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Gianni Rodari

Il duro cammino del Durex difettoso

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Succede quasi sempre di venerdì sera, mentre sei allegrotta e semisbronza e ti stai godendo l’inizio del fine settimana, che quelli che dovevano essere i due giorni di sagra dello spritz si trasformano nella versione, ancora più raccapricciante, del Cammino di Santiago: il Cammino del Durex schiattato.

Già.
Sei talmente stanca e avvilita per commentare, imprecare e immaginarti cosa ti direbbe tua madre che alla fine scegli di dormire sognando una pioggia di pillole del giorno dopo e gongolando per i progressi della scienza nel 2015. Ma quello era solo un pensiero da ingenua ubriacona che agognava un alibi per dormire tranquilla e fingere che non fosse successo niente perché i progressi della scienza non valgono niente a confronto delle vessazioni che dovrai subire durante l’intera giornata.
Perché il problema non è solo che il sabato i consultori sono tutti chiusi quanto più che sembra che tu stia girando come una matta per la città alla ricerca di un complice per commettere un omicidio.
Gli obiettori di coscienza sono nascosti in ogni dove e la cosa peggiore che fanno è guardarti con l’espressione accigliata come se gli avessi appena chiesto una cosa fuori dal comune, tipo di farti il bidet con la candeggina.
Sorridergli, provando a trasmettergli pena e disagio, non li impietosirà ma aprirà, piuttosto, uno spiraglio per la formazione di un’ulcera dentro di te, oltre che per un neonato chiaramente. Ma tu non demordi, perché sei troppo giovane e ti piace troppo il Ballantines per farti venire un’ulcera e, in più, sei convinta che dietro tutto questo ci sia la totale assenza del tuo conclamato diritto alla scelta.

Libertà di scelta

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Io non sono un’attivista, non firmo petizioni e, solitamente, vivo con deciso distacco il mio essere donna. Non ne faccio un dramma né un vessillo. Sono donna e basta, e in quanto tale do per scontata la mia libertà di scelta, in ogni misura e in ogni contesto, a partire dal farmi crescere i peli sotto le ascelle (è un orrore e non lo farei mai ma mi rende piuttosto serena sapere di averne la possibilità). E invece non è così scontato. Non è tanto per la scelta in sé di chi sceglie di essere un obiettore di coscienza, quanto il giudizio che viene espresso nei suoi confronti all’interno di una struttura pubblica che dovrebbe farne gli interessi.  Il giudizio, sì. Perché se a me viene chiesto di rispettare chi, con coscienza sceglie di essere un obiettore, non capisco perché dovrei trovarmi a rispondere a domande che nulla hanno a che vedere con la mia scelta.
Come se non avere un partner fisso o essere sulla soglia dei trent’anni e non voler pensare, in quel preciso momento (o magari per sempre) di avere un figlio, pregiudicasse chi siamo. Come se il margine d’errore non esistesse e dovessimo accettare la fatalità del destino con remissione. Come se mettere al mondo un figlio non fosse un atto di coscienza ma di pura necessità e fosse meno responsabilizzante l’idea di fare un figlio di punto in bianco piuttosto che scegliere di non farlo. E con questo non sto inneggiando al sesso inconsapevole o all’utilizzo della pillola del giorno dopo, o all’aborto addirittura, come un contraccettivo ordinario.

Diritto a porre rimedio al difetto

Anche se il sesso può essere inconsapevole, l’aborto legittimo, e la pillola del giorno dopo è un farmaco contraccettivo e non abortivo. Anche se il melodramma che poi si consuma negli ambulatori sembra, a volte, non tenerne conto. Perché quello che è un tuo diritto devi esercitarlo sempre attraverso espedienti, perché ti ritrovi spudoratamente a cercarti un alibi, che ti faccia sentire meno inadatta, o peggio meno colpevole, chissà di cosa e perché. Ad ogni modo continuando a girare come una nomade in giro per la città a un certo punto troverai qualcuno che non sia un obiettore, disposto a darti una mano e anche a farti sentire meno una stupida per il fatto che ti si è bucato un preservativo. Però non finisce tutto così. Perché poi una volta conquistata la tua pillola del giorno dopo, o qualsiasi altra cosa al tuo posto, devi fare i conti col fatto che nonostante i progressi della scienza, una parte del mondo intorno a te proprio non vuole saperne di progredire. Allora perché non dirle le banalità: sono una donna e voglio il diritto di mettermi una minigonna e non essere molestata per strada in tutti i modi possibili, voglio poter cambiare un uomo a settimana senza essere chiamata puttana, di tornare a casa di notte e voglio il mio dannatissimo diritto a porre rimedio a un Durex difettoso.

2015, febbraio, Italia.

Martina Di Matteo

L'Autore

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