«Lei sogna di ..far tredici? » Ma lo farà sicuro!

Gianni Rodari

I vantaggi della mamma lavoratrice

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MammaLa pausa pranzo

Quella che se fosse un film sarebbe una proiezione senza réclame. Se invece fosse una parte del corpo sarebbe una tetta da ciucciare con smania. E se fosse un oggetto? Non c’è dubbio: la borsa di Mary Poppins. Pausa pranzo, ovvero fare uscire da poco più di trenta minuti tutto quello che non viene fuori nemmeno in un anno. Roba che se lo scopre l’ad di Cepu come minimo brevetta la formula, già mi immagino lo spot alla radio: Mamma fuori corso, con noi puoi recuperare la vita anche se sono diversi anni che l’hai interrotta.

Non ti accorgi del mobbing

Rientrare a lavoro dopo parecchi mesi a pulire culetti e parare sputi di omogeneizzati al cavallo procura le stesse allucinazioni di una sniffata di gas narcotico. Hai presente le gang dello spray, quelle che fanno razzia notturna di auto e gioielli? Dunque: mentre tu giaci sotto l’effetto del crack e non ti accorgi di nulla i ladri rovistano tra i cassetti, intascano soldi, bracciali, collane e anelli. Quando alla fine, ad un certo punto ti svegli, trovi la casa a soqquadro. C’è anche la variante più soft, quella in cui sei tu stessa che apri la porta di casa. Le persone sono vestite in maniera elegante e pronunciano parole gentili del tipo: stai serena, siamo amici di amici.

Se te ne accorgi, non ti frega una beata cippamamma

Una volta ho superato due colloqui per due differenti lavori più o meno belli alla stessa maniera. Toccava solamente scegliere quale, c’è mancato poco che tirassi a sorte. Quando chiama l’ufficio del personale di uno dei due e mi convoca per l’assunzione, una voce squillante sentenzia: l’aspettiamo venerdì 13 agosto alle ore 8. Io rispondo: altroché. La voce replica: puntualità innanzitutto. Che le neo mamme lavoratrici siano più bistrattate del solito e’ risaputo. Eppure, quando di fuori c’è qualcuno di luminoso ad attenderti ogni cosa al confronto diventa vacua e superflua. I giochi non dichiarati, i miraggi e persino le pietre diaboliche non fanno inciampare.

Portare tuo figlio a vedere quella tua ex collega brutta e cattiva, come fosse un normale pomeriggio allo zoo

Hai mai avuto nella vita una collega invidiosa? Una collega non bella, asprigna, manipolatrice e pettegola che si è messa tra te e la carriera? Io mi ricordo di una davvero spregevole. Malvagia e rugosa come Baba Yaga, gelosa più di tutte e due le sorelle di Cenerentola, perfida come nemmeno Grimilde. Quando oggi ogni tanto la incontro mi pare di vedere una vecchia befana: mento aguzzo e naso ad uncino. Poi torno a casa e lo racconto a mio figlio ed ai suoi amichetti di scuola. << Vedere, Vedere!>>, mi esortano loro. Ho promesso che una volta li porto davvero a lavoro.

Fiorella Corrado

L'Autore

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