"Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio".

Pietro Barilla

Michael Dobbs a FQ: l’obiettivo politico? Si raggiunge con spietatezza

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“Non strappare mai un solo braccio al tuo avversario quando ne ha due a disposizione”. “Politica? Guerra? Come mi ricorda sempre la mia adorata moglie, non c’è alcuna differenza”. Frasi dure, spietate, di uno dei personaggi più noti degli ultimi tempi. Un politico? No, anzi quasi. Frank Underwood, alias Kevin Spacey, è il protagonista della serie tv statunitense “House of Cards”. Un avido democratico che per arrivare ai vertici del potere è disposto a qualsiasi compromesso, manipolazione e intrigo. Parola d’ordine: raggiungere il proprio obiettivo, a qualunque costo. Ma “House of Cards” non è solo televisione, è molto di più. È vita vera, esperienza, fantasia che spesso si fonde con la realtà.  Una realtà di chi la politica l’ha vissuta prima ancora di scriverla. È la storia di Michael Dobbs, autore del libro “House of Cards”, da cui è stata poi tratta una serie tv britannica negli anni ’90 e il successivo rifacimento americano. Lo scrittore, nato come politico del partito Conservatore britannico,  deve forse la sua fortuna a una litigata con Margaret Thatcher. Proprio dopo questo fatto decise infatti di prendersi una vacanza dalla quale partorì l’idea che gli avrebbe poi cambiato la vita. Il filo conduttore della sua carriera è però rimasto sempre lo stesso: la politica.  E proprio di politica, quella reale però, di corruzione e dei possibili risvolti futuri che potrebbero aprirsi in Europa e negli Stati Uniti, Michael Dobbs ne ha parlato con FUTURO QUOTIDIANO, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta ieri a alla libreria Fandango di Roma, unica tappa italiana, per la presentazione di “House of Cars 2”, per Fazi editore. Un’intervista che si conclude con un monito al nostro premier Renzi: “abbia la spietatezza di voler raggiungere i propri scopi. Solo così si può arrivare in cima”.

Qual è secondo lei il futuro politico dei due paesi in cui sono state ambientate le serie tv “House of Cards”, Inghilterra e Usa?

Michael Dobbs

Michael Dobbs

Sicuramente c’è un problema di istituzioni in questo momento negli Stati Uniti perché è diventato molto difficile portare a compimento qualcosa. La macchina politica non riesce a concludere i propri obiettivi e questo è anche un po’ il riflesso dell’era Bush, che invece di cose ne ha fatte forse fin troppe. È stato un politico molto attivo e anche per questo, di riflesso, la percezione della crisi si è realizzata o accentuata.  È anche vero però che gli Stati Uniti sono un paese straordinario, uno dei pochi luoghi in cui la maggior parte di noi, stimolati dalla propaganda “Yes we can”, vorrebbe vivere.

E per quanto riguarda la Gran Bretagna?

L’Inghilterra sta vivendo un momento difficile. La gente è delusa, c’è molto malcontento. Esiste anche qui un problema legato alle istituzioni . E’  difficile capire esattamente chi sta governando perché ci sono troppi governi: quello di Westminster, le assemblee scozzesi, gallesi, quella dell’Irlanda e poi c’è il Parlamento  e la Commissione europea. Tutte sedi deliberative in conflitto che creano di conseguenza un clima confuso. Quando ci sarà un referendum sull’Europa non è affatto scontato il risultato cui potrebbe giungere questo territorio. Credo allora che l’Europa debba impegnarsi a riformarsi perché a queste condizioni è molto probabile che il popolo britannico si distacchi.

C’è secondo lei un nuovo o una nuova Thatcher in Inghilterra e una nuova figura americana che possa prendere il posto Barack Obama? Due figure forti insomma in grado di mettere un po’ d’ordine in questo generale clima di confusione politica?

Per quanto riguarda gli Usa, Obama ha problemi di leadership e ha perso la capacità di creare un senso di prospettive e aspettative future negli elettori. A volte abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi chi siamo e da dove proveniamo. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, non c’è bisogno delle politiche della Thatcher nel quadro politico attuale. E’ stata però una donna che aveva molto chiaro l’obiettivo finale da perseguire. È stato un percorso lungo e non sempre facile ma è proprio di questa qualità politica che oggi si avrebbe bisogno.

E se dovessimo fare dei nomi?

"House of Cards" michael dobbsE’ difficile fare nomi. Anche in passato abbiamo avuto uomini che sono stati straordinari vice ma che poi arrivati a occupare una posizione di leader si sono rivelati un fiasco o comunque non hanno avuto quel successo su cui si puntava. E’ molto difficile intercettare una personalità, sicuramente ci sono però degli ingredienti, un gioco favorevole delle circostanze; senza queste variabili è difficile arrivare a una riuscita. Juncker ha detto ad esempio: “tutti sappiamo cosa c’è da fare ma  non sappiamo in che modo farlo e come arrivare a essere rieletti”. Per quanto mi riguarda quella non è leadership e non lo porterà mai a una rielezione. Bisogna riuscire a farsi accompagnare dalle persone nel percorso politico, non aggirarle.

Secondo lei, è più corrotta la politica attuale o quella degli inizi del suo romanzo, alla fine degli anni ’80?

La concezione stessa di corruzione è cambiata, sono cambiate le regole. A mio avviso però c’è meno corruzione. Possiamo dire che quella attuale è però una corruzione molto più esposta, soprattutto per la presenza dei media. Questa attenzione maggiore ha cambiato la nostra percezione del fenomeno anche se a mio parere si è molto ridimensionata.

Concludendo con l’Italia, che percezione ha del nostro premier Matteo Renzi? Come la sua azione potrebbe diventare maggiormente efficace?

A me piace Matteo Renzi. Quello che posso dire e che gli posso consigliare è che la verità politica non è tutto, c’è molto di più. Un politico non deve essere amato ma rispettato. Per fare ciò è importante avere chiaro il proprio obiettivo, come lo era per Margaret Thatcher. Si deve avere la spietatezza di voler raggiungere i propri scopi. Solo così si può arrivare in cima.

Sara Pizzei

 

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