Compili il suo pronostico, ci penserà il futuro!

Gianni Rodari

Grazie a Google il cibo è a portata di click

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“Place to order” è il nuovo tasto inventato da Google per ordinare pranzi e cene direttamente dai propri ristoranti preferiti, facendoseli consegnare comodamente a casa.

Non è un segreto che Big G stia tentando di espandersi, esplorando nuove opportunità di business che possano toccare confini finora inesplorati, aprendo nuove prospettive ai consumatori. In questo caso, si tratta di una novità che potrebbe aiutare i più pigri ed affamati. Come confermato con un post pubblicato su Google +, un numero ridotto di attività commerciali al momento ha aderito al servizio, attivo temporaneamente solo negli Stati Uniti dove ritroviamo partner come Seamless, Grubhub, Eat24, Delivery.com, BeyondMenu e MyPizza.com.

Qualora l’iniziativa avesse successo, Google sarebbe già pronto ad ampliarne il raggio d’azione negli Usa e a espandersi in altri Paesi, Italia compresa. Per pranzare o cenare basterà, dunque, avere una semplice connessione web, digitare su Google il nome della pizzeria o del ristorante prescelto e cliccare, consultando il menù e scegliendo i piatti preferiti.

Dopodiché, sarà sufficiente scegliere un metodo di consegna, droni compresi, fornire il proprio indirizzo e ultimare l’ordinazione sul sito del locale, per un pranzo o una cena a portata di click senza nemmeno alzare il telefono. Il pasto sarà così servito, a qualsiasi ora si voglia, direttamente a casa propria, senza avere la noia della prenotazione del tavolo e dell’attesa, qualora il locale sia pieno.

Ieri i quotidiani milanesi hanno riportato le lamentele dei ristoratori del centro della città, furibondi contro l’Expo che sottrae clientela, giacchè sono in molti a preferire ai più consueti ristoranti intorno alla Madunina, l’esplorazione delle mille offerte di cibi esotici, con una movida da Expo. Questa iniziativa di Google potrebbe anche scatenare una concorrenza sleale da parte di chi, fra i ristoratori, più investe nella pubblicità online: insomma l’albero della cuccagna sarebbe solo per Google, in grado in ogni città di creare un Expo permanente.

 

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