Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà?

Gianni Rodari

Cibo e sesso: cos’hanno in comune?

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cibo e sessoIl primo legame nasce dall’antichità, sin dai tempi della mela di Adamo ed Eva: già da lì i due piaceri erano legati alla volontà di infrangere l’unica regola stabilita dell’evitare la mela tentatrice rappresentata metaforicamente come il nutrimento completo. Da questo mito culturale così lontano, ma ancora così radicato nella nostra società, si possono intravedere i primi barlumi della disobbedienza associata al sesso inteso come peccaminoso. Inoltre, cibo e sesso hanno molti punti in comune poichè rappresentano sia dei piaceri energici e soddisfacenti sia perchè naturali e raggiungibili per tutti. “Mi pento di tutte le diete, dei piatti deliziosi rifiutati per vanità, così come mi pento di tutte le occasioni di fare l’amore lasciate andare per occuparmi di faccende in sospeso o per virtù puritana”. Cosi l’incipit di “Afrodita”di Isabel Allende, nel quale la scrittrice cerca di riparare al tempo perduto dispensando consigli e ricette afrodisiache per tutti gli amanti. Ma che cos’è che accomuna cosi tanto il cibo con il sesso? In primis vi è il collegamento al piacere: quando si mangia, si soddisfa principalmente il gusto, appagando il bisogno primario di nutrirsi, ma è anche un consequenziale appagamento dei sensi che dona benessere e piacere. Ciò si spiega poichè il cibo e il sesso hanno la stessa localizzazione cerebrale, gli stessi circuiti neuroendocrini e gli stessi ormoni che li controllano, di conseguenza sono stimolate le stesse molecole del cervello.

Negli anni ’70 fu scoperto un ormone denominato Vip (Vasoactive Intestinal Polypeptide), il quale è localizzato a livello intestinale. Secondo questa teoria, mangiando alcuni cibi, si ha la vasodilatazione dei corpi cavernosi dei genitali che tendono a gonfiarsi di sangue, sia nell’uomo che nella donna, quasi come se il Vip fosse una specie di “viagra” innato. Ed ancora vi è una relazione legata alla storia dell’umanità, poichè il cibo ed il sesso sono stati fondamentali per millenni a garantire la sopravvivenza della specie, l’uno ha avuto la funzione primaria per permettere all’uomo di sostenersi e di lavorare, evitando che si ammalasse e morisse; l’altro ha garantito la continuità della specie e la riproduzione di essa. Tra i cibi particolarmente noti come afrodisiaci vi è indubbiamente il peperoncino, afrodisiaco per eccellenza, utile per potenziare il desiderio sessuale maschile perchè migliora la circolazione sanguigna nei genitali. Altri sono meno noti e talvolta insospettabili come l’avena o il miele, che riattivano la produzione di testosterone aumentando la libido. Nel menù che accende la passione di lui rientrano a pieno diritto le uova, ricche di proteine che riequilibrano i livelli degli ormoni maschili aumentando il desiderio; le ostriche e i frutti di mare, che abbondano di zinco essenziale per il liquido spermatico e una buona eiaculazione; il cioccolato, utile anche per lei perché in entrambi i sessi riduce lo stress e aiuta il rilascio di serotonina, il neuromodulatore della felicità. Ma gli alimenti accostati all’eccitazione sono anche altri, dalle erbe contenenti sostanze che migliorano la circolazione sanguigna, come melissa, prezzemolo e basilico, all’aglio e alla cipolla, che hanno un odore simile alle secrezioni femminili durante l’atto sessuale, e ancora: spezie come lo zenzero e lo zafferano, con sostanze che aumenterebbero il desiderio.

Così, anche per i più scettici, la buona tavola si presta all’amore felice, tanto vale provare. Certo si tratta più di curiosità, di un altro modo simpatico di giocare con cibo e sessol’eros. I cibi afrodisiaci rappresentano forse un mito, ma un importante afrodisiaco esiste ed è il nostro cervello che ci permette, attraverso l’immaginazione, di sperimentare e vivere l’eccitazione sessuale, mettendo in moto i nostri sensi. Sul piano pratico può essere considerato particolarmente erotico per alcune persone, cucinare insieme e degustare il proprio operato come preambolo per una serata romantica. Cucinare, per sé o per gli altri, a maggior ragione per il proprio partner, è un modo per poter “donare” una parte di sé. In questo senso, rappresenta la possibilità di trasformare qualcosa di grezzo in un piatto elaborato da donare a sé stessi in primis e al partner poi. E’ quasi come se potessimo definire quest’azione come la cartina tornasole di una coppia: infatti una persona che tende a prendersi cura del proprio partner e vuole accudirlo in maniera sana e attenta tenderà a preparare piatti deliziosi e ben serviti per rendere l’atmosfera ed il momento della nutrizione come unico e speciale, quasi come una madre che si prende cura del proprio bambino. Al contrario, quando il rapporto di coppia è saturo e logoro prendersi cura dell’altro e cucinare per lui/lei diventa l’ennesima fatica da compiere con noia e difficoltà. Il fine ultimo è sempre il principio di piacere di freudiana memoria. Il non plus ultra della condivisione diventa a questo punto il preparare insieme manicaretti l’uno per l’altro, ritagliandosi in questo modo una condivisione che possa trovare spazio in una serata unica e speciale solo per due. E tu, cucini per il tuo partner?!

Valentina De Maio

L'Autore

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