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Gianni Rodari

Google X, la tecnologia che aiuta la prevenzione

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Google punta sempre più in alto. Le frontiere del web non sono più sufficienti. La multinazionale americana si getta ora nel campo della salute. Dopo il lancio di Google fit, una piattaforma per l’e-health, la società si sta orientando infatti verso la diagnostica dei tumori, ictus o attacchi di cuore, in una fase precedente a quella del loro verificarsi. Il lavoro, ancora in fase iniziale, che si sta cercando di sviluppare in un luogo segreto, è quello di utilizzare la tecnologia come strumento per la prevenzione delle malattie. Un’idea che si traduce in Google X. E chi può dire che in un prossimo futuro non sarà proprio lui il nostro medico?

Le pillole di nanoparticelle che potrebbero salvarci la vita

nanoparticellePotrebbero essere allora delle nanoparticelle a salvarci la vita. Il progetto prevede infatti l’utilizzo di queste micro particelle da inserite in apposite pillole che, una volta ingerite, potranno essere in grado di individuare la possibile insorgenza di una malattia. In che modo? Entrando nella circolazione sanguigna del paziente, dovrebbero riuscire a captare le molecole precursore della patologia. I risultati poi verranno ‘comunicati’ a una fascia hi-tech, simile a un braccialetto, che può essere indossato dal potenziale  malato. Attraverso una semplice pasticca, che poi verrà espulsa attraverso l’urina, potremmo quindi essere in grado di conoscere il nostro stato di salute, anche quando ci sembra che tutto vada bene.

Google X, la nuova frontiera nella prevenzione delle malattie

Con questa idea Google cerca di catturare quei segnali, impercettibili per noi umani, che potrebbero però fungere da fondamentale campanello d’allarme per la nostra stesso stato fisico . Si sa infatti che la prevenzione e la diagnosi precoce di una malattia sono ad oggi gli strumenti migliori per poterla combattere e sconfiggere. A parlare per la prima volta di Google X è Andrew Conrad, biologo molecolare, noto per aver sviluppato in passato un test Hiv a buon mercato, e ora leader del progetto di ricerca. “Quello che stiamo cercando di fare – ha detto in un’intervista alla Bbc – è cambiare la medicina reattiva e transazionale in proattiva e preventiva. Le nanoparticelle daranno la possibilità di esplorare il corpo a livello molecolare e cellulare”. L’oggetto della ricerca ruota inoltre attorno al magnetismo e al movimento di tali nanoparticelle. Movimento che sarebbe infatti diverso qualora questi piccoli elementi della tecnologia ruotassero attorno a una cellula tumorale.

Le lenti a contatto che leggono il glucosio

E le frontiere di Google e- health non si fermano qui. Un paio di lenti a contatto digitali sono state infatti progettate per misurare i livelli di glicemia nel sangue. Scordatevi quindi le semplici lenti che ogni giorno milioni di persone indossano per vedere meglio, magari evitando anche l’utilizzo degli occhiali. Qui si parla di un vero gioiellino della tecnologia, che sarà commercializzato dall’azienda farmaceutica Novartis, in grado di leggere il glucosio presente nel nostro corpo e i cui risultati potranno essere comodamente inviati, via wireless, al nostro medico. Se i risultati di queste ricerche funzioneranno o meno sarà il tempo a svelarlo, per ora non ci resta che constatare, e anche sperare, come la tecnologia stia entrando sempre più velocemente in ogni aspetto della nostra vita e chi lo sa che un domani il nostro medico non si chiamerà proprio Google X?

Anita Zeipi

L'Autore

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