Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà?

Gianni Rodari

Lo scultore Mario Ceroli diventa accademico dell’Università Roma Tre

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mario ceroli2Nel corso del 2015, il Senato Accademico dell’Università Roma Tre  ha istituito, su proposta del Rettore, Mario Panizza, e per la prima volta in Italia,  il titolo onorifico di “Accademico dell’Università Roma Tre”. Esso viene conferito  a illustri personalità, artistiche e scientifiche,  che  non appartengono e non sono appartenuti, ai ruoli dell’Ateneo e che per le opere realizzate  e  le pubblicazioni prodotte, hanno assunto speciale competenza nelle discipline di riferimento universitarie e  meritata fama, a livello nazionale e internazionale.

L’obiettivo è quello di   soddisfare  sempre meglio  le esigenze  di  arricchimento culturale  della comunità accademica e studentesca, aprendosi alle eccellenze, che operano all’esterno del perimetro dell’Ateneo, in diversi settori  creativi della società italiana.

Questa onorificenza è  una delle iniziative artistico-culturali  più  innovative  e qualificanti dell’Università Roma Tre, che si affianca  alla realizzazione della “Collezione d’Arte Contemporanea”: l’una e l’altra si   inquadrano   in un orizzonte di intervento strategico nella politica culturale dell’Ateneo, che vede appunto  nella diffusione e valorizzazione nell’arte  e  degli artisti contemporanei  un terreno  privilegiato per la promozione della qualità e dell’eccellenza  della creatività  italiana. “Con  questa onorificenza (assieme al rilancio del Teatro Palladium come Teatro universitario e allo sviluppo della didattica innovativa, con l’uso di strumenti digitali), continuiamo   il rinnovamento della qualità della vita universitaria, per gli studenti, i docenti e   gli uomini e  donne che operano nell’area tecnico – amministrativa, nonché per l’intera città”, si legge in una nota dell’Ateneo.

La prima personalità artistica a ricevere il titolo di “Accademico dell’Università Roma Tre” è   lo scultore Mario Ceroli (Castel Frentano,Chieti, 1938). Da oltre  mezzo secolo,  vive e lavora a Roma, dove la sua attività creativa ha costituito, nel corso degli anni, un punto di riferimento  costante      per l’arte italiana, a partire dai primi lavori alla fine degli anni Cinquanta e fino ai nostri giorni. La sua grande  Casa -Museo di via della Pisana è diventata da tempo  un prezioso spazio di riferimento artistico e culturale della Capitale, meta di innumerevoli  estimatori e collezionisti di tutto il mondo.

Un  recente  segno della sua inesauribile creatività,  è il ciclo di tele  intitolato “Onde gravitazionali”, realizzato tra il 2014 e il 2015, alla soglia degli ottant’anni. Si tratta di  una serie di opere di straordinaria freschezza  pittorica e  ricchezza problematica,  in cui, partendo dalla suggestione dalle parole del filosofo Manlio Sgalambro e dalla musica di Franco Battiato, è riuscito a “comporre” una partitura di  segni, con  acutezza ideativa,  varietà di  colore  e  fluidità compositiva, basata sulla sinuosità  delle linee e sull’eco emozionale di vere e proprie variazioni musicali, in una cosmica sinfonia. E proprio all’inizio di quest’anno 2016, come si sa, sono state scoperte effettivamente le onde gravitazionali, ipotizzate da Einstein  un secolo fa (1916).  Anche questi lavori dimostrano  che Ceroli è un artista che ha sempre folgoranti e innovative  intuizioni creative.

Ceroli è una delle personalità più alte dell’arte italiana e internazionale  della seconda metà del Novecento e di questi  primi anni del Duemila.

Il suo lavoro si presenta con segni e immagini di straordinaria qualità artistica, che hanno reso unico e irripetibile il suo gesto creativo, conferendogli il profilo e la dimensione di un classico della scultura contemporanea.

Nel suo lavoro, partendo da materiali umili ( legno, soprattutto,  vetro, pietra, terre colorate, ecc. , oltre al bronzo, alla tela, ecc.) va alla ricerca dell’essenza delle cose, al di là della loro realtà fenomenica e, con sublime atto creatore, estrae il senso da ciò che è casuale e insignificante intorno a noi. Egli, cioè, non si limita a vedere il reale passivamente, ma mediante un  sottile processo di interpretazione ideale e culturale, lo  trasfigura, pervenendo all’elaborazione di valori artistici superiori, che rendono fecondo il nostro contatto con esso.

mario ceroli3Il  complesso del suo lavoro artistico, documentato in centinaia di mostre personali e collettive in Italia e nel mondo, costituisce una delle  più importanti imprese culturali dei nostri tempi, in quanto espressione visiva e concettuale della realtà, depurata e ordinata in una superiore dimensione di significazione estetica e sociale.

Nel corso degli anni, Ceroli ha elaborato un percorso artistico, che lo ha portato a interpretare e spesso ad anticipare, con visioni da pioniere, le esperienze e le sperimentazioni d’avanguardia: dall’uso dei materiali poveri (nella prima metà degli anni Sessanta), al rapporto tra materia, opere e ambiente, ma anche tra arte e passato dell’arte, tra dimensione scenografico – teatrale dei suoi lavori  e approfondimento spirituale nei suoi grandi edifici religiosi, fino all’attenzione verso le dinamiche istituzionali e sociali dell’arte, che, con tutta evidenza, lo accreditano come un grande artista civile e nazionale.

Forse, è  uno dei pochi artisti oggi in Italia, la cui figura e le cui  realizzazioni suggeriscono una concezione nuova e peculiare della  partecipazione dell’artista all’affermazione di una società più libera e civile, più  moderna e aperta,  più pluralistica ed europea. Questa sua visione costituisce un importante segnale di riconciliazione dell’arte contemporanea con la politica e la storia e Ceroli, con le sue risorse e le sue  intuizione   creative, ci ricorda che l’arte è ancora  in grado di elaborare nuovi valori e nuovi orizzonti di senso.

Ciò che conta, nel suo cammino artistico, non è la variante o la ripetizione, ma la deviazione e lo scarto, rispetto a ogni ipotesi di gruppo, di scuola o di canone. Per cui, realizza le sue opere in modo così diverso tra di loro, che non sono mai ripetizione l’una dell’altra, ma espressione di un arsenale creativo, unico e irripetibile, in una illimitata possibilità di senso.

Ogni sua opera nasce dalla felice confluenza di condizioni obiettive (la materia) e soggettive (il talento).  Le due condizioni sono sempre presenti e imprescindibili. Il talento, nel suo caso, non è qualcosa di magico e di inesplicabile ( il genio o l’ispirazione nell’accezione dei romantici), ma è un Fare  che è un Saper – Fare, pratico e mitico, una sua  tenace e rigorosa applicazione alla costruzione dell’oggetto artistico, che è perfettamente descrivibile, in quanto depositata   in una struttura accessibile all’analisi.

Le sue opere sono frutto di un  complesso lavoro  costruttivo, in cui lo scultore si dimostra un prodigioso artista  della forma: anzi, è uno dei più grandi inventori contemporanei  della forma artistica e,  perciò, le sue opere sono destinate a restare tra i segni più alti del nostro tempo.

A ben vedere, l’artisticità delle opere di Ceroli non sta tanto nel loro contenuto, ma nella loro costruzione, cioè nella loro “messa in forma”:  e l’efficacia estetica nasce dall’intero organismo o struttura.

Ceroli progetta la forma come sintesi di materia, luce e colore, ne seleziona  i valori  essenziali, che inserisce nelle opere o negli spazi su cui interviene, consentendo al fruitore una percezione più lucida del reale e avvolgendolo in una atmosfera estetica diffusa, che ne aumenta il benessere psico- fisico, al di là delle frivolezze o delle stravaganze espressive, con cui  ci circonda spesso l’arte contemporanea.

In questo senso, l’arte di Ceroli provoca nel fruitore nuove emozioni e nuovo sapere, suscitando una vitalità organica potenziata, una espansione virtuale di energie e una liberazione della fantasia e dell’immaginazione.

Con le sue opere, insomma, Ceroli produce oggetti – valore come modelli ideali, in una visione umanistica e spirituale della vita e della cultura. Ed essi costituiscono un patrimonio da  conservare, curare e tramandare alle generazioni future.

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