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Smart Breeding, le piante frutto della “selezione intelligente”

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“Una biotecnologia per il miglioramento genetico delle piante, ma senza i problemi dell’ingegneria genetica”. Si apre così il rapporto di GreenPeace “Smart breeding, la nuova generazione di piante”, redatto dal ricercatore tedesco Benno Vogel. Una sorta di “selezione intelligente” per il mondo vegetale.

La via della MAS – Marker Assisted Selection

La smart breeding ovvero la selezione assistita da marcatori è una biotecnologia innovativa che, secondo il rapporto di Greenpeace, sta avendo un impatto positivo sull’agricoltura. Nata circa dieci anni fa, solo oggi questa biotecnologia sta incominciando a diffondersi in tutto il mondo per combattere le sfide “messe in campo” da cambiamenti climatici, parassiti e ad altre malattie fitosanitarie o per migliorare la qualità del prodotto. Complici la riduzione dei costi (tuttavia ancora alti) e il miglioramento dell’efficienza, viene applicata con successo proprio a quelle produzioni ritenute fondamentali per l’approvvigionamento alimentare mondiale. Paesi come Cina, India e Indonesia la utilizzano per contrastare le malattie del riso; in Nigeria e Tanzania per il virus che attacca le piantagioni di manioca, alimento di base per 200 milioni di persone nell’Africa subsahariana; in Nord America per garantire al frumento maggiore resistenza contro le malattie fungine.

smart breedingCome funziona

Attraverso la selezione convenzionale delle piante è possibile la produzione di nuove varietà di colture maggiormente “forti”. L’identificazione di tratti complessi, come ad esempio la resistenza ad una patologia rappresenta un processo lungo nei programmi di incrocio e selezione tradizionali. Con la MAS invece, tali problemi vengono superati attraverso l’utilizzo di marcatori genetici correlati al tratto desiderato. “Una volta identificata una sequenza genetica che è sempre correlata, ad esempio, alla resistenza ad una data malattia – si legge nel rapporto – è possibile evitare di testare sul campo ogni nuova generazione di piante per questo specifico tratto. È sufficiente cercare la presenza del marcatore con un rapido test del DNA, per sapere immediatamente se le nuove generazioni di piante hanno ereditato o no il tratto in questione”.

Smart Breeding, nessuna trasformazione genetica

E nulla a che vedere con gli OGM, visto che l’obiettivo del rapporto è proprio quello di proporre soluzioni alternative. Fattore, questo, non secondario, sia per il principio di precauzione invocato da diversi Paesi Europei per bloccarne la commercializzazione e la coltivazione; sia per la diffidenza dei consumatori verso i prodotti geneticamente modificati, che per tutelare i comparti agroalimentari più “ricchi” per tipicità e biodiversità, tra cui quello italiano, caratterizzato per lo più da piccole e medie aziende agricole e capace di reggere la concorrenza internazionale solo attraverso politiche di valorizzazione della qualità e tipicità delle proprie produzioni, tradizionali e biologiche.
“Di conseguenza la MAS – come spiegato nel documento – se confrontata con le colture OGM, presenta minori problemi di sicurezza, rispetta le barriere tra le specie, è più accettabile per i consumatori, ha una commercializzazione più rapida e affronta in modo più efficace tratti complessi come la resistenza alla siccità”.

Elementi che hanno solleticato l’interesse del settore privato, soprattutto delle multinazionali. Monsanto per esempio, azienda leader nelle sementi, ha investito più di 175 milioni di dollari nella sua MAS-piattaforma, mentre cresce il numero di domande di brevetto associate ai marcatori molecolari. Un fattore che, più che un’opportunità di sviluppo, rappresenterebbe un rischio. Ne è convinta Janet Cotter, della Science Unit di Greenpeace International, che afferma come “i benefici della MAS, tuttavia, potranno concretizzarsi pienamente solo se questa rimarrà una tecnologia open source, senza brevetti industriali sulle tecniche, come invece avviene di solito per le colture geneticamente modificate”.

Erica Antonelli

L'Autore

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