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Eurispes: lo spettro dell’Italia si chiama burocrazia

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Uno spettro si aggira per l’Italia: è quello della burocrazia, che da longa manus del potere si è trasformata in un potere vero e proprio capace di condizionare la politica, la vita sociale e civile del Paese. La presentazione del ventisettesimo Rapporto Italia da parte dell’Eurispes è uno stillicidio. Ogni numero, dato, percentuale è un colpo di scure nelle ferite aperte di quello che una volta era il Belpaese o, come lo si è chiamato di recente, Verybello. «Mentre l’economia va a rotoli e la società vive un pericoloso processo di disarticolazione – ha detto il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, nella sua relazione – assistiamo al trionfo di un apparato burocratico onnipotente e pervasivo in grado di controllare ogni momento e ogni passaggio della nostra vita». Come ogni anno il rapporto è diviso per dicotomie: sei i campi di ricerca che hanno impegnato più di sessanta ricercatori, con la direzione scientifica di Paolo De Nardis: coraggio contro rinuncia, cittadinanza contro sudditanza, morale e diritto, naturale e artificiale, città e campagna, per terminare con una delle più classiche: presente contro futuro.

Cala la fiducia verso l’Italia

EurispesAumenta il numero di italiani che ritengono la situazione economica italiana peggiorata rispetto all’anno scorso: ora sono più di otto su dieci. Il 74% degli italiani non arriva a fine mese, il 73% utilizza i propri risparmi per far quadrare il bilancio. La fiducia nelle istituzioni ha avuto un crollo di oltre settanta punti percentuali rispetto al 2013 e il 35,4% sta pensando all’espatrio come una concreta soluzione alle problematiche personali. Anche la fiducia nell’Europa è in calo di oltre il 34%. «Tutti gli indicatori denunciano una vera e propria emergenza – ha detto Fara introducendo il suo discorso – la disoccupazione ha raggiunto il massimo storico, la capacità di spesa delle famiglie è arrivata al lumicino e i consumi si stanno sensibilmente contraendo. Continua ad allargarsi l’area della povertà e il mantenimento dei dignitosi standard di qualità della vita appare irrimediabilmente compromesso anche per i ceti un tempo garantiti».

Cosa accade alle nostre istituzioni?

Le istituzioni non vivono un momento facile, accartocciate nella discussione su autoreferenziali regole del gioco, rappresentate da un leaderismo semplificatorio e superficiale. La politica subisce una frattura quasi insanabile con i cittadini, divisi da un fossato che tende ad allargarsi di giorno in giorno e che coinvolge anche le Istituzioni di Garanzia. Si salvano le Forze Armate e le Forze di Polizia, considerate più vicine ai problemi della gente comune e del vissuto quotidiano. La continua e irrefrenabile congiuntura economica negativa, il peso della burocrazia e della pressione fiscale – con il Cardinal Bagnasco che ha addirittura parlato di “fisco predatorio” – la distanza fra Paese reale e Paese ideale, l’affermarsi di uno stato d’animo di insicurezza e di timore del futuro hanno contribuito a far sì che l’attaccamento degli italiani al proprio Paese sia ormai disciolto: nel 2006 coloro che si dichiaravano disposti a lasciare l’Italia erano il 36%, ora è il 45,4%. L’Europa non è assolta da colpe: se, una volta, la fiducia nelle istituzioni europee era alta e gli italiani confidavano nella sobrietà e nella terzietà dell’Unione Europea, ora lo scenario si è ribaltato. Oggi quattro italiani su dieci ritengono che dovremmo abbandonare l’Euro. In più l’atteggiamento di alcune superpotenze europee, interessate più a difendere interessi personali e nazionali, viene visto come soverchiante.

L’Italia intrappolata nelle maglie della burocrazia

detrazioni_fiscaliIl Rapporto Eurispes dipinge quindi l’Italia come intrappolata nelle grandi maglie della burocrazia che, a partire dalla legge Bassanini del 1992, è diventata un centro autonomo di potere e di ricatto: «Complice la debolezza della politica, la rete burocratica ha finito per avvolgere silenziosamente il Paese e ne sta mortificando la creatività, l’impegno la stessa voglia di fare. Fisco e burocrazia stanno distruggendo l’Italia, che appare come l’uroboro, il mitologico serpente che si mangia la coda nutrendosi di sé stesso. Lo Stato sopravvive nutrendosi dei propri cittadini e delle proprie imprese, cioè della società che lo esprime» continua Fara. L’attuale legge elettorale, inoltre, secondo l’Eurispes, ha creato un panorama parlamentare fatto di nominati, “raccogliticcia, superficiale e provinciale”, frutto dei nuovi meccanismi di selezione, quasi sempre controllati dall’alto e poco trasparenti: «La fiducia riposta nelle forze politiche più o meno tradizionali è ai minimi storici, rappresentati e rappresentanti si assomigliano, al punto di azzerare la tradizionale differenza che sempre dovrebbe manifestarsi tra un ceto dirigente e la base che lo esprime. Siamo arrivati al paradosso che per assomigliare così tanto a una base che non ha fiducia nella politica, gli stessi politici ammettono che la politica gli fa schifo» afferma il presidente dell’agenzia.

Tre possibili vie d’uscita anti crisi

Fara attacca anche i giornalisti, colpevoli di aver creato un teatrino autoreferenziale in cui hanno perso il ruolo naturale di “coloro che fanno domande” per essere “quelli che danno risposte”. L’intervento si conclude con tre possibili visioni su un’eventuale soluzione alla crisi: la prima è “conservatrice-neoliberista”, che affida al mercato il destino dell’Italia, medicina capace di svegliarci miracolosamente guariti dagli atavici difetti nazionali grazie a frustate rivitalizzanti provenienti dall’Europa. La seconda visione è “apocalittico-nichilista” e pretende che il Paese debba essere smontato e ricostruito partendo dalla democrazia orizzontale del “like” sui social network. La terza infine è “messianico-riformista”e si affida su un mix di rinnovamento e conservazione: «Riforme radicali congiunte alla valorizzazione delle eredità positive. Una ricetta in grado di farci tornare in assetto e recuperare almeno parzialmente il tempo perduto. Einsten diceva che non si possono risolvere i nostri problemi con lo stesso modo di pensare che abbiamo avuto nel crearli» conclude Fara.

Alessandro Di Liegro

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