democratiche e di provocare svolte di tipo autoritario.

Arturo Diaconale ha riassunto i primi sei mesi di attività del Dreyfus, con lo sguardo puntato su chi abusa del potere: “la politica ricorre sistematicamente alla giustizia per risolvere i propri problemi. L’Italia è un Paese che considera tutti i suoi cittadini come presunti imputati, non presunti innocenti. La normativa antimafia è figlia di quella antiterrorismo; adesso si mutua in normativa anticorruzione, ed è fatta di leggi speciali, di eccezioni che diventano regole, di abusi del diritto sanati senza confronto democratico. La tendenza a dare ai magistrati ruoli impropri nella Pubblica Amministrazione mentre in passato era soltanto frutto di un errato sistema volto a colmare i vuoti esistenti nelle strutture statali e nei ministeri, ora, ad esempio con nomine come quelle di Cantone e di Sabella, è il frutto di una scelta politica precisa: estendere la legislazione antimafia all’intera società italiana, ma così si va verso lo Stato di Polizia che sopprime lo Stato di Diritto. Preoccupa che la riforma della giustizia sia stata scritta chiamando al confronto soltanto la Anm, al Ministero della Giustizia. Non è un confronto, è un monologo. E i monologhi non vanno d’accordo con la democrazia. Perché la voce dell’avvocatura non viene ascoltata?  La riforma della giustizia e del fisco devono passare per l’azzeramento di una situazione insostenibile: doppia amnistia giudiziaria e fiscale cui seguano riforme ispirate ai principi di diritto e delle garanzie dei cittadini”.

L’avvocato Valter Biscotti, altro fondatore del Dreyfus, punta l’indice contro una deriva cultura e politica di certa magistratura: “La politica giudiziaria è una forma di politica, diciamo un rito alternativo. Si vive l’interpretazione del diritto attraverso la lente di sempre nuove misure eccezionali. Cui prodest? Io dico che converrebbe soprattutto ai magistrati, stabilire un clima non emergenziale. Perché altrimenti tutto verrà sempre più trasferito sulla legislatura sovranazionale europea. Non a caso, e non a torto, è l’Europa a sanzionare l’Italia per le aberrazioni e gli abusi della malagiustizia”. E’ stato poi un architetto come Alessandro De Rossi a parlare della condizione carceraria, in cui l’Italia è maglia nera tra i Paesi dell’Ocse: “Un abuso del diritto intollerabile è quello della carcerazione preventiva, ormai strumento del processo per estorcere confessioni o per plasmarle, in assenza di fatti provati. L’Italia ha la più alta percentuale di detenuti in attesa di giudizio nel mondo. Altro intollerabile abuso è la condizione carceraria stessa, quando nelle celle già strette ci sono tre detenuti più della capienza massima, si riduce lo spazio vitale per ciascun detenuto in media a tre metri quadrati. Tolto l’ingombro della branda per dormire, rimane un solo metro quadrato a testa. Per questo l’Italia è giustamente nel mirino delle organizzazioni umanitarie internazionali al pari con le peggiori dittature del Terzo Mondo”.

Alla fine della Giornata garantista, il teaser del Presidente del Tribunale, Diaconale, lascia balenare qualcosa di più. Un futuro sviluppo forse anche politico. “Non ci sentiamo rappresentati, l’emergenza giustizia in Italia non ha interlocutori e non a caso ai nostri eventi non abbiamo invitato nessun esponente politico. Ma la gravità della situazione ci impone di assumere, nelle forme che stabiliremo, una nostra forte iniziativa”. Che si sia alla vigilia di un annuncio?

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