"Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio".

Pietro Barilla

8 marzo, donne in festa

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Donna profiloLa funzione della festa è certamente quella di mantenere la memoria, e costruire (e continuamente ri-costruire) un legame fra tutti coloro che si riconoscono nel valore simbolicamente espresso dall’oggetto/soggetto celebrato. Ciò, ovviamente, discende dalla risaputa caducità dei legami e dall’ancor più risaputa fragilità della memoria.

Non occorre avventurarsi lungo impervie strade del pensiero per rendersi conto che questa funzione, del ricordo e del legame che fascia il ricordo, è una funzione benigna, progressiva, generatrice di movimento, capace di assicurare una dinamica costruttiva dei processi sociali, altrimenti destinati ad una ineluttabile schiavitù del caos. Ricordare per creare, per favorire il consolidamento di una identità, per convogliare energia in direzione di una meta riconoscibile.

E tuttavia, come succede al mito – di cui essa è parente prossimo o una sorta di sua filiazione – anche la festa finisce nella rete predisposta ad accogliere ogni formazione culturale, bassa o alta che sia, ogni funzione sociale, per una sua riconversione ideologica.

A questo punto, dopo un simile trattamento simbolico, la festa assume la funzione – non più benigna, progressiva e generatrice di movimento, bensì regressiva, immobilizzante – di bloccare il processo sociale che sottende la sua struttura.

Immaginiamo per un istante che questo passaggio sia articolato in due momenti distinti e sequenziali: un primo momento, che diremo dell’espansione, in cui la festa si incarica di estendere la capacità del ricordo, di allargare le potenzialità operative della memoria, cementando il legame fra tutti coloro che si riconoscono nel valore celebrato; un secondo momento, che diremo della fissazione, in cui la festa è caricata del compito di restringere l’ambito pragmatico in cui il suo significato vive ed agisce. Vale a dire, il compito di convogliare l’energia in una unità temporale distinta da un prima e da un dopo, entrambi estranei al processo sociale medesimo.

Il fine di tale operazione di signoraggio rovesciato (la moneta della festa viene appositamente svalorizzata per poterne fare strumento di controllo) è esattamente questa: la festa deve diventare una concessione, un transito, una deroga, un’eccezione; situarsi all’interno di un dominio di comportamenti e di credenze in cui essa, e il suo oggetto, non cambi la direzione delle cose, imbrigli – nel suo farsi appuntamento periodico – ogni potenzialità eversiva, sancisca una condizione di sospensione, ribadisca una concrezione di senso e di tempo affogata nell’inerzia del quotidiano.

In tale prospettiva ogni festa tende a svelare la sua seconda natura strumentale nel suo approssimarsi alla festa pura, quella nella quale la funzione di discontinuità e di interruzione è evidente al massimo grado: la festa del carnevale.

È importante sottolineare come qui non si stia parlando del carico consumistico che infetta ogni celebrazione (dal Natale dei regali all’8 marzo dei mazzetti di mimosa). Si sta focalizzando un preciso elemento critico del rapporto fra le cose (il disastro delle operaie morte in America agli inizi del secolo), i significati (la necessità di coagulare le infinite sfumature identitarie in un’unica formazione culturale: la donna!), i simboli (l’8 marzo), il contesto pragmatico (il processo di crescente consapevolezza della comune condizione).

Chi è troppo critico con la solitudine di una ricorrenza tende forse a perdere di vista l’originaria natura propulsiva della festa. Ma coglie, certamente, un aspetto più nascosto della celebrazione: sfogatevi oggi, domani ritorna tutto come prima.

 

L'Autore

Sandro Vero è psicologo di formazione sperimentale. Svolge la propria attività nel servizio sanitario nazionale. Ha interessi in ambito filosofico e semiotico. È giornalista pubblicista e scrive per numerose testate online, specie su temi che riguardano l'attualita politica. Oltre a numerosi articoli scientifici, ha pubblicato alcuni volumi, l'ultimo dei quali, "Il Mito Infinito", è un'analisi serrata della macchina mitologica del capitalismo.

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