Non preoccuparti di cosa sta per fare qualcun altro.
Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo.

Alan Kay

Quello che le donne dicono

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donneMi sono sempre chiesta una cosa sui maschi. Quando penso ad esempio alle serate che trascorrono insieme davanti a una pizza oppure al bar per la partita del cuore. Quando viaggiano o quando semplicemente scambiano qualche parola al telefono. Che cosa si dicono? Oltre alle bravate di un tempo, al fantacalcio, agli sport, alle donne e soprattutto ai motori. L’altra sera eravamo in macchina con una coppia di amici, gli uomini avanti e noi donne sui sedili di dietro. Ognuna si teneva stretta il proprio bambino sul petto, erano tutti e due addormentati. La mia amica aveva l’aria piuttosto stanca, il viso tirato. La guardavo in penombra mentre riappariva e spariva insieme alle luci di fuori. I lampioni, il bagliore dei fari, un mezzo spicchio di luna nel cielo. Mi sembrava parlasse, mica c’era bisogno di aggiungere nulla. Poi ad un certo punto si è avvicinata, la curva della strada era un tantino profonda. Così ha poggiato la testa sopra al mio braccio, quasi adagiandosi. “Non ce la faccio”, mi ha detto. “Non più”. Parlava a voce bassissima, facevo fatica. I clacson delle macchine coprivano le sue parole. Ho seguito il labiale.

La telecronaca del derby alla radio stava facendo esultare i maschi, ogni tiro un sussulto. “Chi vince?”, ho chiesto. La mia amica ha sospirato e sorriso. E’ rimasta un po’ con me a bordo campo e poi in fretta ci siamo innalzate un tantino, vedevamo dall’alto le teste, una dopo l’altra le vie, i tetti e le chiome degli alberi, siamo arrivate quasi sopra le nuvole. Le ho stretto la mano. Le sue lacrime non trovavano nemmeno l’intralcio del trucco, scivolando verso il basso come una pioggerellina finissima, qualche goccia qua e la. Ce ne siamo rimaste a vagare come due palloncini, il filo sospeso nell’aria, ogni tanto da sotto qualcuno con un saltello veniva a riprenderci e ci tirava un po’ giù. “Tutto bene lì dietro?”

La strada era vuota come sempre quando ci sono le partite della domenica sera. Al semaforo due donne da sole in 947009_10207938434720220_8553265088397180098_nmacchina, stavano cantando e ridendo. All’angolo comitive di amici, con le signore a braccetto, sempre un po’ più avanti o più indietro rispetto ai mariti. Noi intanto eravamo arrivate lontano, quasi alla luna e anche oltre, alla fine ci siamo rimesse sedute sui sedili di dietro. Il derby era appena concluso, nemmeno l’ombra di un goal. “Ci vorrebbe un po’ di musica qui dentro”, ho detto, mentre la mia amica si asciugava le lacrime. “Già, perché non cantiamo?”. Abbiamo aspettato un altro po’, ma davanti nessuno ha risposto.

Fiorella Corrado

L'Autore

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