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Alan Kay

Due ruote, le opportunità corrono in sella

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Nel 2006, Ivan Illich ci scrisse un saggio. “Apologia della bicicletta”. A nove anni di distanza, le parole di Illich si fanno largo all’interno degli spazi urbani correndo proprio sull’asse delle due ruote. La bicicletta contro la frenesia della società moderna, il mito della velocità, l’inquinamento e le ingiustizie sociali. Complici modelli sempre più compatti, portatili e “urban proof”, il 7% dei cittadini europei li usa come mezzo di trasporto abituale e sono in crescita i fruitori del bike-sharing. A Milano, ad esempio, il servizio avviato nel dicembre 2008 ha sfiorato i 2,5 milioni di utilizzi totali, oltre 500 mila accessi in più rispetto al 2013. Con un trend in crescita, che porterà il Comune ad aumentare di mille unità il numero dei mezzi in circolazione, raggiungendo quota 4.600. Sebbene Milano possa rappresentare un esempio virtuoso a cavallo delle due ruote, l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri paesi europei.

Eppure non mancano le opportunità di investimento

cycling worksSecondo l’European Cyclists’ Federation (Ecf), nella passata programmazione europea (2007-2013) sono stati circa 600 i milioni destinati a progetti di ciclabilità, anche se a beneficiarne sarebbero stati, per la maggior parte, solo quattro paesi: Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Germania, gli unici a richiedere somme consistenti. La corsa agli investimenti si riapre con la nuova programmazione. L’Ecf stima che i fondi comunitari supereranno i due miliardi. Una somma riguardevole, anche se lontana dall’obiettivo della federazione dei ciclisti europei che punta a 6 miliardi di euro, attingendo tra fondi comunitari diretti, strutturali, di coesione e di sviluppo rurale.

I fondi ci sono, la richiesta pure. Servono progetti e mobilità intermodale

Le risorse ce le mette l’Europa e la richiesta cresce. Quello che manca, in particolare in Italia, sono progetti strutturati, capaci di valorizzare il ciclo-turismo e i servizi collegati, incentivare la mobilità sostenibile insieme allo sviluppo dell’inter-modalità nei trasporti. Proprio su questo punto, oltre 50 mila cittadini hanno firmato la petizione on line per richiedere un abbonamento “bici+treno” a livello nazionale. “E’ crescente il numero di pendolari che utilizzano la bici ed il treno quotidianamente – spiegano – ma in alcune Regioni trasportare la bici sul treno ha un costo annuo di circa mille euro, perché non è ancora possibile usufruire di un abbonamento mensile o annuale. La sensazione è che i pendolari siano appesi al sottile filo di accordi stretti a macchia di leopardo a livello locale”. Creare le opportunità e le infrastrutture per un maggiore e facile accesso all’utilizzo delle due ruote consentirebbe inoltre la creazione di nuove opportunità lavorative.

Due ruote, potrebbero arrivare nuovi posti di lavoro

Se alla bicicletta sono stati finora riconosciuti i vantaggi legati al contenimento del traffico, dell’inquinamento e al benessere fisico, un ulteriore aspetto da valorizzare è quello legato al suo valore economico. Il recente studio “Cycling Works”, commissionato dalla Ecf alla società di ricerca “Transport & Mobility Leuven”, ha evidenziato come, in Europa, oltre 650mila addetti lavorino nel settore, la maggior parte nel cicloturismo. La bicicletta mostrerebbe inoltre un più alto potenziale occupazionale rispetto agli altri segmenti del trasporto, dato da una maggiore intensità occupazionale per milione di fatturato. Tanto che, se la quota del “modal share” (ovvero il numero di ciclisti urbani rispetto al totale degli spostamenti) fosse raddoppiata, potrebbero essere creati più di 400 mila posti di lavoro, geograficamente stabili e a vantaggio delle economie locali.

Erica Antonelli

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