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Alan Kay

50 sfumature di Grexit

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grexitIl Debito di 320 miliardi di euro dovuti dalla Grecia all’Europa ha una ricaduta sul Popolo greco e non è indolore. Restare nell’euro con una insolvenza di questa portata comporta sacrifici, un cambiamento di mentalità, riforme sul mercato del lavoro, sulle pensioni, sulla tassazione. Gli Usa premono per un taglio del debito di Atene , Tsipras chiede aiuti e promette riforme ma Berlino è pessimista. La Grecia non era in questa situazione all’inizio della crisi, ma il Paese è abituato a sopportare depressioni finanziarie e siamo certi che si saprà difendere e saprà reagire a questa condizione di particolare emergenza. Dall’inizio della crisi economica mondiale che non è iniziata nel 2008 ma nel 2000-2001 negli Stati Uniti con la crisi dei subprime, quando il governatore della Banca Centrale Americana Alan Greenspan cercò di risolvere la crisi di liquidità borsistica e dell’high tech abbassando il tasso di interesse per ben dodici volte favorendo il boom dei prestiti ipotecari, l’utilizzo di strumenti finanziari come le carte di credito, l’assicurazione obbligatoria o i mercati dei bonds municipali, la crisi da economica si è trasformata in finanziaria. La conseguenza più diretta di queste manovre è stata la sottocapitalizzazione della struttura bancaria americana. Le banche hanno dovuto riportare in parte la perdite all’interno dei propri bilanci e un intervento massiccio della Federal Reserve e del Tesoro americano hanno evitato il fallimento endemico delle banche americane europee e di tutte quelle che avevano acquistato i titoli tossici americani. Ben Bernanke ha seguito la stessa politica pur trovandosi in una situazione molto più difficile della precedente e l’apparato finanziario e bancario che sarebbero dovuti essere i settori trainanti della nuova economia americana hanno mostrato tutta la loro fragilità. Gli Stati Uniti sono in termini assoluti i più grandi debitori del mondo con un debito pubblico nel 2013 di 17 trilioni di dollari pari al debito di tutti i paesi europei messi insieme, e al soccorso dei quali si sono presentati soggetti economici come la Cina, il Giappone, l’Europa acquistando anche i toxic waste nascosti nei bilanci di molte istituzioni bancarie, assicurative, industriali che ammontavano a circa 10 trilioni di dollari e che nel tempo si sono decuplicati.

Dobbiamo riflettere sulla mobilità geopolitica delle influenze?

Quattro sono le zone economiche e geopolitiche interessate alla ridefinizione del potere economico: Stati Uniti, UE, Giappone, Cina. Ciascuna ha una valuta che esprime la propria sovranità monetaria e la propria forza economica, le variazioni dei reciproci tassi di cambio esprimono lo stato dei rapporti di forza. Russia, Brasile, India, sono considerate economie piccole per poter incidere sugli andamenti finanziari globali, ma comunque le sanzioni applicate dall’Europa e dalla Nato alla Russia le hanno creato un grande disagio finanziario visto che si tratta di una economia fondata sull’export di materie prime. Il listino di Shanghai è cresciuto negli ultimi 12 mesi del 150% ma da giugno ha iniziato la sua discesa verticale ed ha perso ad oggi più del 30% del proprio portafoglio titoli a causa della bolla speculativa; il debito pubblico dell’Italia aumenta con l’aumentare dello spread, la vulnerabilità dell’euro produce turbolenza che può incidere sui tassi di interesse e quindi sui costi del nostro debito pubblico e il default della Grecia che appare un piccolo affare solo Europeo potrebbe innestare nei mercati una sfiducia sulla nostra moneta e creare una voragine a catena. E’ noto che la Deutsche Bank ha una esposizione ai derivati di 54.7 trilioni di euro, pari 20 volte il Pil tedesco e 5.7 volte il Pil dell’ intera Europa? Ma non è tutto, questa esorbitante cifra, per effetto di una abile manovra contabile si è trasformata in una esposizione di soli 21.2 miliardi. A copertura di questi 55 trilioni di euro ci sono soltanto 522 miliardi di depositi. La conclusione? Questa forte esposizione di derivati è la principale ragione per cui la Germania negli ultimi cinque anni ha urlato ed insultato i Paesi europei più deboli al fine di assicurarsi che non ci fosse un effetto domino nelle banche europee che avrebbe fatto scoprire la catena di collaterali nella pancia di Db e la loro conversione da lordo al netto. Bene ha fatto Angela Merkel a difendere il suo popolo, la sua nazione, da eventuali cadute pur avendo coscienza che la salvezza di uno a volte nasconde la distruzione di altri. La verità è che soltanto i grandi colossi bancari non possono fallire, perché, se così fosse, sarebbero messi a repentaglio il sistema e l’economia mondiale e i danni diretti e collaterali sarebbero incalcolabili ed è vero anche che se da una parte qualcuno perde dall’altra c’è qualcuno che ci guadagna, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

E la Grecia che non paga 1.5 miliardi di Euro deve fallire?

D’Alema ha detto e questa volta ha ragione: “con i 250 miliardi di aiuti che l’Europa ha dato alla Grecia negli ultimi anni non paghiamo le pensioni ai greci. Il 90% di questi soldi la Grecia non li grexitvede affatto, ritornano direttamente alle banche tedesche per coprire gli interessi sul debito dei titoli che la Germania e la Francia hanno acquistato al tasso di interesse del 15%. Enormi risorse si trasferiscono da un Paese povero, la Grecia, per avvantaggiare l’economia di un Paese ricco, la Germania e la sua coda la Francia. E quando la Grecia non è più in grado di pagare arrivano gli aiuti europei, che pagano tutti i Paesi europei inclusa l’Italia. Questo processo rischia di innestare forti nazionalismi invece di agevolare la costruzione di una Europa Forte Unita e Solidale. Molto pericolosamente sembra si stia delineando una Unione del Nord Europa a scapito dell’Europa del Sud che paga da sola lo scotto dell’immigrazione. La piaga del terrorismo è una realtà che dovremmo combattere insieme, e senza un progetto europeo fondato su una minore contabilità della serva, più economia, meno finanza speculativa e maggiori investimenti si allontana sempre di più il sogno dei Padri Fondatori di una Europa Unita, Forte e Solidale. Per realizzare l’utopia geopolitica di avere un mondo che non ha bisogno di muri perché non ha limiti, dovremmo rifare il mondo daccapo.

(1) Fonte: Una nuova crisi s’avanza. Lo strano rimpatrio dell’oro tedesco – FUTURO QUOTIDIANO

Simona Agostini

L'Autore

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