La gente ha sempre dichiarato di voler creare un futuro migliore.
Non è vero. Il futuro è un vuoto che non interessa nessuno.
L'unico motivo per cui la gente vuole essere padrona del futuro
è per cambiare il passato.

Milan Kundera

Daniela Condò, donna di relazioni istituzionali e di educazione alla legalità nel sistema bancario

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daniela condòIl tema è di quelli da far tremare le vene ai polsi: l’antiriciclaggio. Per lei, invece, è pane quotidiano. Daniela Condò, gentile e socievole avvocata incardinata nel mondo bancario, è stata nella trincea dell’antiriciclaggio di Dexia Crediop, dopo aver dispiegato le proprie competenze in vari settori della Banca. A lungo responsabile del coordinamento e sviluppo della comunicazione istituzionale, esterna e interna, per noi giornalisti è stata una figura familiare, invitandoci a convegni e tavole rotonde di altissimo profilo scientifico e culturale e di respiro talvolta internazionale, dove riusciva a creare panel con i più grandi esperti dei settori economico, finanziario, culturale. Tutto ciò senza essere di quelle tizie, che pur circolano nell’ambiente, le quali, appena hanno una parvenza di ruolo, paiono la Regina d’Inghilterra che graziosamente si concede ai sudditi scrofolosi. Daniela è, invece, una delle donne più aperte che io conosca ed è naturale che fra noi nascesse una grande sintonia, un po’ grazie a intrecci lavorativi presentatisi via via negli anni, un po’ perché la sua socievolezza contagiosa è irresistibile. Aveva anche un altro asso nella manica: finché il professor Mario Sarcinelli è stato presidente di Dexia – Crediop, Daniela ha collaborato strettamente con lui, un grande della finanza, ma anche una persona di così specchiata onestà che metteva in ombra tanti lillipuziani del settore atteggiantisi a maitres à penser.

Altro campo d’azione in comune con Daniela, le iniziative culturali. Ho scolpito nella memoria la visita, nel 2006, all’Aula Gotica del Monastero di clausura dei Santi Quattro Coronati, nell’omonima via romana del Celio. Un luogo di eccezionale bellezza, completamente affrescato come una Cappella Sistina del Medioevo, testimoniato da un libro preziosissimo, pregevole documento edito grazie al sostegno di Dexia Crediop, opera che attesta un restauro mirabile curato dalla professoressa Andreina Draghi, direttrice del Museo di Palazzo di Venezia. La tenacia e la passione di Daniela hanno, poi, nel 2014, consentito l’apertura al pubblico, sia pure in giorni contingentati, dell’Aula Gotica, restituendo a Roma una testimonianza rarissima della sua grandezza medievale. I Santi Quattro Coronati rappresentano un simbolo dai molteplici significati: mi pare di aver persino letto che abbiano un’attinenza con le tradizioni massoniche francesi. Naturale, dunque, chiedere a Daniela di raccontarsi: l’itinerario professionale al femminile ha tanti risvolti che sono un tassello del cammino verso le pari opportunità, da sempre uno dei miei campi di battaglia.

Daniela, sei romana de Roma?

Sono nata a Roma, ma vanto la duplice origine meridionale dei miei genitori: padre nato a Gerace, nella Locride, e madre a Militello, in provincia di Catania, vicina di casa di Pippo Baudo. daniela condò
L’origine del mio cognome la scoprii per caso, durante un esame universitario di Diritto romano, quando il mio professore interruppe l’interrogazione su regesti e rescritti, per chiedermela. Di fronte alla mia perplessità, mi rivelò che la provenienza magno-greca della mia famiglia era attestata dal cognome che aveva radici nel vocabolo “Kontòs”, ossia ‘lancia a due mani’. Forse vi si riflette nel mio carattere, sempre lancia in resta. Entrambe le famiglie dei miei genitori si trasferirono a Roma. Mia nonna paterna, madre di dieci figli, affrontò momenti difficili perché mio nonno si dileguò. Non si perse d’animo e mantenne l’intera famiglia con lavori di sartoria. Mio padre, il maggiore, divenne il vero riferimento per i fratelli e le sorelle minori. Sacrificò gli studi per consentire a tutti di trovare una propria strada: seppero farsi valere laureandosi e intraprendendo brillanti carriere nella Pubblica Amministrazione. Vanto anche cugini Oltremanica, i McKay, figli di una sorella di papà innamoratasi di un baldo irlandese e madre di due miei affezionati cugini, con carriere di successo nel mondo manageriale e accademico anglosassone.

Cosa volevi fare a 16 anni?

La suora. Ero molto concentrata sugli studi; avevo già un carattere aperto, ma mi affascinava il mondo del misticismo. Frequentavo il Liceo Classico ‘Augusto’ e ho avuto compagni di scuola e amici di ‘comitiva’ che hanno fatto brillanti carriere.

Uscivi in comitiva malgrado ambissi al convento?

Il mio segno zodiacale doppio – sono dei Pesci – mi dava una duplice spinta: da un lato alla riflessione e allo studio; dall’altro fuoriusciva la mia esuberanza ‘calabro-sicula’ che mi spingeva a una grande socializzazione. Tramontata la vocazione, ne ho comunque perseguita un’altra, riflesso della mia attrazione per il concetto di giustizia: mi iscrissi all’Università ‘Sapienza’, alla Facoltà di Giurisprudenza, riuscendo a laurearmi, nel 1983, in tre anni e una sessione, con 110 e lode, e con una tesi in Diritto civile col professor Massimo Severo Giannini, sul “Risarcimento del danno biologico”. Un tema all’epoca di frontiera. Discussi la tesi al buio: non perché non ne conoscessi i contenuti, bensì perché letteralmente ci fu un black out e ciò mi rassicurò, tanto da porre degli argini alla mia naturale logorrea. Fu molto divertente che il professor Giannini, un guru del diritto, mi incoraggiò a non interrompere la mia dissertazione, malgrado il buio di quel pomeriggio di dicembre.

Cosa facesti, dopo?

Cominciai a guardarmi intorno: grazie ai risultati universitari, ottenni una borsa di studio per un corso di segretario comunale alla Luiss, a Roma. Indi, ho superato il concorso pubblico al Consorzio di Credito per le Opere Pubbliche – Crediop, all’epoca primario istituto di diritto pubblico, partecipato da Cassa Depositi e Prestiti e Ministero del Tesoro (oggi Economia e Finanze). Lo vinsi e lì ho vissuto mille vite.

Più di un gatto? Come mai?

Dall’85 ad oggi il sistema bancario ha vissuto molte turbolenze e trasformazioni profonde. In trent’anni, ho sperimentato la privatizzazione dell’Istituto, ceduto prima all’Istituto San Paolo di Torino (ora Intesa San Paolo) e poi al Gruppo internazionale Dexia. Nelle varie trasformazioni del Crediop mi sono impegnata su svariati fronti: come componente dell’ufficio Human Resources, poi legale e contenzioso, fino a divenire responsabile dell’Ufficio Affari Generali e, poi, col passaggio a Dexia, ho ricoperto il ruolo di direttore della Comunicazione con rapporti Istituzionali ai più alti livelli, nazionali e internazionali.

Chi sono le persone che ti hanno culturalmente arricchita?

Prima della privatizzazione ho avuto il privilegio di lavorare col presidente dell’epoca, Paolo Baratta, oggi illuminato Presidente della Biennale di Venezia, che mi introdusse anche al settore della Comunicazione e delle Relazioni con i media. Un altro Presidente a cui devo tanto, sotto il profilo intellettuale, è stato Antonio Pedone, grande economista e oggi accademico dei Lincei, arrivato al Crediop su indicazione dell’allora Ministro Guido Carli alla fine del 1991. Il mio Pantheon dei presidenti comprende, infine, Mario Sarcinelli, già ministro del Commercio per l’Estero del Governo Fanfani (1997) e per 4 anni vicepresidente operativo della Bers (Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo). Con lui, ai vertici di Dexia Crediop a partire dal 2007, ho collaborato, con sue deleghe, sia alla Comunicazione e Relazioni Istituzionali; sia, negli ultimi tempi, all’Antiriciclaggio.

Cosa vuol dire: ‘antiriciclaggio’?

daniela condòE’ un ruolo nevralgico nel sistema bancario, presidiato da una rigorosa normativa a tutela della fede pubblica, declinata da direttive europee – siamo alla quarta -: le banche, infatti, hanno il compito di prevenire e collaborare con le autorità preposte, affinché non si commettano reati di riciclaggio di denaro, beni o altre utilità. Si tratta di un compito gravoso, che richiede un impegno costante e una preparazione non solo giuridica, ma anche sensori ben allertati sul fenomeno. Lo stesso Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco ha in più occasioni ammonito sull’importanza di sviluppare antenne puntate sul riciclaggio, tappa del circuito vizioso dell’illegalità. L’impegno del sistema bancario dev’essere duplice: da un lato i presidi tecnici dell’antiriciclaggio e della compliance e, dall’altro, un’educazione generale alla legalità.

In quale trincea ora combatti?

Mi piacerebbe continuare ad impegnarmi in quest’azione sia tecnica sia pedagogica di educazione alla legalità. Mi pare così di dare un contributo fattivo a fugare le nebbie della corruttela che, purtroppo, ancora non si diradano nel Paese. Sul fronte immediato, invece, sto organizzando per il prossimo 22 giugno, presso l’Auditorium della Consob, un importante incontro di presentazione del libro di Antonio Pedone sugli scritti di Luigi Spaventa, a partire dal 2002: “Contro gli opposti pessimismi. Come uscire dal declino e dalla crisi”. Speriamo che la lezione di Spaventa, che, in quell’occasione troverà autorevoli testimonial, come Valeria Sannucci, Matteo Arpe, Marcella Corsi, Maria Cristina Marcuzzo, Stefano Micossi, Marcello Messori, Giovanni Sabatini, sia faro per il futuro. All’incontro sarà presente anche il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.

Annamaria Barbato Ricci

L'Autore

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