La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta.

Abraham Lincoln

Il Paese delle meraviglie

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meraviglieIl bello di certi ricordi è che sono indelebili. La tua prima scuola, la casa dell’amica d’infanzia, la discoteca di una adolescenza lontana. <<Guarda amore, li è dove mamma ha festeggiato i suoi 18 anni>>, ho detto a mio figlio guardando lo chalet sulla spiaggia mentre passeggiavamo sul lungomare di Bacoli. C’era un sole splendente ed il cielo era colorato di un celeste pastello. Stavo continuando a parlare, poi lui si è messo a correre verso la spiaggia, così non ho avuto tempo nemmeno di abbandonarmi ai pensieri. Sono sfrecciata oltrepassando il locale e mentre cercavo vanamente di effettuare un sorpasso ho pensato che era un posto piccino, in realtà lo ricordavo parecchio più grande, e mi sono chiesta come avessi fatto a festeggiare li dentro accompagnata da oltre cento persone.

Più tardi abbiamo percorso la strada che ci riportava a casa dei nonni. Siamo passati dinanzi al liceo, abbiamo proseguito oltre il palazzo di un mio primissimo amore, alla fine ci siamo trovati davanti il parco giochi con le altalene e gli scivoli, un po’ più sbiaditi di un tempo, ma intatti. Mi sono sentita un po’ buffa. Un po’ come Alice dopo aver mangiato i biscotti, quando diventa così grande da arrivare a toccare il soffitto. Ho visto tutto incredibilmente più piccolo. Ho attraversato il lungo stradone, ero quasi più alta degli alberi e il semaforo sembrava un pezzo dei giocattoli Lego.

Prima di sera siamo andati alla festa di un suo amichetto. C’erano grandi palloni celesti, enormi pupazzi, la musica ed ogni sorta di gioco. I bambini erano divisi per squadre ed io mio sono messa un po’ distante, a guardare. C’era da tirare palline alla squadra avversaria, vinceva chi ne lanciava di più. Nell’enfasi della battaglia qualcuno è caduto, i più piccini sono tornati tra le braccia di mamma. Ce la farà? Troverà più amici o avversari? Resterà impavido così come è adesso? L’ho chiamato, ho sperato che mi raggiungesse all’istante, alla fine ha voluto che gli prendessi un pallone, uno di quelli col filo da legare alla mano. Prima di andare abbiamo cantato tanti auguri a Mario, poi il palloncino è volato in alto e si è fermato al soffitto. Ho fatto un saltello. Mi è parso alto, altissimo, troppo più in alto di me, come tutta la vita davanti.

Fiorella Corrado

L'Autore

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