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Gianni Rodari

L’Onu: porre fine all’apolidia entro il 2024

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L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha lanciato ieri “I Belong”, una campagna globale finalizzata a porre fine entro 10 anni al problema dell’apolidia – un limbo legale devastante per milioni di persone al mondo a cui non è riconosciuta la cittadinanza da nessuno stato e di conseguenza non godono dei diritti umani che ne derivano. Porre fine all’apolidia sembra essere sempre più possibile grazie al recente aumento del numero di Stati che hanno aderito ai due trattati chiave delle Nazioni Unite.

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Angelina Jolie, da sempre impegnata nelle campagne dell’Onu

L’Alto Commissario per i Rifugiati Antonio Guterres, l’inviata speciale dell’UNHCR Angelina Jolie e più di 20 personalità e opinion-leaders mondiali hanno pubblicato una lettera aperta nella quale si dichiara che a 60 anni da quando le Nazioni Unite accettarono di tutelare le persone apolidi “ora è tempo di porre fine alla stessa apolidia”. Almeno 10 milioni di persone al mondo sono attualmente apolidi e ogni dieci minuti un bambino nasce apolide. Non gli è concessa una cittadinanza, gli vengono spesso negati diritti e servizi che i Paesi normalmente garantiscono ai loro cittadini.

“L’Apolidia può significare una vita senza un’istruzione, senza cure mediche o regolare impiego …una vita senza la possibilità di muoversi liberamente, senza prospettive o speranze,” continua la lettera aperta. “L’apolidia è inumana. Riteniamo sia giunto il momento di porre fine a questa ingiustizia.” Angelina Jolie è stata tra i primi a firmare la lettera aperta. “Essere apolide vuol dire che non avere un’identità legale per se e i propri figli, né passaporto, né diritto di voto e limitate o inesistenti opportunità di ricevere un’istruzione. La fine dell’apolidia significherebbe porre rimedio a queste terribili ingiustizie. Inoltre, si rafforzerebbe la società nei Paesi dove si trovano persone apolidi potendo attingere dalle loro energie e dalle loro capacità. E’ sia un dovere sia un’opportunità per i governi di tutto il mondo porre fine a questa esclusione.”

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