Non preoccuparti di cosa sta per fare qualcun altro.
Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo.

Alan Kay

Il vibratore e la sua storia!

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vibratoreMolto spesso, navigando in internet, ci può capitare che compaiano pubblicità di oggetti fallici non propriamente specificati. In questi banner appaiono vibratori di ogni forma, colore e misura, a volte saremmo tentati di saperne di più, ma un certo senso di pudore ci blocca. Con questo articolo ci renderemo conto di quanto poco sia diffusa la cultura dei giocattoli erotici nel nostro Paese, nonostante provenga dal nostro passato. Il vibratore è uno strumento largamente conosciuto e anche ampiamente usato che, benché si possa pensare sia un’invenzione dei nostri tempi, affonda le sue radici in tempi abbastanza lontani, addirittura esistono raffigurazioni di utilizzo di dildo nei reperti dell’antico Egitto, della Grecia e di Roma. Si tratta di un oggetto elettronico che, grazie a un motore interno, permette di raggiungere l’orgasmo, normalmente è di forma fallica, anche se oggi il mercato ne mette a disposizione le tipologie più originali, adatte a soddisfare le esigenze di tutte. Si differenzia con il dildo, nonostante la forma sia molto simile, per la mancanza di motore interno: mentre il primo è specificamente “addetto” all’orgasmo avendo al suo interno un piccolo motore che si ricarica a batterie, il quale permette che ci siano appunto vibrazioni a vari livelli ed intensità, il dildo è privo di tale meccanismo ed è più utilizzato per altre zone ad esempio l’ingresso anale, il clitoride, i testicoli…

In realtà non è facile determinare storicamente chi sia stato il primo a inventare quest’oggetto. Sembrerebbe che il primo fu usato in Francia nel 1734: il “tremoussoir”, funzionava tramite un meccanismo a molla ed era usato per trattare le pazienti affette da isteria, senza alcuna connessione dichiarata con il sesso. Successivamente George Taylor, fisico statunitense, ideò il “manipulator”, apparentemente il primo vibratore a vapore: aveva la forma di un tavolo a cui era collegata una sfera, oggetto che esercitava la stimolazione, avviata da un macchinario a vapore solitamente posizionato in una stanza adiacente. La vicenda è controversa poiché da ciò che emerge nel film “Hysteria”, fu nella Londra di fine ‘800 che il dottor Mortimer Granville diede vita al primo vibratore elettromeccanico, inizialmente usato per trattare uno dei mali in voga in quel periodo, l’isteria. I medici li adoperavano per curare le donne dall’isteria, convinti che la malattia fosse causata da un eccesso di fluidi all’interno dell’utero. La masturbazione femminile, quindi, fu teorizzata come cura per quell’insieme di disagi fisici, psicologici e psichiatrici raccolti sotto la definizione di isteria, ricondotta a forme di malfunzionamento degli organi genitali o dell’utero. Il “massaggio pelvico” veniva praticato da alcuni medici “specialisti” sulla paziente e poiché non c’era penetrazione non era associato a una pratica sessuale, nonostante l’obiettivo fosse portare la paziente al “parossismo isterico”, ossia l’orgasmo.

Nonostante tale invenzione, però, i medici continuarono a effettuare i “massaggi pelvici” manualmente ancora per decenni: una pratica lunga e stancante che, a causa dell’abbondanza dellevibratori pazienti, poteva causare dolori alle mani e ai polsi di chi eseguiva il trattamento. I materiali utilizzati all’epoca oltre ad essere abbastanza ingombranti, erano anche particolarmente costosi quindi non accessibili a tutti, per questo l’oggetto venne introdotto sul mercato e destinato per uso medico. Solo nel 1968 nasce il primo vibratore senza fili. Ben presto questo primordiale massaggiatore si diffuse sempre di più per uso ludico, ed il suo commercio dilagò al punto tale che negli Usa i vibratori risultavano addirittura il quinto “elettrodomestico” a entrare nelle case. Con gli anni Settanta quest’elemento divenne non solo strumento di piacere, ma anche emblema della rivoluzione sessuale. Fu proprio la società americana a brevettarlo e a portarlo al successo grazie anche all’avvento della pornografia cinematografica, in modo che negli anni ’90 si ebbe un vero boom, era possibile trovarli esposti nelle vetrine dei sexy shop e anche in alcune riviste femminili. Nel corso degli anni i vibratori sono stati commercializzati per scopi diversi, ma la loro associazione più o meno evidente con la sessualità e la capacità di regalare uno stato di beatitudine orgasmica è chiaramente il loro maggior successo ed elemento comune nel corso della storia.

Valentina De Maio

L'Autore

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