Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà?

Gianni Rodari

Omissis di coppia

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coppiaAl primo appuntamento con l’uomo della mia vita ci sono andata con un filino abbondante di trucco e qualche centimetro in più sotto i piedi. Per il resto sono stata sincera e non ho indossato nemmeno il push up. Ho disatteso persino la regola aurea secondo la quale non bisogna fare troppo accenno dei propri ex. Pensai: se sono qui adesso e’ grazie anche al fatto che qualcosa è andato storto in passato.

La parola bugia ha origini germaniche, in tedesco si dice ‘ bose’, che significa cattivo, malvagio. Il contrario di amore, che invece deriva da ‘amma’, che sta per madre. Su di una macchina nuova il minimo graffio fa parecchio più male. Ci presti attenzione. Come ad un vestito appena comprato. “Amore con te mi sono messa a nudo”, gli dissi qualche settimana più tardi. Mi sembrava di essere tornata bambina, a quando la fregatura dell’altra metà della mela delineava le mie coordinate in amore. A quindici anni al fidanzatino confidi di tutto, pure di quel giorno che hai marinato la scuola andando al mare con l’amichetta del cuore. Ogni età ha i suoi eccessi solo che quando hai più vita avanti che dietro il rischio che corri è di gran lunga minore di una fortuna persa al monopoli. “Sei pazza”, mi ha detto una volta la mia estetista. Agli uomini non si racconta mai nulla, nemmeno della mezz’ora a settimana a farsi passare lo smalto. A me sono sempre sembrate parole eccessive, piuttosto ingiuste, la verità è che avrei voluto distinguermi. Io ero quella della sincerità ad ogni costo poi però qualche anno dopo mi sono finta malata pur di non andare a trovare alcuni suoi parenti lontani. Il primo graffio sulla macchina nuova ti fa sentire in colpa, già al secondo ci fai un po’ meno caso. Bello questo vestito a pois, e’ nuovo? No, me lo ha passato mia madre.

La scorsa notte l’ho trascorsa in bianco, capita più o meno così da quando è nato il bambino. Alle sette la mia dolce metà si è alzata dal letto, era una di quelle mattine freddissime. L’ho guardato -avevo gli occhi incollati – la testa arruffata ancora sotto al cuscino. Ero sfinita. Lui avrà sussurrato qualcosa del tipo: “sei sveglia?” Poi si è avvicinato per una carezza. Io sono rimasta immobile, nemmeno ho fiatato. Sono rimasta così per tutto il tempo, avrà creduto dormissi. Avevo bisogno di recuperare le forze. Poi l’ho sentito che chiudeva la porta di casa, ho tirato un sospiro. Eppure mi sarebbe tanto piaciuto preparargli il caffè.

Fiorella Corrado

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